La Sinossi
“Maradò” è l’urlo liberatorio di un popolo di adepti rintracciabile in un mosaico di persone semplici, talvolta invisibili che dal D10S hanno ricevuto il riscatto della dignità, insieme ad una energia salvifica di una esistenza spesso al limite dell’indigenza. La grandezza di Maradona non è si limita alla sfera sportiva, la sua è una potenza che sconfina e che ha avuto un impatto nella quotidianità napoletana senza precedenti.
Esiste il Maradona che vive sulle pagine patinate e nei quadri più preziosi di collezionisti elitari. E poi esiste il Maradò che riverbera nelle preghiere delle baracche, nell’utopia che diventa possibilità, nel sogno che si trasforma in realtà. Tra gli “ultimi” che diventano primi grazie ad una cristianità laica, eppure più efficace di qualsiasi altra religione.
Le testimonianze e i racconti
Nel libro presenti varie testimonianze di chi Maradona lo ha conosciuto professionalmente, giornalisti che hanno vissuto in maniera diretta l’epopea maradoniana, svelandone aneddoti inediti e suggestivi. Ma c’è anche la voce della gente, del “Pueblo” quello per cui viveva e ardeva Diego. Quello che inaspettatamente ha scoperto la strada di un Paradiso nascosto. E da sempre proibito. Fino al giorno in cui la gente cantò: “Maradò, Maradò”! Un coro di voci che hanno amato veramente Diego, quello scugnizzo che palleggiava con le arance, che correva oltre il vento e ogni parola che volesse colpirlo. Le stesse che, nel cammino verso il Paradiso, hanno donato le loro emozioni, quelle che Diego ha lasciato nel cuore e nell’anima di chi lo amerà per sempre.
Maradona per l’autrice Copertino
«Maradona vive nel mio cuore, nel ricordo del giorno in cui l’incontrai. Era primavera, grazie al dottore Emilio Acampora, amico di mio padre. Un sorriso indimenticabile, sotto una cascata di riccioli neri, un cuore immenso e generoso con tutti quei giovani che in fabbrica lo guardavano tra l’incredulo e le lacrime per l’emozione di averlo vicino, poterlo abbracciare e fare una foto con lui. Un tempo dove non vi erano i social e i selfie, ma eravamo ancora circondati dal bello dell’abbracciarci in un’intimità che era solo nostra e rendeva indissolubile il ricordo. Sono semplice e passionale, vivo di emozioni, esattamente come quando avevo diciotto anni».
«Era il 5 luglio del 1984, uscii dal parco di casa mia, al viale Augusto 79, quartiere Fuorigrotta, sorridevo ed ero felice come tanti altri che si recavano, arrivando da vicino o da lontano, allo stadio San Paolo di Napoli. Vi entrai pochi prima che lui giungesse. Proprio li dove per 7 anni è stato e resta il Re indiscusso. Da casa, quando non andavo allo stadio – con Papà, mio fratello e gli zii – ho sempre ascoltato dal vero, i sussulti, i cori, le canzoni e il “bordello” per il pallone. Conservo ancora la bandiera che mia madre cucì e che dal 5° piano, dove abitavamo, srotolammo fin giù al 1°. La stessa a cui aggiungemmo le vittorie ottenute. Questo è un libro di emozioni e di ricordi che danno valore alla grande dignità e forza del popolo azzurro partenopeo. Perché giocare a pallone, non è di tutti».