
Dell’esigenza di garantire le pari opportunità nell’avvocatura si fanno portavoce, in primis, i Comitati Pari Opportunità (C.P.O.), la cui istituzione presso ciascun Consiglio dell’Ordine è obbligatoria ai sensi dell’art. 25 della legge 247/2012. I C.P.O. assolvono una funzione di promozione delle misure volte a rimuovere ogni situazione di discriminazione nella professione forense. Sebbene si tratti di organismi meramente propulsivi e consultivi rispetto all’agire dell’Ordine professionale, privi di potere di intervento o sanzionatorio, il loro operato ha il potenziale di incidere radicalmente sul tessuto sociale, favorendo condizioni di parità di accesso e progressione nell’attività professionale. Tante sono state le iniziative intraprese dai C.P.O. in tutta Italia: tra queste quella di promuovere la creazione di asili nido per i figli degli avvocati – e non solo – all’interno dei palazzi di giustizia.
Un progetto che suona come irrealizzabile. Eppure, iniziative in tal senso sono state realizzate dal Tribunale di Torre Annunziata, nel 2019, e dal Tribunale di Firenze, nel 2013: un segno di civiltà e un concreto supporto per gli operatori di giustizia. In aggiunta al lavoro svolto dai C.P.O., appare, peraltro opportuna una modifica del codice deontologico forense nel senso di inserire un chiaro riferimento alle pari opportunità, in ossequio al vecchio e noto monito verba volant, scripta manent.
di Edna Borrata e Ilaria Ainora
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°228 – APRILE 2022
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