
Dieci partite, mancano dieci partite al termine del campionato. Non è un tentativo di addolcire la pillola Oliver Giroud e nemmeno si vuol provare ad alimentare ancora la fiamma – ora debole – del discorso scudetto, ma è importante ricordarlo, ai tifosi e ai giocatori. Questa batosta rischia di causare più danni di tre punti persi in una sfida per il primo posto, rimettersi subito in piedi, metabolizzare e guardare avanti.
Napoli – Milan è una sconfitta dolorosa. Decide Giroud, un campione che ha vinto tutto, e non è un caso che nel calcio gli uomini che hanno vinto tutto, continuino ad essere decisivi nei momenti decisivi. Si può parlare di ogni cosa, di tattica, di atteggiamento, di tecnica, di voglia, di determinazione ma uno tra i temi interessanti della partita ieri andata in scena al “Maradona” è la sfida a distanza – anche generazionale – tra i due attaccanti, quello azzurro e quello rossonero.
Pur correndo la metà rispetto al nove azzurro, il francese batte il giovane collega. Al 49’ tocca quel pallone sporco che trasforma in tre punti preziosi per la corsa scudetto, tanto basta, niente più. E non è un goal fortunoso, anzi. È un movimento da attaccante di razza, un’idea di uno che sa cosa può succedere dopo la conclusione di Calabria, perché è qualcosa che ha visto un milione di volte. La furbizia di spingere Koulibaly – non uno novellino – per evitare il fuorigioco e il senso del goal fanno il resto per battere Ospina.
Osimhen. Per carità non si risparmia un solo momento. Victor ieri ci ha provato, era evidente che aveva un fuoco dentro, anche quando alza di forza Theo da terra e quasi i due vengono alle mani mentre il pallone è ancora in gioco. Il nigeriano tuttavia è ingabbiato tra Tomori e Kalulu, Pioli la trappola l’ha studiata bene, per non finirci dritti dentro serve esperienza non solo forza e velocità. È vero anche che i due giovanissimi difensori rossoneri le provano tutte, qualcuna anche ai limiti della legalità, al 32’ Osimhen cade in area di rigore, toccato in maniera forse irregolare, Orsato decide di non decidere.
Spalletti è il miglior tecnico di Serie A del mese di febbraio premiato un attimo prima di schierare titolari per il big match: Insigne, Politano e Zielinski. I tre è evidente che hanno tradito il loro allenatore.
In difesa nota di merito a Di Lorenzo. Se Leao ieri a tratti ha regalato spettacolo, è anche vero che il talento portoghese poteva fare molto di più. L’instancabile terzino azzurro riesce a limitarlo, oltre al duello personale con l’ala milanista, da sottolineare è la determinazione con la quale combatte su ogni pallone, addirittura si ritrova a fare il centravanti boa, offrendo un assist a Osimhen al 51’, l’attaccante del Napoli in quella occasione spara poi in braccio a Maignan.
Se a destra ci sono stati problemi, la fascia sinistra napoletana ieri è stata inesistente. Insigne – Mario Rui inefficaci, fortuna che gli avversari hanno sviluppato trame di gioco quasi solo dal lato opposto. Quasi, perché sul gol decisivo di Giroud è Calabria a calciare in libertà senza pressione.
Koulibaly. Il comandante rischia il rigore su Bennacer dopo pochi minuti di gioco. Prima “ammacca” e poi si fa fregare da Giroud. Tenta di rimediare, di dare la scossa, con le sue escursioni offensive, ma non è serata per lui e per il Napoli.
Nota: Il Milan di Maldini è un capolavoro.
Costruito pezzo dopo pezzo, mix di giovanissimi talenti e grandi campioni di esperienza. La bandiera rossonera oggi dirigente sportivo, deve aver spiegato bene ai suoi calciatori come si vince e si è visto quando a pochi minuti dal termine, hanno protetto il gol di vantaggio con tutta la “cazzimma” (napoletana) di questo mondo. I titoli vinti da Ibra e Giroud messi insieme superano di gran lunga quelli dei ventidue titolari scesi in campo ieri. I rossoneri hanno dimostrato più dei partenopei che per loro lo scudetto quest’anno è più che possibile, primi in classifica con merito.
Intanto in casa Napoli una “Vecchia Signora” bussa alla porta. C’è delusione, malcontento, un lunedì molto amaro. Come scritto in apertura, non è il momento di disunirsi. Occhio al terzo posto, da difendere con le unghie. Scudetto? Non si vince “solo” battendo il Milan.
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