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Ogni lingua è paese: “Noio... volevam... volevàn savoir... l’indiriss... ja..”

Redazione Informare
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7 agosto 20204 min di lettura

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Ogni lingua è paese:  “Noio... volevam... volevàn savoir... l’indiriss... ja..”

Una delle scene più famose di Totò, Peppino e la Malefemmina è quella che vede Totò e Peppino tentare di chiedere a un vigile urbano di Milano alcune informazioni. Siamo in Piazza del Duomo. Totò e Peppino sono alla ricerca di Marisa, la ballerina fidanzata del nipote.

Hanno appena discusso sulla bellezza del grandioso monumento davanti ai loro occhi (per Totò si tratta della Scala di Milano…).
Per la precisione, i nostri due eroi vorrebbero chiedere al vigile come fare a rintracciare Marisa e nella realtà la richiesta sarà un po’ diversa.
Visto che viviamo ai tempi della globalizzazione è sempre più necessario capire e capirsi, e non è cosa da poco essere compresi quando si utilizza un linguaggio che prima poteva essere rionale, cittadino, limitato al borgo natio ma che oggi è tremendamente globalizzato, nazionalizzato, europeo, mondiale.
Sembra attualissima l’espressione “ogni lingua è paese”. “Noio… volevam… volevàn savoir… l’indiriss…ja..” è un incipit comunicativo ed espressivo che sicuramente anticipa il “futuro”, perché già al tempo rappresenta un modo di comunicare europeo ed internazionale.
La scena con il vigile urbano, il «ghisa», è rimasta nella storia del cinema italiano e non solo. Totò si rivolge al vigile in un improbabile tedesco: «Excuse me, bitte schön… Noio… volevam… volevàn savuar… l’indiriss… ja».
Il vigile: «Se ghè? Bisogna che parliate l’italiano, perché io non vi capisco». Totò: «Complimenti, parla italiano. Bravo!». Il vigile: «Ma scusate, dove vi credevate di essere? Siamo a Milano qua!». Con la chiosa finale: «Ma da dove venite voi, dalla Val Brembana?». Evidentemente il tutto collima con questa voglia di definizione di paese allargato, dove il linguaggio la deve fare da padrone, cosa complessa quando si parla di idiomi e fonemi. Alcuni credono che chi parla l’italiano teoricamente avrà meno problemi di un francese a imparare il “rumeno”. Chi parla “spagnolo”, invece, troverà più semplice parlare in “italiano” che in “francese”.

Così chi parla il “catalano”, il dialetto della Catalogna, avrà più difficoltà a imparare la lingua francese che quella italiana. Chi parla “sardo” dovrebbe imparare con più facilità lo “spagnolo” rispetto a un friulano.
Diametralmente opposte alle lingue romanze sono le lingue slave, anche se i due “ceppi” sono collegati dall’influenza avuta sulla lingua greca e su quella albanese. Molto “isolate” rispetto alle altre lingue europee sono quelle baltiche e tra queste, in modo particolare, quella estone. Stessa cosa si sostiene per la lingua ungherese, molto più imparentata con il “turco” che con il “tedesco”. Tuttavia, i parlanti di lingua estone e finlandese troveranno molto più facile imparare l’”ungherese” rispetto a chi parla altre lingue.
Alcuni studi contano 6-7mila lingue al mondo e in Europa circa 225 sono lingue indigene: quasi il 3% del totale mondiale. In Asia e in Africa si parla la maggior parte delle lingue del mondo. L’inglese è la lingua più parlata in assoluto (1,8 miliardi di persone), seguita dal cinese (1,35 miliardi di persone). Nella letteratura scientifica, riecheggiata con ignara sicumera dalle opere divulgative e dalla pubblicistica, la stima ondeggia tra le 6.000 e le 12.000 lingue. Le stime più gettonate, comunque, sono tra le 6.000 e le 9.000, sebbene la moda attuale verta intorno alle 6.000. Qual è la ragione dell›imbarazzante divario? Confidando nel fatto che qualsiasi linguista sappia fare una somma, si può pensare che esistano zone della Terra ancora poco conosciute linguisticamente.
Non è così: tutte le aree della Terra sono sufficientemente conosciute dal punto di vista linguistico. Del resto, se ci ponessimo la stessa domanda riguardo alla ben familiare Italia, ci troveremmo davanti allo stesso imbarazzo.
Le lingue, così come vengono concepite dal senso comune, non esistono in natura; quello che esiste è la diversità̀ linguistica rispetto alle altre e anche, in una certa misura, al proprio interno (e persino all›interno dei singoli parlanti).
Quello di lingua (come quello di ‹razza›) è in parte un epifenomeno, in parte una convenzione, in parte un mito cognitivo-culturale.
Allora anche questa volta, abbandoniamo numeri e statistiche.
Per intenderci: tutto torna e risulta essere vera l’espressione che lega ogni lingua al suo paese. Per questo, se vogliamo dirla tutta, oggi più che mai continuiamo e continueremo a chiederlo, orgogliosi e felici: “Noio… volevam… volevàn savoir… l’indiriss…ja..”

di Ludovico Mascia
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°208
AGOSTO 2020

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  • #approfondimento
  • #cultura
  • #lingua
  • #paesi
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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