
Vincenzo Tedesco è un influencer campano classe ’97 che ha spopolato sul mondo di YouTube grazie alla sua ironia e ad un immancabile sorriso. La sua vita, però, non è stata sempre rose e fiori, anzi. Nel suo libro “Proud of me – Ditemelo adesso che sono sbagliato”, Vincenzo racconta la sua storia: la storia di ragazzo che si è fortificato, facendosi strada tra le discriminazioni e le insicurezze, trovando il coraggio di emergere sul web.
«Alle superiori avevo un gruppo su WhatsApp in cui c’ero solo io e dove scrivevo tutte le idee che mi venivano in mente. Un giorno scrissi “Proud of me” che doveva essere il titolo di una serie tv che avrei voluto fare o di un libro che avrei voluto scrivere. Ho sempre saputo di avere una storia da raccontare, ma ho aspettato di essere pronto a sentirmi completamente vulnerabile. E quest’anno, avendo anche tanto tempo per stare a casa, mi sono detto “lo faccio”».
«Assolutamente sì. Alla fine del libro, infatti, ringrazio tutte le persone che mi hanno fatto vivere momenti in cui ho dovuto inevitabilmente trovare la forza per reagire, perché senza di loro o senza tutto ciò che mi è accaduto, credo che non sarei quello che sono adesso. Ad oggi mi rendo conto che mi hanno fortificato e dato coraggio e voglia di affrontare qualsiasi cosa».
«Io credo che tutti vivano a pieno la fase adolescenziale, chi in modo più leggero, chi più pesante. Quando sei piccolo, e quindi inesperto, un problema grande ti sembra enorme e a quel punto sta tutto nel come reagisci. Non so se mi avrebbe aiutato qualcuno che capisse le mie sofferenze, però sicuramente il protagonista di Glee lo ha fatto. Per me era come se fosse reale: nessuno mi capiva e lui è stato come un migliore amico».
«Penso di aver trovato lo spazio per esprimere me stesso: è arrivato un momento in cui sono esploso per tutto quello che avevo accumulato e mi sono reso conto di essere fatto di mille colori. Ora non mi sento diverso, anzi. Ogni giorno sento di riscoprire una piccola parte di me, che prima avevo lasciato inespressa, perché in contrasto con quello che mi circondava. Ad oggi sono me stesso».
«Sui social i follower ti sembrano solo un numero ed è difficile concretizzarlo, soprattutto se sei partito da zero come me. Ma agli eventi realizzo il tutto e resto senza parole: ogni volta è come la prima, ancora non sono abituato. Quando incontro i miei fan, che mi ringraziano per averli aiutati in determinate situazioni, capisco veramente quanto conta ciò che faccio. E in quei casi mi sento un po’ Kurt Hummel e sono felice».
«Agli eventi è successo che sono saliti sul palco ragazzini che mi hanno ringraziato per aver trovato la forza di fare coming out, di lottare contro un bullo o di sorridere nonostante i brutti momenti. Mi hanno detto talmente tante cose, che ho capito di avere questo “potere”. Si sogna sempre di avere un superpotere come i supereroi e io ho scoperto di avere questo: senza rendermene conto, con una risata, riesco a far stare bene anche gli altri».
«Mi ha aiutato tantissimo, perché prendendomi in giro da solo, non soffrivo più come prima quando lo faceva qualcun altro. Nel libro l’ironia è stata una chiave che ho voluto inserire. Ho avuto una persona, Alessandra, che mi ha aiutato a scrivere e mi sono reso conto che a volte toccavamo argomenti pesanti e volevo far capire che nonostante le difficoltà, ora sono in grado di riderci sopra e di trovare il lato positivo».
«Infatti, le persone pensano che in questo libro si parli unicamente di omosessualità, ma in realtà questo è solo uno dei temi. Il messaggio che voglio mandare è che ho ricevuto discriminazioni di ogni tipo, come le ricevono tante persone, e vorrei che questo libro fosse rivolto a tutti».
«È stato fondamentale, anche se avevano paura che mi esponessi per le persone che potevano farmi del male. Gli ho fatto capire, però, che non volevo vivere con la paura in un mondo in cui non potevo essere me stesso, preferivo rischiare ed essere libero di esprimere ciò che sono. Per lo stesso motivo, erano anche contrari alla mia attività sui social, perché sul web diventi ancora più vulnerabile, sei più colpibile e sotto l’occhio del ciclone, ma ho deciso di farmi coraggio lo stesso».
In “Proud of me” si legge la storia di un ragazzo che è riuscito ad imporre al mondo tutte le sue sfumature, nonostante le difficoltà. La verità, però, è che non dovrebbero sussistere così tanti ostacoli alla libertà di esprimere sé stessi, che, come diritto umano, dovrebbe essere garantita a tutti.
di Silvia De Martino
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N° 217
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