
Il professore Umberto Ronga, costituzionalista e professore di Diritto parlamentare presso l’Università di Napoli Federico II ha partecipato all’incontro organizzato dai ragazzi del forum dei giovani di Caserta, nell’ambito di un progetto di sensibilizzazione sulle tematiche della cittadinanza attiva, tenutosi il giorno 18 settembre alla villetta Giaquinto di Caserta. L’incontro è stato aperto e presentato da Adele Vairo, assessore alle politiche giovanili, la quale, coadiuvata dal presidente del forum dei giovani di Caserta e dal tesoriere dei forum regionali, ha mostrato pieno sostegno alle iniziative di questo vitale presidio culturale e sociale della città. Il grazie della nostra redazione a questi giovani e ambiziosi ragazzi il cui impegno è rivolto costantemente a rendere la propria città un luogo attivo, ricco di opportunità con cui confrontarsi e crescere.
«Le modifiche convalidate dal referendum non entreranno in vigore nell’immediato ma a partire dalla successiva legislatura o dal primo scioglimento delle camere, non prima che sia trascorso un tempo di 60 giorni per la definizione dei nuovi collegi elettorali. Il tema del voto riguardava la riduzione del numero dei parlamentari. Il taglio prevede la riduzione di circa 1/3, precisamente poco più del 36,5% dei parlamentari. Gli attuali 630 deputati diverranno 400; gli attuali 315 senatori diverranno 200; viene fissato a 5 il numero dei senatori a vita, superando così un dubbio interpretativo relativo all’art. 59 Cost. Ci saranno inoltre riduzioni per quanto riguarda la rappresentanza politica regionale e la rappresentanza delle circoscrizioni estere».
«Quando nacque la nostra Costituzione, in un clima difficile ma improntato alla collaborazione fra gli attori politici in campo, i padri costituenti non stabilirono numeri fissi di rappresentanza. Ciò che essi consideravano fisso e immutabile era il rapporto fra rappresentati e rappresentanti. Essi avevano previsto la presenza di 1 deputato ogni 80’000 abitanti ca. o frazioni superiori a 40’000; 1 senatore ogni 200’000 abitanti ca. o frazioni superiori a 100’000. Questo criterio variabile fu superato nel 1963 quando la legge costituzionale n°2 del ’63 adottò il numero fisso di 630 deputati e 315 senatori, numeri previsti negli attuali art. 56-57 della Costituzione. Quel rapporto originario fra rappresentati e rappresentanti è variato nel corso del tempo e verrà ad allargarsi ulteriormente in seguito al prossimo taglio. Dobbiamo però anche considerare che oggi la rappresentanza dei cittadini non si esprime esclusivamente in una dimensione parlamentare: vi è rappresentanza anche a livello regionale e sovranazionale. Dal 1970 è in corso un processo di rafforzamento dell’ente regionale e nel 2001 le regioni hanno conquistato la capacità di approvare leggi. Dall’altra parte vi è una rappresentanza di livello europeo che noi contribuiamo a eleggere direttamente. Esiste un principio, quello della sussidiarietà che prevede il concorso e la distribuzione di competenze fra questi tre livelli».
«C’è di sicuro il dato quantitativo, di ciò tanto si è discusso, ma non è certo l’unico fattore a determinare la qualità della rappresentanza politica. Vi sono altri fattori, quali: la competenza, l’onestà dei rappresentanti e la loro capacità di riflettere le opinioni dei cittadini e di convertirle in decisioni utili a perseguire il bene comune. La qualità di una democrazia rappresentativa si regge poi: sullo sviluppo di un’opinione pubblica, favorita da una buona e libera informazione, che sappia stimolare coscienza critica e capacità critica dei cittadini e sulla capacità di trovare punti di equilibrio fra i soggetti e i poteri che entrano in gioco. Aggiungo che una buona democrazia rappresentativa dovrebbe prevedere: una legge sulle lobby, su quei gruppi di interesse che esercitano pressioni sugli uomini politici al fine di ottenere provvedimenti a proprio favore e una legge sui partiti politici che non vada a vincolare l’autonomia della politica ma ne rafforzi, invece, quel metodo democratico sancito dall’art. 49 della costituzione. È auspicabile mettere nelle mani dei cittadini la scelta dei propri rappresentanti, ed è auspicabile che all’interno del sistema partitico si generino percorsi virtuosi di competizione fra i candidati e di attuazione del metodo democratico».
«Il tema è abbastanza ampio, le funzioni del Parlamento non sono immediatamente determinate dalla modifica del numero dei parlamentari. Dobbiamo ora capire se l’esito del referendum contribuirà a sviluppare una serie di interventi di revisione che vertono principalmente su tre argomenti: la legge elettorale, i regolamenti parlamentari, il superamento del bicameralismo. Questi interventi bisogna giudicarli imprescindibili. È necessario un intervento di adeguamento ai nuovi numeri della vita del Parlamento».
di Nicola Iannotta
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