
Il tango e uno spettacolo dedicato alla sua storia, alla sua evoluzione: questo è stato messo in scena il nove agosto nella splendida cornice dell’Anfiteatro Cordeschi ad Acquapendente grazie alla regia di Valentina Izzo.
L’anfiteatro viterbese inaugurato nel 1938, per volontà della famiglia Cordeschi che ne volle la costruzione con l’obiettivo di soddisfare, a quei tempi, le esigenze delle nuove generazioni che chiedevano spazi più ampi e adeguati per gli spettacoli ricorda, per forma e dimensione, alcuni dei più famosi Teatri Elisabettiani.
Lo spettacolo Raccontango ideato da Annarita Capone e coreografato insieme a Catia Marignetti ha visto la Compagnia degli sfacciati danzare su musiche di Carlos Gardel, Astor Piazzolla e tanti altri.
Si sono alternati momenti dialogati, musica e ballo, il tutto per dire, raccontare, con grande vigore ed energia quanto sia stata tormentata la storia del tango nel corso dei secoli.
Le sue origini risalgono alla fine del XIX secolo nei quartieri popolari di Buenos Aires e Montevideo. Qui, nei porti e nelle zone più vivaci delle città, gli immigrati europei (soprattutto italiani e spagnoli) portarono con sé le loro musiche e i balli tradizionali, che si mescolarono ai ritmi africani e alle melodie locali.
Il tango nasce da una commistione di stili e speranze: gli immigrati arrivati in Argentina per fuggire dalla povertà, dalle guerre e dalla fame spesso si ritrovarono a condurre una vita assai misera e piena di rimpianti.
Ondate di immigranti provenienti non solo da altre nazioni, ma da altre città e dalle campagne invadevano le nascenti metropoli in cerca di lavoro. L’abbondanza di manodopera rendeva i salari molto bassi. Le condizioni di vita non erano affatto delle migliori. Quel sogno tanto sperato di una terra provvida e piena di ricchezze presto si trasformò in una chimera.
Che senso ha abbandonare la propria patria e i propri affetti per vivere in condizioni se non uguali addirittura peggiori?
I lavori offerti agli immigranti erano tra i più duri. L’indigenza e la precarietà conducevano famiglie di Italiani, Francesi, Ungheresi, Ebrei e Slavi, cui presto si unirono schiavi liberati e Argentini della seconda e terza generazione, provenienti dalle pampas, a convivere insieme in squallidi appartamenti in quartieri che venivano costruiti dal nulla, detti Orilla. Nei vicoli dell’Orilla questo popolo avvilito non condivideva solo fame e disperazione, ma anche tradizioni etniche e identità culturali.
Le condizioni di vita che i nuovi argentini trovarono in questa terra sconosciuta, come già detto, non erano quelle promesse. Si fece ben presto spazio la malinconia e un forte desiderio di fuga. Tutto ciò trovò espressione nella musica e nel canto, successivamente nella danza.
Vista la sua natura licenziosa il tango in origine era ballato tra uomini. Questi danzavano per esercitarsi, migliorare lo stile. Poi e diventato la danza fatta con le prostitute, le donne lascive.
Proprio per il suo fascino lascivo il tango conquistò rapidamente i salotti eleganti di Buenos Aires e, da lì, l’Europa, diventando un fenomeno di moda a Parigi e poi in tutto il mondo.
Solo allora, con il suo dirompente diffondersi, la donna ha potuto avere accesso al tango e gli ha donato qualcosa di unico: la sua spiccata sensualità.
Il tango è un intreccio di corpi che trovano espressione nei gesti e nello sguardo. A muoversi sulla pista non sono solo due sagome, ma due anime accompagnate dalla musica. Una musica che ben presto diventa unica, dando vita a una forma d’arte a sé stante.
Le canzoni, infatti, spesso struggenti e malinconiche, raccontano storie di amori perduti, nostalgia e sfide quotidiane.
Voce distinguibile di questo nuovo linguaggio musicale malinconico e profondo diventa il Bandoneón: uno strumento musicale, una sorta di fisarmonica inventata da Heinrich Band usata in Germania, originariamente in ambito religioso.
La danza dava agli immigrati la possibilità di lasciarsi andare nella nostalgia per un più felice passato, di provare un momentaneo attimo di piacere nel presente e di sognare un futuro migliore; poi, la musica gioiosa e i ritmi sincopati portavano con sé il senso del momento, un attimo di fuga temporanea, la possibilità di dimenticare e dare spazio a nuove sensazioni positive.
I parolieri descrivevano una visione fatalistica delle loro sfortunate condizioni sociali, cui spesso associavano la vergogna di deludere e tradire la loro classe sociale, la famiglia, gli amici e la nostalgia per i tempi perduti e gli amori sfuggiti. Il tango divenne così, quasi automaticamente, una metafora della vita stessa.
La Compagnia degli sfacciati nel ripercorrere le diverse tappe storiche ha voluto ricordare anche il periodo caratterizzato dalla pandemia Covid-19. Questo periodo ha determinato per il tango un momento di forte crisi.
Il distanziamento ha portato alla chiusura di molte scuole e molte sale, alla perdita di tante attività.
I Ballerini in scena hanno dato consistenza a un tango nero, vestito a lutto con mascherina. Le persone hanno ballato a distanza, ma nel loro fare fisicamente distaccato si è fortemente percepita una vicinanza, un amore, una sensualità carica di gesti e di passione. Proprio questi elementi dopo diversi secoli ci portano ancora a parlare e ad apprezzare il tango.
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