
Antonio Giordano, oncologo di fama mondiale e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Philadelphia, è stato nominato quest’anno rappresentante del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in seno al comitato dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il comitato coordina l’attività dell’ISS orientando le politiche sanitarie nazionali e regionali sulla base di evidenze scientifiche e l’attività di ricerca dei laboratori con l’obiettivo di tutelare la salute dei cittadini. Il comitato svolge, altresì, un’attività di indirizzo nei confronti della ricerca su tutto ciò con cui quotidianamente le persone vengono a contatto e che può avere effetti sulla salute: dalle radiazioni ionizzanti alle elettrofrequenze, dalle sostanze chimiche ai contaminanti dell’aria, del suolo, dell’acqua. Lo abbiamo intervistato per comprendere gli obiettivi del comitato e analizzare l’evoluzione del dibattito sulle malattie oncologiche nelle “Terre dei Fuochi”.
«Credo, che il mio coinvolgimento nel ISS, come rappresentante del Ministero dell’Ambiente sia stato determinato anche dal mio noto interesse rispetto alle ingiustizie determinate dall’inquinamento ambientale e dai conseguenti danni alla salute. L’obiettivo è quello di identificare le aree a rischio, individuare le dosi massime di inquinanti tollerate dall’organismo, individuare biomarcatori specifici, migliorare il sistema sanitario ed attuare tutti i tipi di prevenzione necessaria per tutelare la salute dei cittadini. Negli ultimi decenni la contaminazione ambientale da agenti potenzialmente nocivi per la salute umana è diventata una tematica di primaria importanza, con conseguenze severe per la popolazione. Questo discorso, assume un particolare rilievo rispetto al periodo che stiamo vivendo, considerando che anche la diffusione di nuove patologie, come quelle appunto da SARS-CoV-2, sono influenzate proprio da un alterato equilibrio tra l’uomo e il suo ecosistema».
«Le mie ricerche scientifiche, da sempre focalizzate sulla comprensione dei meccanismi molecolari deregolati alla base dello sviluppo del cancro, sono tutte correlate tra di loro. Oggi sappiamo che il tumore è una patologia multifattoriale e che tra le varie cause dello sviluppo vi è anche l’esposizione ad inquinanti ambientali, con la conseguenza di poter definire il tumore come patologia genetica ambientale. Il mio obiettivo principale, quindi, è far convergere tra loro tutte le mie ricerche. Mi occupo di studiare precise alterazioni molecolari la cui eziologia è correlata all’esposizione ad inquinanti ambientali al fine di identificare nuove strategie terapeutiche mirate per il mesotelioma ed il tumore al polmone. Sappiamo che per aumentare il successo di una terapia è necessario diagnosticare quanto più precocemente possibile la neoplasia, individuare caratteristiche peculiari del tumore che lo rendono responsivo o meno a determinati trattamenti. I miei studi si collocano perfettamente in questi ambiti, sono tutte ricerche atte ad individuare marker diagnostici, prognostici e terapeutici».
«Ho indagato sul fenomeno definito “Terra dei Fuochi”, in Campania. Vaste aree delle province di Napoli e Caserta sono afflitte da decenni da una alacre attività illecita di sversamenti incontrollati di rifiuti industriali e urbani di varia natura e, nelle stesse zone è stato registrato un aumento dell’incidenza di svariate patologie cronico-degenerative, inclusi i tumori. A fine 2019, ho pubblicato un lavoro in cui sono stati osservati alti livelli di concentrazione ematica di metalli pesanti in alcuni Comuni della regione. Abbiamo osservato valori fuori norma a Pianura, Giugliano, Qualiano e Castel Volturno; in particolare, un risultato staticamente significativo si è osservato per Giugliano, dove i pazienti oncologici presentano livelli ematici di cadmio, mercurio e piombo più elevati rispetto ai controlli sani. Nonostante alcuni limiti di questo studio esplorativo, come le dimensioni ridotte del campione per alcuni Comuni, le nostre osservazioni preliminari confermano alcuni studi precedenti: il livello di metalli tossici nel sangue dei pazienti oncologici in alcuni comuni della Terra dei Fuochi è del tutto fuori norma. Questi studi sono cruciali per promuovere interventi volti a migliorare le condizioni di salute in queste aree».
«La privatizzazione del sistema sanitario degli Stati Uniti è sempre stata al centro di accesi dibattiti. Non essendo mai stata sviluppata una copertura sanitaria “universale” la spesa per la cura di una persona è interamente a carico del cittadino, che può curarsi soltanto se in precedenza ha stipulato una copertura assicurativa, o se possiede denaro sufficiente per far fronte alla visita, all’operazione, o al ricovero. Si stima che circa l’80% dei cittadini americani disponga di una copertura assicurativa privata e, di questi, il 60% circa riceva l’assicurazione sanitaria fornita per legge dai propri datori di lavoro. L’introduzione nel 2010 da parte del Presidente Obama dell’Obamacare o Affordable Care Act, rappresenta una delle più importanti riforme della storia del sistema sanitario americano grazie alla quale milioni di cittadini in più sono tutelati dal sistema sanitario o hanno ricevuto sostanziali incentivi fiscali per l’acquisto di polizze sanitarie. Biden da sempre ha sostenuto l’ObamaCare e durante la sua campagna elettorale ha più volte ribadito di volerla implementare».
di Antonio Casaccio
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