
Mohamed Kenawi: dall’Egitto per filmare l’Italia
I paesi arabi e l’Italia sono due realtà completamente opposte, sia per lo stile di vita che si conduce sia per la cultura. Dal punto di vista cinematografico, ci siamo mai chiesti in che modo si disegnano l’un l’altro? Mohamen Kenawi è un autore, produttore e regista egiziano indipendente. Nel 2006 ha fondato a Roma la sua casa di produzione chiamata Domino Film, con la quale attualmente realizza tutti i suoi lavori. Nei suoi progetti in Italia, Kenawi cerca di trovare un punto in comune tra il mondo arabo e quello italiano, sperando che un giorno queste due parti possano completarsi a vicenda. È proprio tramite i suoi documentari che abbiamo cercato di rispondere al nostro quesito.
«Personalmente, vivendo sia in Medio Oriente che in Europa, mi sento legato ad entrambe le parti. Le mie idee partono da integrazione, cultura, sociale, sempre incentrandomi sul mondo mediorientale o europeo. Anche le questioni sociali e umane mi affascinano, come il caso del Tam Tam Basket. I ragazzi della squadra non sono arabi, ma nonostante ciò ho abbracciato la loro storia e la loro lotta, motivo per il quale ho portato a termine il documentario. Ciò che mi preme sottolineare è che questa storia probabilmente mi sarebbe interessata anche se fossero stati filippini o di qualsiasi altra nazionalità. Avrei fatto volentieri questo viaggio per far conoscere al mondo le sfide del Tam Tam».
«Il tema di questo lavoro è perlopiù sociale e umano. La domanda principale è come mai la gente ha deciso di vivere qui, è consapevole del pericolo di abitare sotto un vulcano. Nonostante ciò, è soddisfatta della propria vita? Ogni vesuviano risponde a modo proprio a queste curiosità. È proprio questo che è alla base di tutto: la curiosità, che deve includere anche me».
«Ultimamente mi sto focalizzando più sulla Campania, ma è solo un puro caso. Ammetto che sono sempre stato più interessato al sud Italia, forse perché culturalmente mi sento più vicino alla popolazione. È molto simile al mondo arabo per caratteri ed umori. Qui mi sento davvero a mio agio: il sud mi ricorda casa».
«Nell’ultimo periodo sono stato molto impegnato a Napoli, stiamo filmando un documentario su Diego Armando Maradona. Di nuovo, anche qui una domanda: come mai la gente di Napoli è rimasta legata in maniera quasi “morbosa” ad una persona che non è nata qui? Amare un simbolo del proprio paese non è strano, è facile capirlo, come Totò o Pino Daniele. Ma l’idolo Maradona non è di Napoli, quindi perché? Mi interessa molto capire qual è il segreto di questo amore incondizionato. Ovviamente, non si parla di calcio o di sport, il tutto gira intorno alla gente di strada e ai loro sentimenti».
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
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