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Quelli che se ne vanno... e non ritornano!

Donato Di Stasio
Donato Di StasioRedazione Informare
6 gennaio 20204 min di lettura

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Quelli che se ne vanno... e non ritornano!

Dagli ultimi dieci anni, in Italia, stiamo assistendo a percentuali e numeri sempre maggiori di persone che decidono di traferirsi all’estero.

L’ISTAT ha fatto emergere, per il mese di dicembre 2019, dati preoccupanti che testimoniano il crescente flusso di partenze che continuano a mortificare il nostro paese. Dal 2009 ad oggi, infatti, risultano essere 816mila gli italiani che si sono trasferiti all’estero. Un vero e proprio ritorno al passato, visto che ci avviciniamo sempre di più al numero di emigranti che, tra la fine degli anni 50’ e l’inizio degli anni 60’, aveva lasciato la madrepatria in cerca di fortuna. Con queste cifre, secondo una classifica stilata dall’OCSE, l’Italia si annovera all’ottavo posto al mondo in quanto a numero di emigrati.

Dall’indagine effettuata dall’ente di ricerca pubblico salta all’occhio un altro dato allarmante: più del 73% di questi emigrati riguarda la fascia di popolazione compresa tra i 25 e i 34 anni; e di questi, quasi tre su quattro, hanno un livello di istruzione medio-alto. Classifiche e numeri, insomma, che dovrebbero preoccupare le istituzioni e chi ci governa, anche perché la cosiddetta ‘Fuga dei cervelli’ comporta un altissimo costo per lo Stato italiano, sia a livello demografico sia a livello economico. Una fuga, quella dell’ultimo decennio, che costa quasi 16 miliardi di euro, cioè oltre un punto percentuale del PIL italiano, secondo il 9° rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, presentato nel mese di ottobre alla Presidenza del Consiglio. Da quanto emerso dal rapporto, questo è il valore aggiunto che i giovani emigrati avrebbero potuto realizzare se fossero stati occupati nel nostro paese.

“Un fenomeno, questo dell’emigrazione, di cui tutti parlano e cui nessuno presta veramente attenzione, forse sperando che sia solo un fenomeno transitorio”.

Questa l’affermazione di Enrico Pugliese, in concomitanza dell’uscita del suo saggio intitolato ‘Quelli che se ne vanno. La nuova emigrazione italiana’. Il sociologo e accademico calabrese riflette anche sul fatto che, per la legge italiana, non è obbligatorio dichiarare l’espatrio, a testimonianza del fatto che i dati ISTAT siano sottostimati rispetto alla realtà. La riflessione di Pugliese continua, affermando che: “Ci troviamo di fronte un’emigrazione diversa rispetto a quella degli anni 50-60. Questa riguarda in primis i giovani ma soprattutto le donne che, rispetto al passato, si muovono da sole”.

Ma quali sono le mete scelte dalle persone che partono?

Londra si conferma la meta più ambita dai giovani italiani, seguita dalla Germania, dalla Svizzera e dalla Francia. Molti decidono, addirittura, di spostarsi in stati molto lontani dalla loro terra natìa: Stati Uniti, Brasile, Australia, Emirati arabi. Negli ultimi anni si registra anche una forte affluenza di italiani nei paesi scandinavi e in Europa orientale. Il motivo principale che spinge queste giovani promesse del mondo della scienza, dell’informatica, della medicina, della ricerca a lasciare i loro affetti e la loro terra è sicuramente la mancanza di un lavoro ben retribuito, la mancanza di tutela da parte delle istituzioni e forse la mancanza di stimoli che essi sperano di trovare altrove. Vincenzo Maio, segretario di Fillea Cgil Campania, parla di mancanza di prospettive in Italia da parte dei giovani. La dichiarazione di Maio aiuta a far riflettere sul fatto che quello dell’emigrazione è un problema che non riguarda solo le regioni del sud, ma soprattutto quelle del nord. Imperia e Bolzano, infatti, sono le province da cui partono più persone e da Milano si scappa di più rispetto a Napoli. Siamo alle prese, quindi, con una situazione difficile da gestire e le famiglie italiane continuano a sperare in un forte incentivo da parte dello Stato per questi giovani che se ne vanno.. E non ritornano!

 

di Donato Di Stasio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°201 – GENNAIO 2020

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  • #emigrazione
  • #estero
  • #giovani
  • #ISTAT
  • #italiani
Donato Di Stasio
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