
Perché devono essersi sentiti pressappoco così gli appassionati del cinema, quando hanno scoperto che “Maestri alla Reggia” si sarebbe ripetuto due volte in una settimana. Il sofà rosso accoglierà, giovedì 28, le registiche chiappe del premio Oscar Gabriele Salvatores, dal 24 novembre al cinema con “Tutto il mio folle amore”. Mentre nella giornata di ieri è stato Marco Bellocchio a sostare nella Cappella Palatina.
Prima di sedere di fronte al pubblico aveva addirittura dimenticato di togliere il parka. Non bada alle apparenze, non è uno showman. È un uomo lucido che cerca di dire cose sensate, senza mai essere borioso, tentenna, ritorna sui concetti, si corregge. Bellocchio ha dialogato con Andrea Morandi, il direttore editoriale di Hot Corn, e l’intervista si è svolta prendendo spunto da sei clip preparate ad hoc per la separata.
Da “Il Traditore”, film girato dall’emiliano che rappresenterà l’Italia agli Oscar, fino a “L’avventura” di Antonioni, ma passando per “Hiroshima mon amour”, “Buongiorno, notte” “La Cina è vicina” e per il ricordo dell’amicizia con Bernardo Bertolucci, nel momento in cui ha consegnato allo stesso Bellocchio il Leone d’Oro alla carriera. Il discorso Oscar viene aggirato con maestria e la conversazione ripiega su tematiche più concrete. Il regista svelerà che Pierfrancesco Favino non è stata la sua prima scelta per interpretare il ruolo di Tommaso Buscetta. “Pensavo ad un attore straniero”, dice. E in realtà non c’è un motivo specifico per cui Favino è stato scelto, troppo lunghe le attese per i grandi attori americani. Bellocchio parla di politica, sua priorità assoluta fino al 68’, del rapporto con Piovani, Piazzolla, Crivelli, senza mai sbilanciarsi.
«La regia era la mia strada? – dice il regista – Mi sono inventato una storia a basso prezzo per farmela produrre e vedere come andava. A Londra conobbi Enzo Doria, a lui piacque il mio film, ma non trovammo nessuno che ce lo producesse. Quindi decisi di autofinanziarmi grazie ad un credito ottenuto dalla Banca Commerciale. Fu mio fratello a garantire per me».
Solo sulla parola fratello, le labbra strette di Marco Bellocchio si incrinano in un sorriso sincero. L’espressione di un uomo che trova le sua dimensione nelle cose intime.
di Marco Cutillo
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