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Maddaloni, il restauro del monumento a Carlo Scalera e il colonialismo fascista

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6 luglio 20267 min di lettura

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Maddaloni, il restauro del monumento a Carlo Scalera e il colonialismo fascista

Indice (6)

  • 1La riflessione
  • 2Chi era Carlo Scalera?
  • 3Cosa significa restaurare?
  • 4Alcune Fonti
  • 5Il ruolo nel colonialismo e le infrastrutture in Africa
  • 6Il legame con il regime e la Scalera Film

Riportiamo la riflessione dell’artista e attivista Maria Cammarota sul restauro del monumento di epoca fascista dedicato a Carlo Scalera.

La riflessione

Lasciando da parte la colata di cemento che ha trasformato uno dei pochi spazi verdi del centro cittadino, vale la pena soffermarsi su ciò che si cela dietro queste impalcature.

Al centro della corte della Biblioteca Comunale di Maddaloni è in corso il restauro del monumento dedicato a Carlo Scalera, inaugurato nel dicembre del 1939. Un intervento apparentemente neutro, che però riporta alla luce una figura strettamente intrecciata con il colonialismo fascista e con i vertici del regime.

Chi era Carlo Scalera?

Carlo Scalera fu ingegnere e imprenditore. Attraverso la SICELP (Società Italiana Costruzioni Edili e Lavori Pubblici), di cui fu presidente, divenne uno dei principali beneficiari della politica di espansione coloniale del fascismo. Dopo la conquista dell’Etiopia del 1936, la sua impresa ottenne importanti appalti pubblici per la realizzazione di strade, edifici e infrastrutture nell’Africa Orientale Italiana, contribuendo materialmente alla costruzione dell’Impero coloniale in Etiopia ed Eritrea.

Il colonialismo italiano non fu soltanto un progetto economico o infrastrutturale. Fu un sistema fondato sulla violenza, sull’occupazione militare, sulla segregazione razziale e sullo sfruttamento delle popolazioni locali. Le grandi opere celebrate dalla propaganda fascista rappresentavano uno degli strumenti attraverso cui il regime consolidava il proprio dominio nei territori occupati.

Scalera divenne uno degli imprenditori simbolo di questo progetto. La sua attività in Africa gli procurò prestigio politico ed enormi opportunità economiche, tanto da essere celebrato anche nelle colonie, dove gli vennero dedicate istituzioni e riconoscimenti pubblici.

Parallelamente, la famiglia Scalera investì nel settore cinematografico fondando la Scalera Film, una delle più importanti case di produzione italiane della seconda metà degli anni Trenta. La crescita dell’azienda si inserì pienamente nella politica culturale del regime, che considerava il cinema uno strumento fondamentale di consenso e propaganda, sostenendone lo sviluppo attraverso finanziamenti, agevolazioni e un forte controllo pubblico. Non a caso, Benito Mussolini definì il cinema “l’arma più forte”, sintetizzando perfettamente la centralità che esso avrebbe assunto nella strategia comunicativa del Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop).

La morte prematura di Carlo Scalera offrì al regime l’occasione per trasformarlo definitivamente in un modello da celebrare. Il monumento inaugurato a Maddaloni nel dicembre 1939 non fu una semplice commemorazione cittadina, ma una vera e propria manifestazione del fascismo. Alla cerimonia partecipò il quadrumviro Emilio De Bono, uno dei protagonisti della Marcia su Roma e tra le più alte gerarchie del regime, insieme a reparti della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, organizzazioni giovanili fasciste e autorità civili e militari.

Cosa significa restaurare?

Quel monumento nasce quindi come un preciso dispositivo politico. Non celebra semplicemente un imprenditore locale, ma incarna l’ideale fascista dell'”uomo del fare”: il costruttore dell’Impero, colui che trasforma la conquista coloniale in infrastrutture, ricchezza e prestigio nazionale. È un monumento concepito per rendere esemplare una biografia perfettamente funzionale alla narrazione del regime.

Ed è proprio per questo che il suo restauro pone una questione che va ben oltre la conservazione del patrimonio artistico!

Restaurare un monumento non significa soltanto riparare una scultura: significa decidere quale memoria trasmettere e conservare nello spazio pubblico. Ogni intervento di tutela è anche un atto culturale, perché contribuisce a stabilire quali simboli continuano a occupare il paesaggio delle nostre città e con quale significato.

Conservare un’opera storica può essere importante, soprattutto se permette di comprendere il passato senza rimuoverlo. Ma conservare non equivale a celebrare. Un monumento nato come strumento di propaganda fascista non può essere trattato come un semplice arredo urbano o come un’opera priva di contesto. Senza un’adeguata contestualizzazione storica, il rischio è che il restauro finisca per riproporre, anche involontariamente, la funzione celebrativa per cui quel monumento venne realizzato.

Forse la domanda da porsi non è se questi monumenti debbano essere restaurati oppure no. La domanda è come vogliamo guardarli oggi. Se come oggetti da onorare, oppure come documenti di una stagione di violenza, colonialismo e dittatura che meritano di essere studiati, spiegati e criticamente interrogati.

Perché il patrimonio culturale non serve soltanto a custodire la memoria: serve anche a mettere in discussione le memorie che abbiamo ereditato.

Alcune Fonti

Il Monumento a Carlo Scalera (congiunto ai Caduti) a Maddaloni è un’opera realizzata e inaugurata nel dicembre 1939 alla presenza di gerarchi fascisti come Emilio De Bono. [1, 2]

Esso è situato nel cortile dello storico Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” (già Regio Ginnasio e attuale sede della Biblioteca Comunale), in Via San Francesco d’Assisi. È possibile visualizzare immagini storiche della cerimonia e dello schieramento della milizia fascista attraverso l’ Archivio Storico Istituto Luce. Inoltre, un’altra importante testimonianza architettonica locale è il Palazzo Scalera, un edificio storico ubicato nel centro cittadino. [1, 2]

Carlo Scalera è stato un importante ingegnere e imprenditore originario di Maddaloni, celebre per aver fondato, insieme ai fratelli Michele e Salvatore, la storica casa di produzione cinematografica Scalera Film. Il suo legame con il regime fascista e con il infrastrutturale nei colonialismo in Africa si sviluppò su due fronti principali: l’espansione territori occupati e l’apparato di propaganda culturale del Ventennio. [1, 2, 3]

Il ruolo nel colonialismo e le infrastrutture in Africa

A seguito dell’invasione dell’Etiopia (1935–1936) e della successiva proclamazione dell’Africa Orientale Italiana (AOI), il regime fascista avviò una massiccia campagna di lavori pubblici per consolidare il proprio dominio. Carlo Scalera partecipò attivamente a questo sforzo coloniale: [1, 2, 3]

  • Presidenza della SICELP: L’ingegner Scalera fu nominato presidente della SICELP, una grande impresa di costruzioni impegnata nei territori africani occupati. [1, 2]
  • Grandi opere ingegneristiche: Sotto la sua guida vennero progettate e realizzate numerose strade, infrastrutture logistiche e ponti strategici (come gli otto ponti realizzati in tempi record in Eritrea e nei pressi di Dogali) per permettere il transito delle truppe e dei materiali italiani. [1, 2]
  • Funzione coloniale: Queste opere, pur celebrate dalla retorica fascista come “primati dell’ingegneria”, rispondevano pienamente alle logiche di sfruttamento territoriale, controllo militare e segregazione delle popolazioni locali tipiche dell’occupazione coloniale mussoliniana. [1, 2]

Il legame con il regime e la Scalera Film

Oltre all’impegno ingegneristico in Africa, Carlo e i suoi fratelli godettero del pieno appoggio delle alte sfere del regime per le loro attività industriali in Italia: [1]

  • La Scalera Film: Nata nel 1937 su impulso dello stesso Benito Mussolini (che voleva contrastare il monopolio del cinema hollywoodiano), divenne in breve tempo la maggiore casa di produzione cinematografica del Ventennio. [1]
  • Propaganda e Istituto LUCE: Gli stabilimenti della Scalera lavorarono a stretto contatto con la cinematografia di Stato e con l’Istituto LUCE per produrre pellicole che esaltavano i valori del regime e, in diversi casi, le stesse avventure coloniali ed imperiali. [1, 2]

L’inaugurazione del monumento a Maddaloni nel dicembre 1939 – alla presenza del Quadrumviro del fascismo Emilio De Bono (che era stato anche Governatore dell’Eritrea e comandante in Africa) – suggellò pubblicamente il profondo legame e la riconoscenza del regime verso l’opera della famiglia Scalera.

di Maria Cammarota

Leggi anche: “Stesa a mano”: la denuncia dell’artista e attivista Maria Cammarota

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