
Il clima nel vesuviano negli ultimi mesi è tutt’altro che tranquillo, soprattutto a Pomigliano. Grazie al lavoro congiunto della nuova amministrazione comunale e del comando dei vigili, capitanato dal Comandante Luigi Maiello, i cittadini stanno riscoprendo un nemico che sembrava ormai sopito da tempo, la camorra.
Un operato diretto, concreto e mirato, che ha contribuito al sequestro di diverse attività, nonché di numerosi complessi edilizi. Un duro e mal digerito colpo per le casse dei clan locali, come testimoniato dalle lettere minatorie recapitate poco dopo al Sindaco e al Comandante stesso. Abbiamo avuto modo a tal proposito di intervistare quest’ultimo ed ottenere una panoramica completa e chiara su ciò che realmente sta accadendo in quel di Pomigliano d’Arco.
«Non più di quanto non si respiri negli altri Comuni. Va detto per sincerità che ci sono interessi mai sopiti di una organizzazione criminale ben radicata, che è diventata sistema, con settori che vanno attenzionati bene (edilizia e trasporti funebri), dove si investe poco, si guadagna tanto e si ricicla pure.
C’è un clan storico, e poi ci sono questi nuovi clan. La situazione purtroppo è molto simile a ciò che troviamo negli altri Comuni dell’area nolana e vesuviana. Purtroppo dire che non c’è la camorra sul nostro territorio è un’affermazione molto grave oltre che stupida».
«A me e al sindaco sono pervenute diverse lettere minatorie, ma nello specifico è stato anche avviato un dossieraggio nei miei confronti. Questo tipo di attività è molto evoluta e raffinata, dove partecipa proprio la criminalità organizzata, con una camorra che ha precisi interessi ed è sostenuta dai colletti bianchi.
Si muovono in quell’area grigia costituita da politici, ex amministratori che devono difendersi a tutti i costi e imprenditori che cercano modalità per fare soldi facili. Purtroppo ci sono abituato, è la parte più scocciante e fastidiosa, ma fa parte del mio lavoro.
Sono situazioni che si ripetono ciclicamente sotto forme diverse, avendo lavorato sempre in grandi Comuni».
«Lui conosce la mia storia, sa che sono stato coinvolto contro questo clan, precisamente ho testimoniato poco tempo fa contro Antonio Moccia, arrestato poi per un’altra inchiesta. Morra ha tentato di spiegare che a Pomigliano non c’è solo il clan Moccia, ma c’è anche del buono».
«Mi sento sostenuto dalla cittadinanza, dai cittadini semplici, da chi non ha interessi e dalle persone per bene. Ogni tanto qualcuno mi ferma e mi esorta a proseguire il nostro operato, ma c’è da dire che noi stiamo facendo semplicemente la nostra attività ordinaria.
La Giunta fa il suo, ma questa è un’attività di polizia giudiziaria e la legge ci obbliga a rimanere distanti dalla parte politica, perché quando operiamo nelle nostre funzioni, l’unico interlocutore ammesso è l’autorità giudiziaria.
C’è da dire che con l’amministrazione e in particolare con il Sindaco, c’è un ottimo rapporto di collaborazione, al di là delle inchieste, che sono solo una piccola parte del nostro operato».
di Simone Cerciello
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