
Acqua bene comune prioritario? Assolutamente sì, ma non basta! Se il lungimirante e visionario presidente della S.S.C. Napoli, Aurelio De Laurentiis, sembrerebbe far valere i contratti dei propri dipendenti (in particolar modo i calciatori) anche nell’intero Universo, perché non dovrebbe valere anche per l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari essenziali?
Un riferimento spesso citato è la risoluzione ONU n° 64/292 del 28 luglio 2010, a cui sono seguite la n° 51/19 del 6 ottobre 2022 e la n° 78/206 del 19 dicembre 2023. Proprio con riferimento a quest’ultima si cita la sintesi: «La risoluzione riconosce il diritto all’acqua potabile sicura e pulita e ai servizi igienico-sanitari come un diritto umano essenziale per il pieno godimento della vita; invita Stati e organizzazioni internazionali a fornire risorse finanziarie, sviluppo delle capacità e trasferimento tecnologico, attraverso assistenza e cooperazione internazionale, in particolare ai paesi in via di sviluppo, al fine di intensificare gli sforzi per fornire acqua potabile e servizi igienico-sanitari sicuri, puliti e accessibili a tutti».
Il dato preoccupante, secondo il Sustainable Development Goals Report del 2024, è che: «nel 2022 2,2 miliardi di persone non disponevano di acqua potabile sicura e 3,5 miliardi sono rimaste senza servizi igienico-sanitari gestiti in sicurezza». Le parole sono importanti, anzi, fondamentali, infatti, il problema è che l’ONU invita, seppur preoccupata e allarmata sulla questione, ma non obbliga gli Stati.
Nel 2020, proprio perché le risorse sono sempre più scarse e quindi rappresentano un valore economico sempre più importante, l’acqua è stata quotata in borsa. È stato creato il NQH2O (Nasdaq Veles California Water Index) con il fondo d’investimento Black Rock. Attraverso i futures (contratti a termine negoziati in borsa, determinando l’impegno dell’acquisto differito di un’attività ad un prezzo specifico) l’acqua è praticamente acquistata nel presente per poterla rivendere in futuro, al prezzo più conveniente possibile, determinando utili.
La questione ancora poco chiara è: cosa si compra. Un bene o un diritto? Il limite è molto labile. Se si consente di acquisire tutte le infrastrutture, sembra ovvio che si stia consentendo l’acquisto di un diritto. E allora si sta consentendo l’acquisto anche della possibilità futura di estrarre acqua dal sottosuolo, ovvero di derivare acqua da un fiume per fini idropotabili? Non sarebbe da meravigliarsi se si stia consentendo anche di acquisire le future precipitazioni.
Il prossimo 8-10 dicembre 2026, guerre in corso permettendo, si dovrebbe svolgere ad Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) la prossima Conferenza Mondiale sull’Acqua organizzata dalle Nazioni Unite. I temi affrontati sono molteplici, ma, secondo il mio parere, poco coraggiosi, perché non tentano di imporre delle scelte strategiche agli Stati.
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