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"L’utilizzo degli archivi fotografici nella pratica artistica": l'incontro con Yvonne De Rosa alla Federico II

Redazione Informare
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3 dicembre 20216 min di lettura

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"L’utilizzo degli archivi fotografici nella pratica artistica": l'incontro con Yvonne De Rosa alla Federico II

Napoli si tinge d’arte e cultura, ancora una volta, e lo fa all’insegna della fotografia, immagine che trae dal mondo ogni sua forma. L’appuntamento, tenutosi presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, sede via Marina 33, è stato guidato dall’artista Yvonne De Rosa che come una sirena, sul borgo napoletano, ha col dolce suo canto accompagnatoci lungo le vie dell’arte. Come istantanee che restano, attimi cristallizzati nel tempo e poi nella storia: indelebili, un passato che ogni giorno torna nella nostra vita come uno sbiadito ricordo; il tema dell’incontro è “L’utilizzo degli archivi fotografici nella pratica artistica“.

L’incontro si apre con la presentazione della Prof.ssa Francesca Marone, insegnante presso la Cattedra di Educazione all’Immagine e con la partecipazione del professore Vincenzo Rusciano, professore di Scultura presso l’Accademia delle Belle Arti. Silenzio. Parola ad Yvonne: artista, fotografa, imprenditrice culturale nonché ideatrice della splendida iniziativa dei Magazzini Fotografici nel cuore pulsante di Napoli. Una presentazione, un flusso di coscienza fra immagini e descrizioni sulla sua arte e sul suo modo di lavorare.

Per prima vi era la fotografia, il suo strumento per conoscere il mondo, il suo linguaggio e ciò che la connette alle cose e, quindi, per conoscere sé stessa. La fotografia è dunque strumento storico, per immortalare un momento e renderlo per sempre; la fotografia è quindi memoria di tutti. «La fotografia è il mezzo per spiegare l’uomo all’uomo» ci dice Yvonne citando il fotografo Edward Steichen, sostenendo il pensiero di fotografia come vera e propria espressione artistica e non più come mera rappresentazione della realtà. Nasce così una nuova esigenza, non più necessità di fare uno scatto proprio ma dare un proprio apporto, mettere un po’ di sé anche in scatti altrui. È necessario allora non riprodurre più la realtà delle cose, bensì la propria sensazione. Un correlativo oggettivo. Ed è qui che mette allora le radici la sua ricerca fotografica, ricerca che si fonda sul recupero e riutilizzo di tutto. Si recuperano vecchie storie, vecchie foto di persone normali che hanno, a modo loro, scritto la storia: foto di famiglia, corrispondenze fra innamorati, vecchi ricordi e vecchi scorci di una realtà che appartiene al passato ma che grazie alla fotografia non morirà mai.
Durante l’incontro Yvonne de Rosa è riuscita a far immergere il suo pubblico in una dimensione sospesa tra spazio e tempo. Ha proiettato un succedersi di immagini emblematiche, per iniziare, dal significato forte reso con il bianco e nero che fossero in grado di rendere giustizia a quei sentimenti di amore e morte che aleggiano in tutte le lettere proposte nel progetto. Proprio su questo binomio così complesso Yvonne ha costruito la raccolta “Corrispondenze”. Ha impiegato circa tre anni per rimettere insieme i più piccoli pezzetti di quell’unico progetto che sembrava essersi sminuzzato qui e lì nei mercatini dell’usato che senza saperlo, lo hanno tenuto in vita. Tutte quelle foto sono il prodotto di un’indagine storica, una storia d’amore senza tempo rispolverata in chiave artistica. Corrispondenze è il risultato di una simultanea indagine di poli professionali, con l’aiuto di una psicologa che aiutasse a decifrarne le reali intenzioni che hanno dato vita a quelle lettere, ed una grafologa che permettesse di ricondurle tutte ad un unico destinatario.

Se osservate nel profondo di ogni parola trascritta, le lettere di Francesco alla sua Ida celano la profonda ossessione che Francesco nutriva nei confronti della sua amata, travestita però da amore e devozione smisurata. L’immersione profonda nelle sue parole ha portato alla luce una difficoltà di comunicare da parte del mittente e un assoluto rifiuto nell’ascoltare ciò che l’altro ha da dire.

Non possiamo non tenere conto che Corrispondenze sia il frutto di un’elaborazione soggettiva da parte dell’artista che non ha potuto fare a meno di mescolarsi con il progetto, avendo in prima persona anche lavorato in una struttura adibita alle malattie mentali. Yvonne non è mai direttamente entrata in contatto con i singoli pazienti di quella struttura, ha però sentito l’esigenza di ricostruirne ugualmente le vite riattraversando gli stessi corridoi che hanno visto decine e decine di pazienti, quando la struttura, ormai in uno stato di semi abbandono, non accoglieva più nessuno.

Le foto scattate, volute dalla stessa Yvonne, con colori accesi che entrassero in contrasto con la forza emotiva di cui erano cariche, hanno preso parte nella sua raccolta Crazy Good. Immagini che rimandano ad una tristezza che aleggia in ogni singolo dettaglio da lei colto e volutamente rappresentato.

‘’In un mondo che avanza così velocemente, la fotografia è un modo per fermare ciò che viene vissuto eternamente, restituendogli la dignità che merita’’, queste le parole di Yvonne che permettono di entrare nel vivo dei suoi progetti e nel suo lavoro che colpiscono e fanno riflettere, e a questo proposito abbiamo voluto porle alcune domande.

Yvonne, il tuo lavoro è quello di conservare e rendere giustizia a pezzi di storia, di mondo, di vite. In che modo pensi ognuno di noi possa conservare sé stesso, superando le barriere di spazio e tempo e oltrepassando la velocità effimera del nostro tempo?

«Mostrando l’importanza della fotografia, mostrando quello che si cela al di là dell’apparenza di ciò che si vede. Le foto della raccolta CRAZY GOD sono immagini forti, che ritraggono una realtà altrettanto forte, e la mia intenzione era esattamente quella di suscitare l’emozione senza bisogno di accompagnarla con parole. Il mio intento è quello di avvicinare lo spettatore quanto più possibile vicino a questa forma d’arte».

Yvonne cosa significa per te la fotografia?

«Per me la fotografia è tutto. È il mio modo di conservare la vita che vivo, che ho vissuto, tutti i miei ricordi. Mi aiuta ad interpretare il mondo e a capirlo, in maniera del tutto soggettiva. Difficile pensarmi slegata dalla mia macchina fotografica».

La profondità dei temi affrontati dall’artista, la capacità di trasmettere l’importanza dello studio del passato, il contributo di tutte le professionalità applicate al progetto, sono sensazioni che impattano immediatamente su chi ha avuto la fortuna di osservare così da vicino il lavoro di Yvonne de Rosa. Il carisma e la passione che trasmette all’ascoltatore arricchiscono tutto il progetto di contenuto lasciando il fortunato estasiato dall’innovazione che straordinariamente proviene proprio dal passato».

di Maria Chiara Giannattasio e Gennaro Alvino

 

 

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  • #archivi fotografici
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