
Aldilà del mercato di Caserta, per chi vive la città, pare non esserci null’altro di interessante, se non la salita per Casertavecchia. Eppure, oltre al centro urbano principale, ci sono ben ventitré frazioni, tutte molto antiche e ricche di beni. Oltre lo scoglio fisico e mentale della variante, si nascondono dei veri tesori della nostra storia: San Leucio e Vaccheria, Puccianiello, Mezzano, Santa Barbara, Tuoro, Garzano e Casolla. O meglio, Piedimonte di Casolla.
È tutto in salita, lungo Via Parrocchia infatti troviamo i maggiori monumenti. La Chiesa di San Lorenzo Martire, Palazzo Cocozza di Montanara, la Chiesa di San Rufo, l’Abbazia di San Pietro ad Montes e i Palazzi Alois, Orfitelli e Iannelli. Ogni edificio conserva le tipiche caratteristiche di un palazzo nobiliare a corte e nasconde interessanti testimonianze artistiche. Gli affascinanti tratti medievali del borgo sono facilmente riconoscibili nelle sue pietre. Il basolato nero delle strade, è a tratti bianco per riflettere la notturna luce della luna.

Il borgo è poi divenuto un importante centro produttivo, della colla derivante dall’essiccazione delle pelli animali. La storia ci ha lasciato ben 18 di questi edifici di vera archeologia industriale e dall’insolita forma: le collére. I produttori di colla casollesi divenirono famosi -raggiugendo addirittura le esposizioni universali- grazie all’importanza dei cantieri della Reggia di Caserta, perché il loro prodotto era utile a fissare i preziosi parati di seta leuciana.

Esternamente molto scarna, al suo interno custodisce un pavimento maiolicato e affreschi settecenteschi. È stata scelta per dare il nome all’associazione non solo perché citata nella Bolla di Senne del 1113, ma soprattutto perché era diventato un luogo inaccessibile; chiuso da anni e circondato da una vera e propria foresta.
Seppur non percependo fondi, i volontari di San Rufo rinasce si sono spesi tantissimo per la piccola chiesa al punto tale da riuscire a metterne in sicurezza il sagrato, restaurarne le porte e l’impianto luci interno; oltre al restauro di ben quattro affreschi settecenteschi.
Insomma «Ora – dice Vito – bisogna rafforzare sempre più ciò che abbiamo fatto e mettere in risalto che la storia del territorio casertano nasce proprio a Casolla. Superata la pandemia, abbiamo già in cantiere diversi progetti».
di Francesco Cimmino
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N° 215
MARZO 2021
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