
Enrico Ianniello regista, scrittore, traduttore, attore di teatro, film e fiction che hanno grandi record di ascolto, interprete di personaggi mai semplici, mai banali, come mai banale è il suo modo di interpretarli. A soli 18 anni viene ammesso alla Bottega di Vittorio Gassman ed inizia quello che lo porterà ad essere uno degli attori più amati.
«Dalle commedie messe in scena all’oratorio. Intorno ai sedici anni, ai Salesiani di Caserta, cominciai a provare l’emozione di andare in scena con le commedie napoletane prima, poi provando a fare qualche testo un po’ più complicato. E a diciotto anni sono stato ammesso alla Bottega Teatrale di Vittorio Gassmann a Firenze. Ed è cominciato un percorso di studio che, spero, non finirà mai».
«Interpretare Bruno Modo è stato un onore e una scommessa! Sono felice di aver incontrato questo personaggio – e molto grato a Maurizio de Giovanni per averlo creato e a Alessandro D’Alatri per avermi proposto di farlo – perché ha dato una svolta importante alla mia carriera televisiva.
Di Bruno amo la capacità, molto saggia, di ridere di quasi tutto; quell’atteggiamento adorabile di chi sa che una risata spesso smonta tensioni, aggressività, smargiassate e che è un grande gesto di intelligenza».
«Forse la voglia di considerare le persone in quanto tali, al di là dei ruoli».
«Molto bello, molto. Ci accomunava l’amore per il teatro e la lettura. E, come sempre, lavorare con persone che ti piacciono allevia la fatica. Di girare sotto il sole in abiti invernali, ad esempio».
«In quanto attore che scrive, tendo a considerare le due forme d’arte in modo autonomo e indipendente! Se così non fosse, una sarebbe costretta a essere la brutta copia dell’altra».
«Male! Nel senso che chiedono sforzi opposti: la prima richiede movimento e esposizione; la seconda silenzio, solitudine e introspezione. Ma non potrei fare a meno di nessuna delle due, al momento».
«Che l’arte vera, quella che mi piace, non è mai un hobby. E ha radici profonde che spesso pescano in un dolore».
«Perché volevo scrivere un romanzo su un uomo che cerca una purezza emotiva, affettiva, umana, e la ritrova grazie a un “maestro d’innocenza”, quell’Alfredino che lo conduce in una terra luminosa e profumata».
«Dovremmo cominciare a girare nella prossima primavera!».
di Anna Copertino
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N° 219 – LUGLIO 2021
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