
Di seguito riportiamo il pensiero della Dottoressa Olivia Ninotti, pubblicato su Roma Report, neuropsichiatra infantile e direttrice sanitaria di AIAS Milano su come la città sia, nel tempo, cambiata.
“Sulla questione di Milano che è cambiata in peggio, visto che a Milano ci sono nata e ci vivo, mi arrogo il diritto di dire un po’ di cose. Definirei Milano un fagiolo di Goa.
Per i mediterranei stretti, il fagiolo di Goa o tetragonolobus di Psophocarpus è chiamato anche fagiolo alato, asparago pisello, quattro-angolata fagiolo, fagiolo accerchiato da quattro, Manila fagiolo, fagiolo di Mauritius e pisello alato, principessa, fagiolo del drago. Si può mangiare tutto di quella pianta: le foglie si consumano lesse o saltate, le radici te le fai cotte e i semi iperproteici te li cucini appunto come fagioli o ci fai una specie di caffè. Il fagiolo di Goa costa all’etto circa 40 euro.Più le spese di spedizione, perché non è che lo trovi al supermercato. Io con un etto di fagioli ci faccio la decorazione di un piatto.
Milano è così. Un multiverso. Te la puoi mangiare tutta, chiamarla come ti pare e ha mille usi e consumi. Se hai i soldi. Se non hai i soldi, Milano non ti butta fuori, ci vivi lo stesso ma il fagiolo di Goa te lo mangi crudo. La Gran Milan è un buco, a confronto di altre metropoli e te la puoi percorrere a piedi se hai tempo. Ma non hai tempo. I mezzi funzionano bene, tranne il Passante. Il Passante è dei pendolari, spesso studenti e lavoratori fuori sede, e dei poveri.
Poi abbiamo anche l’ideologia colorata dei mezzi: alcune linee della metro sono dei manager, tipo la Gialla perché porta in centro, poi c’è la Rossa per i pezzenti che vanno fuori dalla circonvallazione o per chi tenta il suicidio, la Verde è la speranza di arrivare, la Lilla, essendo automatica, fa futurismo ed è la giostra dei bambini, la nuova Blu è l’iperspazio.
Torniamo al tempo. Il tempo è importante a Milano. Anche l’aria, ma abbiamo l’area C e le macchine e i monopattini elettrici per cui abbiamo risolto tutto, a primavera vedi pure il Monviso o la cima svizzera del Monte Finsteraarhorn che senti pure le caprette di Heidi. Devi avercelo il tempo, perché a Milano si lavora, tutti alla stessa ora, e si aspetta il week end. Sabato e domenica nella bella stagione o vai in Liguria o vai sulle montagne bergamasche o valtellinesi. I più arditi si spingono oltre, perché i milanesi veri partono il venerdì sera dopocena e tornano alla domenica sera. Se hai figli in età scolare 9-18 stai a casa a rosicare perché ci sono i compiti.
Comunque, fuori Milano si fa il caricone di bombole d’ossigeno e si torna a casa belli rubizzi. Al casello già perdi un po’ di colore e lunedì torni giallo e asmatico. Però abbiamo un sacco di ospedali quindi siamo tranquilli. In agosto a Milano non si lavora, fa brutto. Il milanese deve farsi la vacanza all’estero almeno una volta l’anno. O ci manda i figli. Poi ci sono le categorie dei milanesi: le famiglie italiane e straniere, i rampanti single, i vecchi e gli studenti. E sulle famiglie c’è tutta una gradazione di stile di vita e stipendi.
Milano è il più grande ricettacolo d’Italia di ristoranti, di runner e di palestre. Cioè ti ingozzi e poi paghi 2.000 euro per l’open con il personal trainer. O corri alle 6 del mattino per risparmiare. Milano non è una città per bambini. È come un film vietato ai minori di 16 anni. Detto questo, io non odio Milano né le rimprovero di cambiare. Fa come altre metropoli. Sbatte fuori le famiglie dal centro abitato e ingrassa di uffici, di eventi e di quartieri scollati tra loro nell’anima e nella seduzione.
Se vuoi il fagiolo, di Goa lo paghi tutto. Oppure prendi 5 o 6 semi e li mischi con i borlotti. Milano è così. Prendere o lasciare”.
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