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Saticula, la città perduta

Francesco Cimmino
Francesco CimminoRedazione Informare
3 febbraio 20215 min di lettura

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Saticula, la città perduta

La storia dell’importante centro commerciale dei sanniti

Il nostro amato territorio è un bazar di tesori lasciati da chi lo ha vissuto. Ma mentre pochi tesori vivono alacremente il presente, molti di questi finiscono nel dimenticatoio. Come la città perduta di Saticula. Importante centro commerciale della Confederazione sannita, era la vera porta del Sannio antico e sorgeva in un luogo strategico, tra il Taburno, il Partenio e i monti Tifatini.

Affrontando una rapida ricerca sul web si scopre che la sua posizione non è ancora certa; nonostante ciò, per la localizzazione dell’abitato sannita esistono due scuole di pensiero. Infatti, mentre il sito istituzionale del Comune di Sant’Agata de’ Goti ne descrive l’origine proprio in Saticula, Treccani riporta l’ipotesi che, dovendo la città essere all’imbocco delle famose Forche Caudine, la sua posizione poteva dunque ragionevolmente essere nei pressi della Stretta di Arpaia.

Ed infatti è proprio questa la parte più interessante della storia. La posizione di Saticula si intreccia con un altro importante mistero, ad essa collegata: le famose Forche Caudine. Per poter capire il collegamento tra i due misteri dobbiamo fare un salto nel tempo di circa duemila anni, attraverso le parole di Tito Livio.

In questo luogo accadde uno dei fatti più incresciosi della storia dei romani; che furono ingannati, sconfitti e derisi proprio dai Sanniti, durante quelle guerre per l’egemonia del sud Italia. La sfortunata legione romana diretta nelle Puglie, attraverso un intelligente stratagemma fu indirizzata ad attraversare le strettoie di Caudium – l’attuale Montesarchio.
«Due gole profonde, strette, ricoperte di boschi, congiunte l’una all’altra da monti che non offrono passaggi, delimitano una radura abbastanza estesa […]; ma per arrivare a quella radura bisogna prima passare attraverso la prima gola; e quando tu l’abbia raggiunta, per uscirne, o bisogna ripercorre lo stesso cammino o, se vuoi continuare in avanti, superare l’altra gola, più stretta e irta di ostacoli».
Approfittando della morfologia delle montagne, i Sanniti bloccarono la strada con grossi tronchi alla legione romana che a questo punto non poteva tornare più indietro, perché anche la prima gola appena passata era sbarrata. Intrappolati e sbigottiti, erano ormai sconfitti; il popolo italico non li finì, costringendoli ad una resa. I soldati romani così furono costretti a rimpatriare seminudi, feriti e disarmati, dopo aver subito sevizie e schernimenti, come passare sotto il giogo delle spade. Da qui il famoso detto, passare sotto le Forche Caudine, ovvero subire una grave umiliazione.
Ma Roma, si sa, non dimentica. L’atteggiamento dell’esercito sannita ne definì pertanto la sua fine. Alcune fonti, infatti, riportano che sull’onta della rabbia i romani si organizzarono e tornarono nel luogo della sconfitta proprio per dimostrare la propria forza, radendo al suolo l’interno abitato di Saticula. Ed ecco che le due storie ne diventano una sola.
Informareonline-Saticula-1
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Necropoli dell’antica Saticula in località Faggiano
E allora viene da chiedersi, perché abbiamo perso totalmente le tracce di questi luoghi?
In effetti non è proprio così. Nonostante i romani abbiano rimosso la localizzazione di questi luoghi dai loro scritti, qualche traccia siamo riusciti ad individuarla. Al supporto della narrazione abbiamo contattato l’archeologo Antonio Salerno – direttore dei Musei archeologici di Alife, Maddaloni, Teano, Montesarchio. Confermando il racconto fatto fin ora, ha aggiunto: «grazie ai recenti scavi e saggi fatti nel territorio di Sant’Agata de’ Goti, possiamo immaginare con discreta certezza che alle falde del Taburno vi era un’antica città e che questa potesse essere proprio Saticula. Risalgono al 1700 i primi rinvenimenti della sua necropoli, ad opera del ricco arcidiacono Rainone, di cui si conserva in città proprio la collezione. I vasi più importanti, oltre al bucchero di origine etrusca, sono quelli provenienti dalla scuola di Peastum, di ellenica fattura, a significare la ricchezza artistica e commerciale di questo luogo nevralgico del territorio caudino».
Informareonline-Saticula-2
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Cratere del ratto di Europa, del ceramografo Assteas, della scuola di Paestum, ritrovato in una delle tombe di Saticula. Restato in esposizione fino al 2005 al Getty Museum di Los Angeles, è poi tornato in Italia grazie alle complesse indagini dei Carabinieri.
E prosegue, rincuorandoci che: «il territorio ha certamente subito delle variazioni nel corso del tempo ad opera dell’uomo, ma il profilo delle montagne attraversando l’Appia e salendo verso Arpaia e Forchia ancora oggi ci appare come un valico, che si restringe, ed è in quella zona che probabilmente erano poste le Forche Caudine».
Gli interrogativi però restano, perché gli studi non sono ancora terminati. Forse riuscire a risolvere con certezza uno dei due misteri ci potrà permettere una più precisa ricostruzione; ma anche restare nel dubbio e farci trasportare dal fascino del mistero potrebbe essere una strada.

di Francesco Cimmino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE NUMERO 214
FEBBRAIO 2021

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  • #Antonio Salerno
  • #città perduta
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Francesco Cimmino
Redazione Informare

Francesco Cimmino

Sono nato a Caserta il 31 Gennaio 1992. Architetto, Fotografo Professionista, Istruttore Minibasket. Gli studi e le altre passioni mi hanno condotto sul sentiero della fotografia: una coincidenza necessaria, fare Architettura ed essere figlio di un grafico pubblicitario appassionato di fotografia. Ho praticato la fotografia in maniera amatoriale per molti anni e non ho mai smesso di sperimentare, tra l'analogico e il digitale, continuando costantemente a studiare i maestri del passato e quelli contemporanei. Sono convinto che il concetto bressoniano di fissare l'eternità in un attimo e quello basilichiano di sguardo lento siano pressoché la stessa cosa: una buona foto è il risultato di una intensa connessione con l'ambiente, che si deve dunque conoscere, riconoscere, identificare. Basta seguire tre passi: SEE, SELECT, SHOOT.

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