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“Ricordi a quattro corde”: la musica napoletana attraverso i ricordi

Redazione Informare
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5 maggio 20216 min di lettura

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“Ricordi a quattro corde”: la musica napoletana attraverso i ricordi

“Ricordi a quattro corde”: Massimo Abruzzese ripercorre la grande musica napoletana

La rottura con il passato, la nascita di stimoli inediti in grado di stravolgere una tradizione millenaria, la necessità di urlare la propria identità e di rivendicarne la dignità: questi sono solo alcuni dei fili conduttori che hanno portato alla nascita del Neapolitan Power, un movimento culturale di frattura armonica che tratteggia il background musicale della Napoli degli anni ‘70. Si tratta di un orientamento artistico che trova sfogo nella musica facendone un genere che parte dal basso e che riecheggia fino ai giorni nostri tra i vicoli della bella città partenopea a colpi di chitarre e batterie; un viaggio sulle note che raggiunge l’oltreoceano e che farà ottenere alla musica napoletana riconoscibilità internazionale.

Testimone di quest’epoca d’oro, Massimo Abbruzzese che ha contribuito attivamente all’impresa culturale partenopea come produttore discografico delle eccellenze del periodo: Pino Daniele, Enzo Avitabile, Tony de Piscopo e molti altri. Attualmente direttore di Musicisti Associati, Abbruzzese si è occupato, in collaborazione con Gino Aveta, della realizzazione del libro “Ricordi a Quattro Corde”, un tributo in memoria del grande contrabbassista napoletano Rino Zurzolo, uno dei massimi rappresentanti, assieme a Pino Daniele, del Neapolitan Power.

Da dov’è nata la tua passione per la musica e il tuo interesse riguardo la formazione e il perfezionamento degli aspiranti musicisti?

«Giovanissimo, a 22 anni, ho iniziato una collaborazione lavorativa con il celebre produttore discografico Willy David, “mente” dei migliori dischi del Neapolitan Power. È iniziato così un periodo della mia vita contrassegnato da concerti e produzioni di dischi durante il quale ho avuto l’opportunità di stare a contatto con i più noti artisti del periodo: Nina Bonocore, Daniele Fossati, Lucio Dalla, Enzo Avitabile, fino a quando nel ‘96 ho deciso di rilevare Musicisti Associati, dedicandomi a tempo pieno alla didattica ed appassionandomi alla formazione dei giovani, tanto da considerarla una seconda casa. Lavorare con i ragazzi è estremamente gratificante, contribuendo alla loro crescita artistica, vivendo con loro giorno per giorno, mi rendo conto che come noi adulti ci occupiamo dell’istruzione dei giovani, allo stesso tempo loro insegnano qualcosa a noi in un perfetto scambio umano e sociale».

In che modo l’associazione guida gli studenti nel mondo della musica e come intende sostenerli nel raggiungimento dei loro obiettivi?

«Il nostro compito, mio e di Musicisti Associati, è quello di preparare gli aspiranti musicisti con energia e passione. La minuziosa attenzione alle variegate esigenze delle nuove generazioni di musicisti ci rende oggi un punto di riferimento del Mezzogiorno. La scuola vanta di una rosa di insegnanti fra i più preparati d’Italia e offre numerose borse di studio con lo scopo di aiutare gli studenti anche dal punto di vista economico. La nostra “missione” è quella di stimolare ogni singolo studente nell’esprimere il suo massimo potenziale creativo attraverso lezioni didattiche anche individuali. Sono infatti molti i ragazzi che, grazie alla nostra struttura, sono ora professionisti della musica: Greta Zuccoli che ha partecipato a Sanremo Giovani, Daria Huber che ha concorso per X Factor, ma anche docenti e musicisti».

Hai collaborato alla stesura del libro “Ricordi a quattro corde”. Qual è stata l’ispirazione che ti ha portato a dedicarti a questo progetto?

«Non la definirei una vera e propria ispirazione, semplicemente la volontà di onorare l’arte e la memoria di un musicista, Rino Zurzolo, un artista che ha fatto onore alla città di Napoli e con cui io e Gino Aveta abbiamo avuto la fortuna di coltivare una bellissima amicizia. Portatoci via prematuramente da un brutto male, Rino ha sempre vissuto questa situazione con estrema dignità e pacatezza, facendo ciò che amava fin quando ha potuto; questo tragico evento ci ha certamente devastati, complice il fatto che siamo entrambi coinvolti direttamente nella medesima battaglia contro il male che lo ha colpito . È con l’evento in suo onore “Happening con note e parole” tenutosi presso la Casina Pompeiana, che a me e Gino è venuta l’idea di mettere nero su bianco le testimonianze di oltre settanta tra familiari, amici e colleghi di Rino a dimostrazione del suo grande contributo sia umano che musicale alla cultura partenopea».

Qual è il tuo più bel “ricordo a quattro corde”?

«Uno dei “ricordi a quattro corde” che conservo con maggior piacere di Rino risale ai primi tempi della nostra collaborazione, eravamo entrambi molto giovani, eppure risultava già impossibile non notare il talento di Rino: aveva uno stile che tutti riconoscevano, il suo suono non si confondeva con gli altri e la sua timbrica portava, indelebile, la sua firma. Ci trovavamo in un caffè a Roma, ascoltando il trombettista di fama internazionale Chet Baker suonare un pianoforte a coda bianca mentre sorseggiava un bicchiere di whisky, nel mentre Rino mi esaltava la bravura di questo artista, colpito dal suo talento. La sera stessa, lo stesso Chet, mi parlava di Rino essendone profondamente colpito sia dalla tecnica che dalla musicalità. Ciò che più mi ha affascinato dell’atteggiamento di questi due meravigliosi artisti è il loro modo pacato e sinceramente sentito di stimarsi l’un l’altro eppure non sviolinandosi a vicenda, sintomo questa di estrema umiltà e genuinità».

Ad oggi secondo te com’è possibile valorizzare e incoraggiare la tradizione musicale napoletana?

«Purtroppo al giorno d’oggi la tradizione di una delle più rappresentative culture al mondo, qual è quella partenopea, non viene valorizzata quanto dovrebbe. Il popolo napoletano gode di una tradizione musicale con sonorità precise che la contraddistinguono dalle altre rendendola unica e inimitabile. Non esiste la musica milanese o la musica  siciliana, ma esiste la musica napoletana come genere musicale specifico, cuore pulsante che rende viva e indimenticabile la nostra città. Per favorire la cultura è innanzitutto fondamentale conoscere le proprie radici e le proprie origini, ma allo stesso tempo è necessario scavalcare le barriere ed eliminare i confini; si scoprirà così un mondo ricchissimo di prospettive. L’ascolto e il rispetto, sia del vecchio che del nuovo, sono in quest’ottica fattori inscindibili; è anche per questo che ritengo sia di primaria importanza il costante incoraggiamento dei giovani, di nuove tecniche e stili».

di Chiara Gatti

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°217

MAGGIO 2021

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  • #massimo abruzzese
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