
Napoli si tinge d’arte e cultura, ancora una volta, e lo fa all’insegna della fotografia, immagine che trae dal mondo ogni sua forma. L’appuntamento, tenutosi presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, sede via Marina 33, è stato guidato dall’artista Yvonne De Rosa che come una sirena, sul borgo napoletano, ha col dolce suo canto accompagnatoci lungo le vie dell’arte. Come istantanee che restano, attimi cristallizzati nel tempo e poi nella storia: indelebili, un passato che ogni giorno torna nella nostra vita come uno sbiadito ricordo; il tema dell’incontro è “L’utilizzo degli archivi fotografici nella pratica artistica“.
L’incontro si apre con la presentazione della Prof.ssa Francesca Marone, insegnante presso la Cattedra di Educazione all’Immagine e con la partecipazione del professore Vincenzo Rusciano, professore di Scultura presso l’Accademia delle Belle Arti. Silenzio. Parola ad Yvonne: artista, fotografa, imprenditrice culturale nonché ideatrice della splendida iniziativa dei Magazzini Fotografici nel cuore pulsante di Napoli. Una presentazione, un flusso di coscienza fra immagini e descrizioni sulla sua arte e sul suo modo di lavorare.
Se osservate nel profondo di ogni parola trascritta, le lettere di Francesco alla sua Ida celano la profonda ossessione che Francesco nutriva nei confronti della sua amata, travestita però da amore e devozione smisurata. L’immersione profonda nelle sue parole ha portato alla luce una difficoltà di comunicare da parte del mittente e un assoluto rifiuto nell’ascoltare ciò che l’altro ha da dire.
Non possiamo non tenere conto che Corrispondenze sia il frutto di un’elaborazione soggettiva da parte dell’artista che non ha potuto fare a meno di mescolarsi con il progetto, avendo in prima persona anche lavorato in una struttura adibita alle malattie mentali. Yvonne non è mai direttamente entrata in contatto con i singoli pazienti di quella struttura, ha però sentito l’esigenza di ricostruirne ugualmente le vite riattraversando gli stessi corridoi che hanno visto decine e decine di pazienti, quando la struttura, ormai in uno stato di semi abbandono, non accoglieva più nessuno.
Le foto scattate, volute dalla stessa Yvonne, con colori accesi che entrassero in contrasto con la forza emotiva di cui erano cariche, hanno preso parte nella sua raccolta Crazy Good. Immagini che rimandano ad una tristezza che aleggia in ogni singolo dettaglio da lei colto e volutamente rappresentato.
‘’In un mondo che avanza così velocemente, la fotografia è un modo per fermare ciò che viene vissuto eternamente, restituendogli la dignità che merita’’, queste le parole di Yvonne che permettono di entrare nel vivo dei suoi progetti e nel suo lavoro che colpiscono e fanno riflettere, e a questo proposito abbiamo voluto porle alcune domande.
«Mostrando l’importanza della fotografia, mostrando quello che si cela al di là dell’apparenza di ciò che si vede. Le foto della raccolta CRAZY GOD sono immagini forti, che ritraggono una realtà altrettanto forte, e la mia intenzione era esattamente quella di suscitare l’emozione senza bisogno di accompagnarla con parole. Il mio intento è quello di avvicinare lo spettatore quanto più possibile vicino a questa forma d’arte».
«Per me la fotografia è tutto. È il mio modo di conservare la vita che vivo, che ho vissuto, tutti i miei ricordi. Mi aiuta ad interpretare il mondo e a capirlo, in maniera del tutto soggettiva. Difficile pensarmi slegata dalla mia macchina fotografica».
La profondità dei temi affrontati dall’artista, la capacità di trasmettere l’importanza dello studio del passato, il contributo di tutte le professionalità applicate al progetto, sono sensazioni che impattano immediatamente su chi ha avuto la fortuna di osservare così da vicino il lavoro di Yvonne de Rosa. Il carisma e la passione che trasmette all’ascoltatore arricchiscono tutto il progetto di contenuto lasciando il fortunato estasiato dall’innovazione che straordinariamente proviene proprio dal passato».
di Maria Chiara Giannattasio e Gennaro Alvino
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