
“Una bistecca alta tre dita sommersa da una montagna di patate croccanti”! Non siamo in una Steak House qualsiasi, siamo nel mondo di Tex: è la più classica delle ordinazioni di Kit Carson. Non sappiamo in quale macelleria si sia rifornito il cuoco del ristorante o bettola di turno in cui i pards bonelliani si recano. Ma, se grazie ai miracoli compiuti dalla letteratura e dai fumetti fossero passati due secoli prima in quel di Bologna, allora forse la loro bistecca sarebbe stata fornita dalla famiglia Canobbi, grandi commercianti di carne, il cui lavoro e prodotto fu immortalato con la commissione di un celebre dipinto ad Annibale Carracci, forse una sorta di manifesto pubblicitario ad elevato contenuto di valore estetico: la Grande Macelleria, un tempo posseduta dai Gonzaga, poi da Carlo I Stuart, nel 1627, ed ora alla Christ Church Picture Gallery di Oxford.
In un attimo il nostro cuoco di Kit Carson ha cambiato macelleria, ha compiuto un altro salto nello spazio e nel tempo, piombando nel mezzo del più noto mercato siciliano a metà degli anni ’70, la Vucciria, o meglio la Vucciria di Guttuso. Si signori, perché quella natura morta di cui parla Andò è protagonista di questo quadro, la Vucciria, ma i quadri, intenzionalmente o meno, dialogano fra di loro, si citano, si rimandano, si rendono omaggio. Il quarto di bue di Guttuso appartiene allo stesso animale appeso nella macelleria bolognese di Carracci. La verità nutre l’immaginazione, la bistecca di Kit Carson è tanto più reale quanto più il cuoco della nostra fantasia può frequentare i mercati dell’arte, riconoscendo e apprezzando le merci che gli artisti si scambiano anche a distanza di secoli.
di Roberto Nicolucci
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°227 – MARZO 2022
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