
La Relazione Speciale della Corte dei Conti Europea, praticamente si presenta da sola, infatti basta citare il sottotitolo: “i fondi della politica agricola comune (PAC) promuovono più verosimilmente un maggiore utilizzo dell’acqua, anziché una maggiore efficienza”.
L’introduzione migliore, per accostamento ossimorico, è costituita dalle conclusioni finali che si citano: “Un quarto del volume totale delle acque estratte nell’UE è destinato all’agricoltura, principalmente all’irrigazione. La direttiva quadro in materia di acque mira a conseguire un buono stato di tutti i corpi idrici entro il 2027, ma il raggiungimento di tale obiettivo sta registrando notevoli ritardi.
Prima di tutto: “La crescita demografica, l’attività economica e i cambiamenti climatici aumentano la carenza d’acqua nell’UE, sia stagionale che permanente. Su una parte significativa del territorio le estrazioni idriche superano già le riserve disponibili, e le tendenze attuali indicano un aumento dello stress idrico”.
“L’irrigazione contribuisce a proteggere gli agricoltori dall’irregolarità delle precipitazioni e a migliorare la redditività, la resa e la qualità delle colture, ma esercita una forte pressione sulle risorse idriche. Nel 2016, circa il 6% delle superfici agricole dell’UE è stato irrigato; eppure, il settore era responsabile del 24% del totale delle estrazioni idriche”.
“La situazione (ndr. delle acque sotterranee) è migliorata per la maggior parte degli Stati membri, ma nel 2015 lo stato quantitativo di circa il 9% delle acque sotterranee dell’UE era classificatocome “scarso”.
Il meccanismo della condizionalità ha l’obiettivo di scoprire le estrazioni idriche illegali, ma i controlli sono poco frequenti e le sanzioni troppo lievi. I numeri parlano chiaro: si riesce a controllare meno dell’1% di tutte le forniture idriche. Un suggerimento molto facile, ad esempio, per la zona agro-aversana della Campania, è percorrere la “Nola-Villa Literno”.
Con una mappatura preventiva delle reti irrigue e dei pozzi ufficiali, è praticamente immediato individuare i pozzi “sospetti”: se nelle ore di punta le aree senza fonti certe sono irrigate (i flussi idrici si vedono a distanza di chilometri) è possibile ipotizzare che i pozzi siano abusivi.
In virtù del principio di sussidiarietà, gli Stati membri sono liberi di attuare e far rispettare l’obbligo di autorizzazione delle estrazioni idriche come ritengono opportuno, ma l’approccio selettivo in relazione alla norma vigente [codice “BCAA (Buone Condizioni Agronomiche e Ambientali) 2”: Rispetto delle procedure di autorizzazione per l’utilizzo delle acque a fini di irrigazione] avviene spesso sorvolando, nei propri controlli, su talune prescrizioni normative nazionali o regionali in materia di estrazioni idriche.
di Angelo Morlando
TRATTO DA ARPA CAMPANIA AMBIENTE – ANNO XVII N 10
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