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Luigi Ferraiuolo, giornalista di Avvenire: «Usura in crescita esponenziale»

Antonio Casaccio
Antonio CasaccioRedazione Informare
6 agosto 20204 min di lettura

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Luigi Ferraiuolo, giornalista di Avvenire: «Usura in crescita esponenziale»

I nostri lettori sanno bene il nostro grado di attenzione al tema dell’usura, a cui abbiamo dedicato la nostra copertina del mese di giugno. Riteniamo importante riportare le inchieste e dare sostegno ai validi giornalisti che, nel nostro territorio, denunciano un aumento del fenomeno dell’usura. “L’Italia degli usurai. Figli dati in pegno per pagare i debiti: l’ultima vergogna”, è questo il titolo apparso sul quotidiano Avvenire a firma di Luigi Ferraiuolo, brillante giornalista al quale il Presidente della Camera di Commercio di Terra di Lavoro, Domenico De Simone, lascia dichiarazioni che pesano sull’ultima “diabolica innovazione” (come afferma il De Simone): “Se ci sono figli o figlie in età da lavoro, legalmente, maggiorenni o minorenni, lo strozzino chiede al padre di impiegarli in un’azienda a lui vicina, ma non riconducibile alla sua persona.

E in questo modo si paga il debito, se tutto va bene. Non oso immaginare altro”. Abbiamo parlato con Luigi di questo e del suo libro “Don Peppe Diana e la caduta di Gomorra”.

Luigi, che idea ti sei fatto sull’usura post covid nei nostri territori?

«L’usura è diventato un grande problema, particolarmente nel periodo post covid. Non possiamo fare stime, ma probabilmente il fenomeno è raddoppiato se non triplicato, in particolare nella nostra provincia. Ci sono “prestiti” di mille/duemila euro, che per i criminali diventano la strada per entrare nelle famiglie, oppure somme più consistenti per aziende che erano in difficoltà e che non potevano rivolgersi a canali statuali, come le banche.
Queste ultime hanno solo peggiorato la situazione, nessuno ha messo in pratica agevolazioni con le garanzie messe in campo dal Governo, ma hanno trovato vari espedienti, ad esempio: nei confronti di un cliente che sui suoi conti già godeva di ampia liquidità, le banche hanno fatto fidi bancari pari all’intero importo del budget di 25mila euro che l’istituto bancario avrebbe dovuto erogare.
In questo modo le banche hanno impegnato i loro soldi, ma senza aiutare le persone che ne avevano realmente bisogno; soprattutto nelle nostre zone (area casertana N.d.r) pochissimi hanno usufruito del prestito garantito dallo Stato.
Poi dobbiamo pensare a tutti quei lavoratori a nero che possono essersi rivolti a criminali che gli garantivano un aiuto economico. Il fenomeno dell’usura è cresciuto senza alcun dubbio».

Cos’hai pensato quando il presidente De Simone ti ha rivelato dei figli dati in pegno per pagare gli usurai?

«Da un punto di vista formale è tutto legale, ma nella pratica sono fenomeni che se degenerano diventano dannosissimi. La prima reazione è stata di rabbia, ho scritto immediatamente ciò che mi era stato riferito da questa fonte assolutamente autorevole nel campo economico».

In questa lotta per la legalità qual è il ruolo dei giornalisti?

«I giornalisti dovrebbero fare il loro mestiere.Il quadro nel casertano è tra i peggiori d’Italia: nella nostra provincia si sono verificati casi di pessimo giornalismo. Io sono un normale redattore che ha raccontato una storia che doveva essere pubblicata, non mi sento di essere giudice o maestro.
Ciò che sento di dire è che i giornalisti devono semplicemente fare davvero il loro mestiere, in più tengo a ribadire che i giornali vanno comprati in edicola. I giornalisti in provincia di Caserta, e in Italia generalmente, guadagnano sempre meno e ciò significa perdere un pezzo di dignità e se non hai dignità non hai la schiena dritta e per il giornalismo questo probabilmente vale ancora di più se pensiamo all’importanza dell’informazione».

Cosa racconta il tuo libro “Don Peppe Diana e la caduta di Gomorra”?

«Il libro racconta la caduta di Gomorra innescata dal martirio di Don Giuseppe Diana, il 19 marzo 1994, dal contesto sociale in cui maturò il suo omicidio – in quegli anni una piccola parte del Casertano era come l’Iraq durante la guerra all’Isis, realtà di cui ancora il nostro Paese non si rende conto – alla rivolta culturale e umana di una piccola fetta di resistenti che hanno creato un mondo diverso con cooperative sociali di ragazzi disabili o disagiati o ex detenuti, che sono diventate ristoranti o vere e proprie imprese.
Un impegno che dopo venticinque anni comincia a diventare evidente e che si oppone al ritorno concreto della camorra, non solo nel Casertano ma nel resto d’Italia.
Perché se i Casalesi, il più violento e potente clan di camorra mai esistito, sono stati sconfitti militarmente, il loro tesoro economico e il mondo dei colletti bianchi collegato non è mai stato scoperto, ma chi fa fruttare per il bene i loro patrimoni toglie le radici al ritorno del male».

di Antonio Casaccio
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°208
AGOSTO 2020

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  • #intervista
  • #legalità
  • #libri
  • #luigi ferraiuolo
  • #usura
Antonio Casaccio
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