Entriamo nel mondo di Alessandro Ciambrone, un mondo fatto di tele, pennelli e colori. Un pittore che aggiunge ai suoi dipinti le tecniche d’architettura imparate all’università. Entriamo nel suo studio, che magicamente diviene casa sua, per iniziare un viaggio all’interno della vita e dei segreti di un artista. «Quando ero bambino disegnavo, sempre. Ero solitario, mi sedevo al tavolo del ristorante dei miei genitori e con un foglio e dei pastelli iniziò, quasi inconsapevolmente, la mia passione verso questo mondo».
Iscritto successivamente ad architettura, Alessandro riesce a vincere un primo concorso nazionale e un secondo poi con la sua tesi di Laurea. «Vinsi una borsa di studio internazionale negli Stati Uniti – ci racconta l’artista- «arrivai primo in Italia, il mio progetto, sullo sviluppo economico del sud Italia, riguardava Castel Volturno. Feci un’analisi comparativa sulle fasce costiere di Napoli e Los Angeles, con un focus sul nostro territorio, Malibù e Santa Monica».
Dopo sei anni passati all’estero tra Irlanda, Francia e Stati Uniti, Ciambrone torna in Italia perché vincitore di un dottorato in ricerca, quest’ultimo darà il via al suo lavoro in collabo-razione con l’Università della Campania, dipartimento di architettura, e poi successivamente con il Centro di Competenza Regionale sui Beni Culturali .Come si avvicina il nostro architetto alla pittura? «Fui nominato direttore del Museo d’Arte Contemporanea di Capua, passavo molto tempo lì… guardavo gli artisti dipingere e poco tempo dopo iniziai a farlo anch’io. Ebbi successo, postavo le immagini dei miei quadri sui social e iniziai a vendere le mie opere. Questa mediazione diretta che utilizzavo per rendere noti i miei quadri, funzionava».
Con le sue tele Alessandro riesce con il tempo a sviluppare il concetto di portare il “bello” anche nei luoghi dove la sofferenza regna sovrana, parliamo di ospedali o il centro Anti-Violenza bambini e donne a Napoli. Ma non solo, anche nei luoghi di lavoro, fabbriche importanti, imprese, insomma porta il colore nel luoghi grigi del territorio. A questo punto ci chiediamo come mai, un architetto, un artista affermato decide di stabilirsi a Castel Volturno, e così lo chiediamo subito. «Mi piace pensare come un medico, salvare un malato grave come questo territorio per un architetto può essere molto più interessante di un opera di restyling per Bulgari. Nel mio mondo di valori, venendo da una famiglia di persone umili, ho cercato di dare un senso etico al mio lavoro e alla mia passione: recuperare social-mente, economicamente e culturalmente Castel Volturno».
Quale pensi che sia l’elemento distintivo delle tue opere?
«I miei quadri sono caratterizzati da un’apparente semplicità espressiva. Ma se si guarda in profondità si potranno notare rapporti geometrici precisi, proporzioni auree, costruzioni geometriche imparate grazie agli studi di architettura, rapporto fra luci e ombre… Insomma tutto quello che è il mio bagaglio scientifico e culturale». Alessandro decide inoltre di dipingere un quadro dedicato a lei, alla sua amata alla quale è legato sempre con un pizzico di amarezza…Castel Volturno. L’opera la racconta così:
“La vela spiegata nelle acque del Volturno è un faro di speranza verso il futuro…Le acque del Volturno si fondono con il mare e s’intrecciano in onde sinuose di mille colori, caratterizzate dall’oro proprio perché l’acqua è il tesoro inestimabile che bagna e nutre la città: la costa con le dune, l’Oasi dei Variconi, l’area dei laghi, i paesaggi agricoli delle bufale. Il ponte è un chiaro riferimento alla necessità di creare un’integrazione culturale senza la quale è impossibile definire prospettive di stabilità, consapevoli che nelle società più evolute le differente razziali, di genere e culturali sono considerat eun eccezionale valore di crescita”.
Come è stato sapere di ricevere il premio de-dicato alle eccellenze di Castel Volturno?
«Sembra strano, ma sono assolutamente cosciente di meritare questo premio, perché per questo territorio ho fatto molto. Ho istituito concorsi nazionali e internazionali, ho portato l’UNESCO, ho fondato un museo virtuale a Castel Volturno… Ho fatto una promozione così forte di questo territorio, sia in Italia che all’estero, che penso non abbia fatto nessuno, sono molto legato a questo posto». Lasciamo il nostro artista con la voglia di saperne di più…affascinati dai racconti di Alessandro che lavora duro per ottenere sempre il meglio da se stesso, tutto frutto della dedizione e amore che si riflettono anche nel suo lavoro!