
È stato un imprenditore brutalmente ucciso a colpi di pistola il 16 maggio del 2008 dai sicari del Clan dei Casalesi per essersi rifiutato di pagare il pizzo, aver denunciato e fatto condannare gli estorsori.
Tutti dovrebbero poter scegliere cosa fare o non fare. Non si dovrebbe diventare eroi o ricevere medaglie d’oro al valor civile per essersi opposti alla criminalità organizzata. Mimmo ha scelto di opporsi e di lui non rimane nient’altro che il ricordo di un uomo, un amico, un padre coraggioso.

Questo ricordo, però, non può limitarsi alla sola generazione che lo ha conosciuto. Questo ricordo necessita di essere tramandato e impresso nella storia. Al libro “L’Altro Casalese” libro scritto da Paolo Miggiano a 11 anni da quel terribile omicidio di camorra, il compito di testimoniare la battaglia di Mimmo Noviello, nella speranza che possa essere d’esempio ai giovani, ormai unica speranza per un futuro diverso.
La prima presentazione è avvenuta proprio a Castel Volturno, nella redazione del Magazine Informare. Assieme all’autore sono intervenuti giornalisti e amici di Mimmo come il direttore Tommaso Morlando, il responsabile legale di Informare Fabio Russo, il responsabile regionale dell’associazione antiracket FAI Luigi Ferrucci e il figlio di Mimmo, Massimo Noviello.
«Non avrei potuto non iniziare da qui, Castel Volturno, il luogo in cui Mimmo aveva creduto. Un territorio dal quale si scappa, in cui Mimmo, originario di San Cipriano d’Aversa, è venuto di sua spontanea volontà», dice Paolo Miggiano.
«Mimmo aveva denunciato già nel 2005, e da quel momento ha avvertito i primi cambiamenti: si è sentito isolato. È importante sottolineare che la sua è stata una forte presa di posizione» racconta Fabio Russo, «Informare è nato proprio nel 2008. All’epoca era un giornale solo ed esclusivamente di denuncia e inchiesta.
Ricordo che appena seppi dell’omicidio di Mimmo, la mia prima reazione fu di paura, pensai che l’unica cosa da fare sarebbe stata fermare il giornale dal momento che eravamo legati da affetto e ammirazione per Mimmo.
Fu Tommaso a convincermi che era proprio quello il momento di scorciarsi le maniche, perché altrimenti nulla avrebbe avuto più senso: né la morte di Mimmo, né il nostro impegno.
Difatti il mese dopo pubblicammo in prima pagina un articolo dedicato a lui, intitolato affettuosamente “Ciao Mimmo”. Purtroppo fu una delle pochissime volte in cui Informare scomparì dal territorio castellano: commercianti e cittadini impauriti preferivano non esporre le nostre copie».

«Il suo omicidio è stata la vendetta del racket: doveva servire a ricordare agli altri che non dovevano alzare la testa, non dovevano “permettersi” di denunciare: tutti dovevano pagare.
Dopo l’omicidio, tutti gli altri commercianti pagarono, ma fortunatamente emerse anche una parte di quelli che si resero conto che non si poteva continuare in questo modo. Molte sono le cose accadute per colpa nostra, a causa del nostro silenzio» afferma il responsabile regionale FAI Luigi Ferrucci.

Ed è proprio a quest’ultimo che vanno i nostri più sinceri auguri e le nostre congratulazioni per essere stato nominato Presidente nazionale FAI. Luigi Ferrucci, col suo instancabile impegno, rappresenta l’orgoglio di un territorio che non vuole più piegarsi al pizzo e la rinascita parte proprio da Castel Volturno. Un grande in bocca al lupo.
di Flavia Trombetta
Foto di Salvatore Marcello
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°194
GIUGNO 2019
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