
Il Vice Ministro alla Salute, Pierpaolo Sileri è tra le personalità politiche maggiormente influenti in questo periodo di profonda emergenza da coronavirus, una conseguenza dettata dall’importante incarico che ricopre e della sua esperienza diretta contro il covid-19. In questa intervista esclusiva per Informare, il viceministro Sileri fa chiarezza sui numeri inerenti ai contagiati e analizza diversi punti: dalla dolorosa pagina delle Rsa alla sua proposta “budget di salute”.
«Credo che il numero di contagiati sia tra i 2,5 ei 4 milioni di persone in Italia. Dal punto di vista epidemiologico, i test sierologici che partiranno nei prossimi giorni e che verranno fatti tramite il dispositivo che risulterà validato ci consentirà di avere una mappatura del contagio più esaustiva. Ricordiamo sempre che un uso maggiore di tamponi, accanto ai test sierologici, saranno in grado di darci una fotografia più precisa di chi è contagiato e chi lo è già stato. I due strumenti restano indispensabili».
«Un dramma nel dramma: i nostri anziani, in Italia, sono tra i più curati dal sistema sanitario nazionale ma in strutture come le Rsa, che possono replicare un contagio alla stessa stregua degli ospedali, il contagio è stato facilitato soprattutto dalle mancate protezioni. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo le stime arrivate dai Paesi europei, ha considerato che metà delle morti per Covid-19 sono avvenute all’interno delle residenze sanitarie assistite. Le ispezioni che ho fatto partire da principio per il Pio Albergo Trivulzio, e che sono proseguite nelle altre strutture, così come le indagini della Procura, saranno fondamentali per capire e attribuire responsabilità specifiche. Nel mentre serve un’azione sul territorio per invertire la rotta. Ho sviluppato una mia proposta per rimettere al centro gli anziani ospiti in queste strutture: il budget di salute. Un modello di riconversione della spesa Sanitaria ordinaria che crea percorsi di capacitazione e di restituzione della dignità di vita delle persone fragili perché lavora sul rafforzamento dei determinanti della Salute individuati dall’OMS, privilegiando una dimensione di residenzialità a carattere familiare all’interno di contesti comunitari. Micro strutture che sono inserite nei territori, che non isolano i fragili ma li rendono partecipi della società civile, strutture che permettono un continuo e costante contatto e rapporto con i familiari attraverso percorsi condivisi»
«Credo nel rafforzamento della medicina territoriale, nell’incremento di medici ed infermieri sul territorio e anche nella valorizzazione del personale del nostro servizio sanitario nazionale: per la fase 2, visto che non si è riusciti a farlo fino ad ora, andrà potenziata tutta la rete dei medici di base e dei medici della prevenzione per i luoghi di lavoro. Così come andranno riconosciuti non con una tantum ma con un intervento economico specifico medici ed infermieri da adesso in poi, per tutta la loro vita professionale. In alcuni territori è mancata la medicina territoriale e si è contato sull’eccellente lavoro delle strutture ospedaliere ma questo non è sufficiente, e abbiamo visto che non lo è stato, a presidiare il territorio e dare una pronta risposta ai cittadini malati».
di Antonio Di Lauro e Nicola Dario
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