
NAPOLI – C’è un filo sottile ma resistente che attraversa la Napoli raccontata nelle recenti immagini televisive de La città ideale su RaiPlay e quella che, il prossimo 19 febbraio, si prepara a celebrare il 73° anniversario della nascita di Massimo Troisi. Un filo fatto di cultura, memoria e futuro, capace di unire rigenerazione urbana e identità profonda.
Nell’ultima puntata del programma condotto da Massimiliano Ossini, “La Città Ideale”, Napoli appare come una città in trasformazione: dall’arte contemporanea che anima il Rione Sanità alle esperienze educative e teatrali di San Giovanni a Teduccio. Segnali concreti di una comunità che prova a guardare avanti, scegliendo la cultura come bussola.
Eppure, proprio nel ricordo di chi quella cultura l’ha reinventata, Napoli ritrova la propria anima. Massimo Troisi resta uno dei riferimenti più autentici di una napoletanità capace di parlare al mondo senza perdere la propria umanità.
Le testimonianze raccolte negli incontri con Rosaria Troisi aiutano a comprendere come quel linguaggio così unico affondi le sue radici nella storia familiare. Il talento di Massimo non nasce dal nulla, ma da una tradizione orale e narrativa che aveva nel nonno napoletano, appartenente alla generazione dei “ragazzi del ‘99” simbolo di un’Italia temprata dalle grandi prove della storia, un protagonista straordinario.
Chiamato affettuosamente ’o ’taliano, era un narratore capace di trasformare ogni episodio, anche il più difficile, in racconto vivo, fatto di pause, gesti e sguardi. In quella teatralità spontanea si può riconoscere la matrice del linguaggio troisiano.
Una sensibilità che oggi riaffiora nella stessa Rosaria: chi la ascolta parlare avverte quella naturale forza comunicativa, quella capacità di coinvolgere e emozionare che apparteneva al fratello. Rosaria non si limita a ricordare Massimo: ne custodisce e ne trasmette l’eredità umana e narrativa.
Le recenti parole di Lello Arena e Maria Grazia Cucinotta, nella trasmissione Rai, confermano questa percezione. Se Arena rappresenta il legame viscerale degli inizi con la Smorfia, la Cucinotta riporta alla dimensione universale de Il Postino. Entrambi convergono su un punto essenziale: Troisi non interpretava Napoli, era Napoli.
Una città fragile e ironica, malinconica e vitale, capace di trasformare la semplicità in poesia.
La celebrazione del 19 febbraio non nasce dal nulla, ma si inserisce in un cammino già avviato. Lo scorso anno, proprio nel giorno del compleanno di Troisi, il Centro Fernandes di Castel Volturno – con Informare media partner – ha ospitato un evento intenso e partecipato, culminato nell’inaugurazione di un salotto dedicato all’attore e nella presentazione del libro di Rosaria Troisi. Un momento di commozione e riflessione che ha ribadito quanto il suo messaggio resti vivo, soprattutto in un territorio simbolo di accoglienza e di incontro tra culture.
Quell’iniziativa ha sottolineato il valore umano di Troisi, modello di sensibilità e attenzione verso gli “ultimi”, e ha trasformato la memoria in uno spazio permanente di dialogo e identità.
Nel segno di questa continuità, giovedì 19 febbraio 2026, alle ore 17, nella sede di 50&Più in via Cervantes 55, si terrà un nuovo incontro dedicato al ricordo dell’artista, con la presentazione del libro Caro Massimo, ti scrivo perché… e la consegna a Rosaria Troisi del Premio “Il Valore dell’Esperienza”.
Un’occasione per riscoprire non solo l’attore, ma l’uomo e la sua storia familiare, fatta di parole, ascolto e umanità.
Se Napoli aspira a diventare una “città ideale”, lo fa seguendo la lezione di Troisi: una leggerezza che non è superficialità, ma profondità senza peso. La vera ricchezza della città resta la sua capacità di raccontarsi, di trasformare la fragilità in empatia e la memoria in futuro.
Un patrimonio che nasce dai narratori di ieri e che oggi continua a vivere nelle parole di chi, come Rosaria, mantiene aperto quel dialogo che con Massimo non si è mai interrotto.
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