Se abbiamo coraggio abbiamo prima di tutto paura ma poi bisogna trovare in un modo o nell’altro la forza per andare oltre. In questo senso scegliere è indispensabile e solo scegliendo diamo significato a quello che siamo, liberamente. Ed in questo coraggio di fare delle scelte è il leitmotiv del Festival dell’Impegno Civile, perché nella scelta si sostanzia tutta la nostra vita.

Il festival dell’impegno civile nasce dalla necessità di contrastare la pervasiva violenza esplosa nel nostro territorio negli anni e che ha raggiunto l’apice con la tristemente nota strage di San Gennaro e con l’uccisione di innocenti che hanno avuto la sola sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato o nel momento sbagliato.
Ebbene, per contrastare le mafie in genere, numerosi cittadini ed associazioni di volontariato hanno deciso di fare ‘qualcosa’, di farla tutti insieme (anche se all’inizio erano pochi ed avevano paura) e continuare in contrapposizione alla malavita. Non è stato facile, non è facile ancora oggi dopo nove anni di attività eppure si continua a lavorare quotidianamente, con piccoli gesti ma concreti per educare alla cittadinanza attiva e per sensibilizzare tutti all’impegno civile.
Questo il file rouge che unisce tutti festival dell’impegno civile e le tappe di ciascun festival. Quale che sia la sede scelta per le manifestazioni è sempre e comunque un bene confiscato alla camorra, un luogo nato per fini malavitosi e trasformato, grazie all’impegno civile, in luogo di crescita e di vita sociale, di costruzione del bene, di recupero psicosociale, di reinserimento sociale, di lavoro, di formazione ed educazione alla cittadinanza democratica.

Nel contempo, è stata coinvolta anche la seconda Università di Napoli per un progetto di ricerca utile alla riqualificazione dell’intero Parco, grazie anche al lavoro dell’Amministrazione e delle Associazioni del territorio.
Queste, col loro impegno e con la loro energica passione, sono le uniche capaci di lasciare un segno simbolico in contrapposizione al potere.
Lo stesso consigliere delegato ai beni confiscati, Alessandro Buffardi, pone l’attenzione sul “valore simbolico delle attività che si realizzano sui beni e che costituiscono un miglioramento di un pezzetto d’Italia e non solo di Castel Volturno”.
È infatti grazie al lavoro delle Associazione di volontariato, ricordano i diversi rappresentanti presenti, che trova realizzazione il principio di sussidiarietà sancito nell’art. 118 della Costituzione Italiana e grazie al quale il cittadino non si trova solo quando le istituzioni non riescono a soddisfare le loro necessità.

Non mancano gli interventi delle Associazione presenti sul territorio che si interrogano su quanto possa durare il loro lavoro se rimangono troppo tempo da sole e senza che le Istituzioni deputate alla loro organizzazione siano presenti. E da qui parte una dura accusa mossa da Elena Pera, presidente dell’Associazione Arca ed impegnata da anni nel recupero di minori e famiglie a rischio di emarginazione sociale sul territorio di Castel Volturno: “Noi volontari ce la stiamo mettendo tutta, con impegno personale e dedizione assoluta per costruire una rete sociale sempre più fitta ed ampia coinvolgendo tutti i soggetti istituzionali e non ma devo tristemente registrare una grande assenza dell’Ambito sociale C10. Dovrebbe essere il capofila nell’organizzazione delle attività sociali ma di fatto non conosce le associazioni del territorio e non ci meraviglia l’assoluta carenza delle stesse nella programmazione sociale. Tuttavia, non disperiamo che qualcosa possa cambiare: continueremo ad invitare e sollecitare, a spronare e coinvolgere tutti”.
Stare insieme per….è il tema su cui discutere ed ognuno è stato invitato a riflettere sulla motivazione che li spinge a stare insieme.
Qual’è il nostro motivo, quale la nostra mission nel mondo e su questo territorio? Avere il coraggio di fare delle scelte non significa essere un eroe ma prima di tutto avere cuore. 
Annamaria La Penna
annamarialapenna@gmail.com
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