
Tenere insieme i fili di una vita spezzata, sofferta, dolorosa, non è una cosa semplice, soprattutto se si approda dall’altro lato del mare, in un Paese straniero, a tratti ostile, nel quale comunicare è difficile, sopravvivere quasi impossibile. Soprattutto per una donna. Eppure, nonostante tutto, ci sono storie di solidarietà che riempiono il cuore a sentirle, storie di amore, di sostegno puro e incondizionato, capaci di donare una Nuova Speranza. È proprio questa la storia della cooperativa NewHope. Un nome, una promessa: quella di un futuro migliore per tantissime donne, migranti e non, vittime di violenze, spesso reduci di atroci sistemi di schiavitù e di una spietata tratta di esseri umani che si consuma proprio sotto il naso dell’opulento occidente, appena al di là del mare.
Nata nel lontano 1995 da un’idea di tre suore Orsoline di Vicenza, che scelgono di fondare nel cuore di Caserta il centro di accoglienza “Casa Rut”, con l’obiettivo di prendersi cura di donne vittime di violenza e dei loro bambini, NewHope è una sartoria etnica nata con l’intento di garantire a qualsiasi donna ne senta l’esigenza una possibilità concreta di riscatto, un vero e proprio emblema di “economia solidale” finalizzata all’affrancamento delle donne da forme di assistenzialismo che, pur aiutandole, non consentono loro di riprendere in mano la propria vita e la propria indipedenza.
«L’attività della quale principalmente ci occupiamo – raccontano le ragazze della cooperativa – è la sartoria: siamo delle tessitrici. Cucire, tuttavia, non è soltanto un’attività concreta per noi, ma un vero e proprio percorso di vita, frutto dell’esigenza di ritessere le nostre vite». È proprio tramite il lavoro che la cooperativa si impegna a superare e accantonare tutte le forme lesive della dignità personale. «In questo modo, le donne hanno l’opportunità di esprimere la propria originalità e creatività, diventando protagoniste non solo del proprio futuro, ma anche di quello della società.
È uno dei pilastri fondanti della nostra cooperativa, come recita uno degli articoli più importanti del nostro statuto, stilato dalla nostra prima Presidente, Radegonde Nizigiyimana: “Il lavoro è l’unico strumento per recuperare pienamente la dignità e la speranza che troppo spesso le donne migranti perdono nei loro difficili cammini”».
Gestita da un team di splendide donne, le stesse che hanno trovato in questo cuore pulsante di solidarietà una concreta speranza di riscatto, ad oggi la cooperativa NewHope è un vero e proprio punto di riferimento per tutte le donne di Caserta e dintorni, apprezzata da tutti i cittadini. «Grazie al nostro lavoro attento e costante, la cooperativa è supportata da tutta la comunità cittadina, sempre pronta a donarci qualche ora del suo prezioso tempo. La stessa Diocesi di Caserta è, per noi, un riferimento fondamentale. Ci ha supportate, fra le altre cose, nell’impresa di aprire un punto vendita al centro della città: lo “Store NewHope”».
Centinaia di storie diverse, lo stesso sferzante dolore, che ciascuna donna con una straordinaria forza affronta a modo proprio: c’è chi sceglie di non parlarne – forse il modo migliore per lasciarsi il passato alle spalle – e chi sceglie di raccontarsi in un libro: «la nostra amica e collega Joy, per esempio, ha trovato la forza e il coraggio di raccontare la sua rinascita nel libro “Io sono Joy. Un grido di libertà dalla schiavitù della tratta”, scritto grazie a Mariapia Bonanate, con la prefazione di Papa Francesco che lo ha definito “Patrimonio dell’Umanità”».
E di umanità ce n’è tantissima in queste storie. Un’umanità crudele, messa a dura prova dalla vita, ma comunque capace del coraggio di porgere l’altra guancia. E una mano di aiuto a chiunque ne abbia bisogno.
L’umanità di cui il mondo avrebbe bisogno, l’unica che potrebbe renderlo un posto migliore. Una vera e propria “Nuova Speranza”.
di Teresa Coscia
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
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