
Un luogo aperto a tutte le comunità, a tutte le età, ma soprattutto a tutti gli attori economici, esistenti e potenziali. Quale identità migliore se quella del mare, così presente e talvolta invadente a Castel Volturno?
Questo mare, la cui apparente disponibilità è messa in pericolo da un crescente consumo di risorse, dovuto a sviluppo industriale, pesca eccessiva, perdita di biodiversità e di habitat, cambiamento climatico, inquinamento e intensa urbanizzazione delle coste, e tutto questo anche a causa di controlli insufficienti e leggi inadeguate.
Questo mare così ricco di ecosistemi, biologicamente diversi e altamente produttivi, e potenzialmente il maggiore fornitore di cibo, materiali, energia e servizi ecologici. Nell’ultimo decennio, si è assistito ad un crescente interesse verso l’esplorazione del potenziale della risorsa mare e alla definizione di strategie sostenibili alternative per lo sfruttamento di questa preziosa risorsa. Ciò ha portato nel 2012 alla ratifica di un nuovo paradigma, la blue economy, e alla creazione di un nuovo Sustainable Development Goal (SDG), il numero 14, inteso a conservare e usare in modo sostenibile oceani, mari e le risorse marine. Secondo la definizione data dalle Nazioni Unite, “la blue economy racchiude tutti quei settori economici che determinano la sostenibilità d’uso delle risorse del mare” (https://www.un.org/development/desa/en/news/sustainable/blue-economy.html).

di Giuseppe Pace (ISMed-CNR)
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