
«Il governo ha respinto un ordine del giorno che chiedeva semplicemente una cosa di buon senso: fare tutte le verifiche geologiche e sismiche necessarie prima di procedere con il Ponte sullo Stretto. Parliamo di una delle aree a più alta pericolosità sismica del Mediterraneo, eppure la maggioranza ha deciso di ignorare richieste fondate su criteri tecnico-scientifici e standard internazionali», dichiara Sergio Costa.
«L’ordine del giorno, identico a quello già presentato dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, chiedeva studi aggiornati sulla risposta sismica locale, analisi sulle faglie attive, verifiche sul rischio di liquefazione del terreno e modelli avanzati per valutare gli effetti di un terremoto paragonabile a quello devastante del 1908. Non chiedevamo di fermare il progetto per ideologia, ma di garantire sicurezza, trasparenza e rigore scientifico prima dell’avvio della fase esecutiva», prosegue Costa.
«È grave che il governo scelga di accelerare le procedure senza colmare le lacune ancora presenti nel quadro geologico e sismico dell’area dello Stretto. Ancora più grave è il rifiuto di coinvolgere pienamente enti di ricerca e istituzioniaccademiche indipendenti attraverso procedure trasparenti di revisione scientifica. Di fronte a un’opera così impattante e delicata, servirebbe il massimo livello di approfondimento tecnico, non una corsa politica contro il tempo», aggiunge Costa.
«La sicurezza dei cittadini e la tutela di un territorio fragile dovrebbero venire prima della propaganda. Respingere questo ordine del giorno significa assumersi la responsabilità politica di andare avanti senza aver voluto rafforzare le verifiche su rischi sismici e geologici che la comunità scientifica continua a considerare centrali. Noi continueremo a chiedere trasparenza, dati pubblici e valutazioni indipendenti, perché su opere di questa portata non possono esserci scorciatoie», conclude Costa.
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