
Roma, 16 giugno 2026. «I raid delle forze armate israeliane nel sud del Libano non si fermano e hanno già colpito decine di obiettivi in una porzione di territorio dove si concentrano le maggiori infrastrutture idriche del paese. Quando in una guerra le reti e le falde diventano un bersaglio, o peggio un obiettivo da occupare, non si colpisce un esercito: si condanna una popolazione civile a morire di sete», dichiara Sergio Costa, Vicepresidente della Camera dei Deputati.
«Il Comitato internazionale della Croce Rossa, che opera sul terreno, denuncia la distruzione delle condizioni vitali necessarie perché in Libano si possa tornare a vivere con dignità. Reti vecchie e già fragili, falde a rischio contaminazione, popolazione sfollata e ammassata in pochi luoghi con una domanda d’acqua che cresce: è il quadro che porta dritto al collasso del sistema idrico e al ritorno di epidemie, dal colera in giù. L’acqua trasformata in arma è una violazione del diritto umanitario, non un danno collaterale», prosegue Costa.
«Domani è la giornata contro la desertificazione, che non sia un rito stanco e solo celebrativo delle buone intenzioni. Il governo Meloni non può continuare a osservare in silenzio, perché il silenzio di fronte a tutto questo equivale a complicità. Chiediamo che l’Italia porti con forza in ogni sede multilaterale, a partire dalle Nazioni Unite, la richiesta di protezione delle infrastrutture civili e di accesso garantito all’acqua per la popolazione libanese. La nostra Costituzione ripudia la guerra: tradurre quel principio in azione diplomatica concreta è una responsabilità a cui questo governo non può sottrarsi», conclude Costa.
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