
Oramai non è più solo una leggenda, la moneta elettronica (o e-cash) esiste e si sta sviluppando sempre più. Per riuscire a spiegare questo concetto così nuovo e così complesso, ci siamo serviti della gentile collaborazione della ricercatrice e docente di Creazione d’impresa e Blockchain Management presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” Nadia Di Paola.
La prima domanda necessaria per iniziare ad entrare nell’ottica della moneta elettronica è proprio capire cosa essa realmente sia e l’abbiamo chiesto proprio alla docente.
«Più che di moneta digitale, parlerei di cripto-attività o di criptovalute. Esse sono rappresentazioni digitali di valore, che possono essere scambiate elettronicamente su scala globale. Si tratta di asset decentralizzati, non collegati a una entità emittente o a un governo centrale, che non possono essere definite come moneta perché non hanno corso legale, a parte alcune primissime eccezioni (El Salvador, ad esempio, da poco ha stabilito che il bitcoin ha corso legale nel paese)».
È proprio così, la criptovaluta trascende tutto ciò che riguarda il sistema bancario. A differenza delle carte di credito che poggiano su società fisiche esistenti e quindi sottoposte a leggi riguardanti il sistema bancario e finanziario nazionale, la criptovaluta si muove nel cyberspazio, in cui tutto, o quasi, è permesso.
La prima forma di criptovaluta fu inventata nel 2008 sotto il nome di ‘’Bitcoin’’. Creata da Satoshi Nakamoto che non è altro che uno pseudonimo, essendo l’identità dell’inventore ancora tutt’oggi ignota. Il 31 ottobre 2008, attraverso una mail crittografata, diede vita a quella che sarebbe diventata poi una delle più grandi rivoluzioni dell’era moderna con un articolo dal titolo ‘’Bitcoin: a peer-to-peer electronic cash system’’. Oggi un solo bitcoin vale 40.000 euro.
La blockchain quindi, tradotto in termini ‘’profani’’, non è altro che un elenco di bonifici, di trasferimento di denaro. Ed attraverso la blockchain, chi certifica queste transazioni sono personaggi misteriosi chiamati ‘’miners’’. Essi raccolgono tutte le ultime transazioni e le aggiungono al registro della blockchain attraverso un lungo e complesso lavoro computazionale. A fine lavoro, vengono ricompensati proprio in bitcoin ed è proprio questo a rendere la loro professione così complessa, ma anche così ambita.
Ma ad usare i bitcoin come valuta vera e propria sono pochi. Ciò che si predilige è tenerli per sé aspettando che il loro valore salga per poi venderli e guadagnarci un ricavo, esso rappresenta un vero e proprio investimento che ha fatto salire la sua capitalizzazione (ad oggi) a circa 1000 miliardi.
Tutto ciò ha portato alla nascita di altre cryptovalute, circa 6000 oggi in tutto il mondo tra cui ethereum e algorand a dimostrazione dell’impatto globale di questo evento.
Il mondo della moneta elettronica è ancora un mistero. Continua ad evolversi in modo silente sul nostro pianeta e purtroppo è difficile fare previsioni certe.
Tra pochi mesi o qualche anno probabilmente scriveremo un nuovo pezzo riguardo la sua completa abolizione o ci riferiremo alle cryptovalute come alla nuova moneta giornaliera. Ciò che è certo, è che con bitcoin, fino alle più recenti forme di cryptovalute, si sta scrivendo un nuovo pezzo di storia.
di Ludovica Palumbo
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
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