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L'eurodeputato Andrea Cozzolino: "Con il fondo SURE siamo sulla strada giusta"

Antonio Casaccio
Antonio CasaccioRedazione Informare
5 maggio 20205 min di lettura

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L'eurodeputato Andrea Cozzolino: "Con il fondo SURE siamo sulla strada giusta"

Per sviscerare ancor più approfonditamente le proposte messe in campo dall’UE per fronteggiare la crisi da coronavirus, abbiamo dato uno sguardo all’area progressista del Parlamento europeo, per comprendere il loro giudizio su misure che segneranno il nostro futuro, come il Recovery Fund o il SURE. A parlarci di questi strumenti è Andrea Cozzolino, deputato europeo del Partito Democratico all’interno Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici, e personaggio politico ben noto in Campania.

On. Cozzolino, il Recovery Fund sarà con tutta probabilità uno strumento fondamentale per affrontare l’emergenza economica scaturita dal coronavirus. Di che misura stiamo parlando e quali saranno i vantaggi per i Paesi fortemente colpiti come l’Italia?

In merito al Recovery Fund, come Parlamento europeo, immaginiamo una manovra che mobilita circa un migliaio di miliardi, così come ci viene indicato anche dalla Bce. Questa è la cifra che occorrerà mettere in campo per affrontare il post-lockdown, il quale ha spento inevitabilmente i motori della nostra crescita economica. Non devono essere risorse a prestito che quindi fanno leva su un ulteriore indebitamento dei Paesi, ma devono essere il frutto, attraverso il bilancio comunitario, di un’emissione di titoli di debito pubblico europeo, su cui vi può essere un contributo degli Stati nel pagamento degli eventuali interessi che dovremmo contrarre con il mercato finanziario. Risorse vere e cospicue che aiuteranno i Paesi ad immettere centinaia di miliardi nell’economia reale per riaccendere i motori della crescita e dello sviluppo.

SURE (acronimo di Support to mitigate unemployment risks in emergency) è la principale proposta avanzata dalla Commissione europea per rispondere alla massiccia crisi occupazionale post-virus. Come giudica questo strumento e basterà un supporto di circa 100 miliardi per aiutare i cittadini che hanno perso il lavoro?

Da anni cerchiamo di mettere in piedi un fondo che possa essere utilizzato dagli Stati come garanzia per sostenere casi transitori di crisi occupazionali o per sostenere la disoccupazione per preparare la forza lavoro a nuove opportunità. È la prima volta che si istituisce un fondo di questa portata ed è evidente che le risorse che si mettono a disposizione non sono sufficienti per coprire il fabbisogno che abbiamo già e che è nell’ordine di decine di milioni di ore di cassa integrazione, per intere settimane e mesi. Valuto positivamente il SURE e sarà davvero importante destinare a questo strumento maggiori risorse per far fronte ad un’emergenza che è molto più strutturale di quanto possa sembrare.

Ogni crisi porta con sé un aumento di coloro che vengono definiti “nuovi poveri”. Questa volta a poter essere etichettati in questa categoria sono i lavoratori autonomi e indipendenti. Quale scenario prevede in merito alla formazione di nuova povertà?

Tutti i dati ci dicono che soprattutto le persone che erano impegnate nell’economia informale o in quella più nera, per così dire, e i lavoratori autonomi, potranno essere soggetti a nuove forme di povertà e di esclusione dopo la crisi sanitaria del coronavirus. È a questa fascia di cittadini che noi dobbiamo riferirci attraverso le politiche pubbliche. Occorrerà mettere mano ad una misura straordinaria che intercorra durante il periodo dell’emergenza per dare a questi cittadini un’opportunità per il post-crisi. Va ridotto il carico dell’economia informale, sostenendo molto il lavoro autonomo. Si calcola che potranno essere 5-6 milioni di persone che potrebbero entrare in una situazione del genere. Io penso che in questo senso dovremmo pensare al Reddito di cittadinanza con funzioni allargate, sostenendo queste fasce con un “Reddito di sicurezza o emergenza” per evitare che entrino in un cuneo di povertà molto serio.

In Italia il dibattito si è fortemente focalizzato sull’utilizzo del Mes. Il PD sembra in questo momento rivalutare alcune sue positività. Ma quali sono i punti su cui l’Italia deve negoziare per un utilizzo favorevole e senza rischi dell’accesso al prestito dal Fondo salva stati?

Lo strumento che stiamo discutendo è di tutt’altra natura rispetto al Mes originario. Parliamo di uno strumento che consente di utilizzare risorse che abbiamo a disposizione in questo fondo, pari al 2% del Pil dei singoli Paesi (per l’Italia circa 37 miliardi) senza alcuna condizione, se non quella di coprire i costi dell’emergenza sanitaria, dal pagamento degli straordinari agli operatori sanitari alla strumentazione necessaria anche per affrontare la convivenza con il virus. Insomma: totalmente differente dal vecchio Fondo salva Stati, possiamo quindi comprendere come il dibattito politico italiano sul Mes si allontani parecchio dalla realtà.

Anche in questa pandemia si è avvertita la forte spaccatura tra i Paesi del Nord e quelli del Sud, un dibattito che ha molto infastidito i cittadini italiani. Crede che questa divisione possa essere un serio rischio per l’Europa? Soprattutto considerando la presenza e il rafforzamento di determinati movimenti anti-europeisti.

L’Europa non passerà indenne questa crisi; o l’Europa scopre il vero valore dello stare insieme oppure darà spazio a forze che vorranno distruggere questo progetto. Dal punto di vista delle Istituzioni comunitarie si è fatto tanto in quest’ultimo periodo: ci siamo liberati del vincolo del patto di stabilità, abbiamo dato vita al SURE, che era un tabù per la politica europea, abbiamo rotto la rigidità sui regimi di aiuto, abbiamo semplificato notevolmente l’utilizzo delle risorse comunitarie che è una cosa fondamentale per l’Italia, dato che abbiamo ancora una quantità di risorse non spese e che potremmo utilizzare per l’emergenza sanitaria senza vincoli burocratici e condizioni programmatiche che i fondi strutturali impongono. Dunque, l’Europa comunitaria sta facendo molto. Noi abbiamo uno scontro nell’Europa dei capi di Stato e di governo, dobbiamo sempre più distinguere le Istituzioni: noi lavoriamo per una soluzione sempre solidale, ma dobbiamo comprendere che i leader dei vari Paesi hanno il peso dell’opinione pubblica da rappresentare e difendere, ed è proprio in questo scenario che vanno fatti dei passi in avanti.

di Antonio Casaccio
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°205
MAGGIO 2020

Tags
  • #Andrea Cozzolino
  • #SURE
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