
Il 2 aprile è stato recentemente pubblicato “A Napoli”, album musicale di Mafalda Minnozzi, cantante che abbiamo avuto il piacere di intervistare. Il progetto, realizzato in collaborazione con l’artista André Mehmari, comprende la rivisitazione di 8 melodie napoletane, si offre come tributo alla cultura partenopea, particolarmente apprezzata dall’autrice. Mafalda Minnozzi è una jazzista di origine marchigiana, ambasciatrice della canzone italiana in Brasile. Ha composto ben 12 album, 2 DVD ed è presente in 21 compilation. Compone, interpreta, produce colonne sonore e disegna abiti, un talento italiano tutto da scoprire.
«Ho avuto una vita rocambolesca e avventurosa. La spina portante della mia storia è la dedizione alla musica, alla cultura, alla creatività e al suscitare emozioni. Ho alimentato tutto questo, fin da piccola, tramite lo studio, l’ascolto e la curiosità, ma soprattutto attraverso la fedeltà verso una voce interiore che proveniva dal talento. Sono nata a Pavia per poi trasferirmi nelle Marche, regione d’origine dei miei genitori, ho frequentato le scuole dell’obbligo e allo stesso tempo mi avvicinavo all’arte. Roma, essendo una città artisticamente più aperta, è stato il mio trampolino di lancio per l’Europa, qui ho studiato teatro, danza, dizione e canto. Sono diventata una viaggiante musicante che va in giro per il mondo da 35 anni, con l’intento di divulgare con molta umiltà la nostra cultura».
«Lo conosco fin da ragazza, mia madre ascoltava Caterina Valente e io per osmosi mi sono avvicinata a questo genere. Mio padre invece possedeva un bar, un’attività pubblica con un mini club musicale dove si ascoltavano dischi provenienti dal nord Europa, dall’America, sentivo un’affinità maggiore con artisti come Billie Holiday, Miles Davis e Stan Gets. Pur studiando inglese solo a scuola, mi piaceva simulare Frank Sinatra».
«Non è una strategia di marketing, né tantomeno una tattica per conquistare nuovi spazi. Si offre come omaggio alla cultura napoletana che, in maniera analoga alla samba brasiliana, rappresenta la voce di un popolo, ha unito la gente in un canto corale. Cantanti come D’Alessio e Finizio definiscono una parte meravigliosa della cultura partenopea, ma rappresentano solo l’attualità di quella che reputo la cultura musicale per eccellenza. Napoli è una città ferita e sofferente perché nessuno la guarda più con amore e rispetto. Ogni angolo dell’Italia è importante ma è il meridione, e nello specifico Napoli, ad aver reso grande il nostro paese. Non ho una pronuncia perfetta, ma spero che compensi la mia passione e la mia totale consegna a una terra che amo».
«Io abito nel mondo, ho vissuto anche in Colorado, a Lisbona e a New York. Secondo Milton Nascimento l’artista non deve avere fissa dimora, ma andare dove c’è gente pronta ad ascoltarlo. In Brasile mi trovo bene, preferisco comporre qui piuttosto che in Italia. Qui non c’è nessuno pronto a giudicare, mancano i saccenti al contrario di noi italiani sempre pronti a criticare, a dare sentenze, siamo tutti influencer. Lasciamo che la gente si emozioni, rida e si diverta. Cerchiamo di evitare di tagliare sempre le gambe agli altri».
di Roberto Sorrentini
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°217
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