
Nunzia Schiano, amata attrice italiana classe ‘59 nasce a Portici, dove continua a vivere con il marito, l’attore e regista, Niko Mucci e il figlio Francesco. Amatissima sia a teatro che a cinema. Ha lavorato con grandi registi, come Garrone, Siani, Pieraccioni, Cotroneo e Albanese. Di recente è tornata su Rai 1 con la fiction “Il commissario Ricciardi”, dove interpreta il ruolo di Rosa Vaglio, ovvero la Tata del protagonista. E come sempre si è fatta apprezzare per la sua bravura e la sua simpatia. L’attrice ha cosi descritto il suo personaggio: “Un personaggio che ho amato da subito, quello di Tata Rosa. Come lettrice dei libri di Maurizio de Giovanni è stato un onore partecipare a questo progetto ed un piacere interpretare questo personaggio così sfaccettato”.
«È stato un ritrovarsi, avevo già lavorato con lui nel film “Sul mare”, dal romanzo di Anna Pavignano, ed era rimasto un grande rapporto di amicizia e stima. Un incontro magico, ed è stata una rinnovata magia ».
«C’è nella misura in cui ci sono delle caratteristiche di matrice del sud, legate all’apparenza, alla terra d’origine. Io sono legatissima alla mia terra, infatti continuo a vivere a Portici, dove sono nata».
«Da lettrice ho amato molto questo personaggio, come tutti i personaggi di de Giovanni. Interpretarlo è stata una grande difficoltà, ma anche una grande gioia. La paura di non riuscire, considerato che le aspettative dei lettori erano tante. Ma è stata anche una grande gioia. Posso dire una paura mista ad una grande gioia».
«Sono un’accanita lettrice di gialli. Da de Giovanni, Carlotto, ma anche Izzo, Markares, Vàzquez Montalbàn, e i loro personaggi di culto, sono anche i miei».
«In realtà Rosa non sa cosa veda Luigi Alfredo. Percepisce, istintivamente, un disagio, ma non ha mai capito cosa possa essere, sa che è qualcosa che lo lega alla madre, ne sente il dolore. Il suo atteggiamento materno, gli permette di comprendere la sua sensibilità. Da lettrice, ho dovuto mettere da parte la conoscenza del problema che vive Ricciardi, per non trasferirlo al mio personaggio».
«Rosa è una donna del suo tempo. Siamo negli anni 30, dove i ruoli sono già stabiliti. La presenza femminile è forte, ma sicuramente non ci può parlare di emancipazione femminile. Un concetto che non appartiene al suo mondo. Parlerei più di un archetipo, è la terra e la natura la forza di una donna e madre, anche senza aver generato. Sicuramente non è un’eroina, nella definizione più classica ».
«Il lavoro di Alessandro D’Alatri è stato fondamentale, affinché tutti entrassimo nel clima degli anni trenta. La sua cura per il particolare, l’attenzione per ogni dettaglio dai costumi alla scenografia. Avere una regia come quella di Alessandro è stato fondamentale. Lui è andato oltre la semplice lettura del copione. È stato uno studioso del tempo, come bisogna essere, quando si fa questo mestiere. Tutti, ci siamo trovati benissimo, immersi negli anni trenta. Siamo attori di grande rigore, iniziando da Lino, fino al ruolo minore, interpretato da un altrettanto bravo attore. Questo mix ha creato il prodotto finale molto amato. Anche dei personaggi non erano esattamente come nella scrittura, basti pensare a Nelide, che ha tutt’altra fisicità, ha fatto si Veronica D’Elia, risultasse da subito perfetto, grazie alla sua bravura, ma anche a chi l’ha scelta».
«Io spero che il Teatro da questa pandemia, ma nutro seri dubbi, possa avere una nuova partenza, non una ripartenza. Perché la pandemia ha fatto emergere tutte le criticità del sistema teatro, cosi come concepito fino ad oggi. Spero che questo, ci sia servito e ci servirà per avere un nuovo assetto, per trarre dall’esperienza fatta la capacità di modificare quello che non funziona e non ha funzionato durante la pandemia. Mi auguro, comunque, si ricominci a lavorare, ma possibilmente cercando un modo nuovo per farlo».
«Al momento, veramente non posso dire niente, perché nulla so, se non quello che è stato spoilerato da Maurizio de Giovanni. Aspettiamo di capire e incrociamo le dita, nella speranza che ci si possa ritrovare».
«Sono stata molto felice, come detto in altre occasioni, si realizzava un sogno di lettrice. Cosa c’è di più magico, di chi legge romanzi e si è immaginata in quelle storie o in quel ruolo? Sapere di fatto, di divenire un pezzo importante di quelle storie, sicuramente grande gioia».
«Mi lega l’amore viscerale, incondizionato con la terra di origine, con il posto in cui si è nati. Oltre la centralità che hanno, nella mia vita, gli affetti e la famiglia. La famiglia, è importantissima. Non dico che è alla pari del lavoro, ma molto più importante».
«È stato un rapporto molto bello. Lino è un grande professionista, un attore generoso. Un grande compagno di scena. Mi sono sentita subito a mio agio, ha costruito un grande personaggio nei dettagli, nell’attenzione alle tante piccole cose. Il rapporto con Rosa è unico nel suo genere, lui riusciva in un attimo a trasformarsi a secondo dell’esigenza di scene con il mio personaggio. Una trasformazione fantastica.
Senza dubbio è stato, uno degli attori più generosi con cui mi sono trovata sul set. Io di Lino non posso che dire tutto il bene di questo mondo, è un attore con cui è piacevole lavorare, e ribadisco generoso, con chiunque e sempre sul set».
«A dir la verità, non ho un desiderio in particolare. Voglio farmi stupire da ciò che può capitarmi, come le occasioni accadute ultimamente. Sono venute inaspettate, inattese e questo è il bello. Continuare ad avere la capacità e la possibilità, di stupirmi rispetto a quello che arriva».
di Anna Copertino
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