
Quante ne sappiamo sul cinema? Se le mansioni di registi, sceneggiatori e attori ci sono mediamente chiare, l’aspetto della distribuzione rimane un ambito oscuro anche ai più interessati al mondo dell’audiovisivo. Allo scopo di fare luce su questo profilo abbiamo intervistato Vincenzo Mosca, fondatore e amministratore delegato della TVCO, una casa di distribuzione e produzione indipendente.
«La TVCO nasce nel 2006 ed è una società che si occupa di distribuzione internazionale, di diritti cinematografici e audiovisivi. Noi rappresentiamo film italiani ed europei per le vendite all’estero, ovvero cediamo le licenze di sfruttamento di un film in un altro paese. Essere una casa di distribuzione non vuol dire occuparsi di distribuzione cinematografica in sala; vuol dire praticamente essere degli esportatori. Noi rappresentiamo i film, i registi, gli autori e i produttori di quei film all’estero.
Se un film, realizzato in Italia o in un altro paese ci piace, negoziamo l’ingresso in catalogo e lo portiamo in tutti i mercati del mondo, presentandolo ai festival. Io ho iniziato la mia carriera lavorando nella Rai nelle vendite internazionali, proseguendo poi con altre aziende anche all’estero. Ho lavorato in Spagna, Francia e a Roma come direttore commerciale della Lux Vide, quindi alla fine è stata quasi un’evoluzione naturale quella di provare a cimentarmi sul mercato autonomamente e ormai sono 15 anni che siamo qui».
«La distribuzione internazionale è uno degli elementi chiave per la conoscenza del cinema, senza di noi il cinema non viaggia. È però una delle parti della filiera industriale meno conosciuta, specialmente dai giovani che vogliono avvicinarsi al cinema. Nessuno gli insegna che esiste questo aspetto molto interessante che è fatto di grandi sfide, di grandi stimoli, di viaggi, di lingue straniere da parlare, da imparare e di uno sguardo veramente ampio, dando loro la possibilità di avere a che fare con tutti i paesi del mondo».
«Tutto! Se riesci a trovare la giusta chiave per entrare nell’ambito di una società come la mia, che si occupa di diritti internazionali, hai la possibilità di poter presentare film a festival e a distributori esteri, presso Netflix e i cinema di tutti i Paesi. Per un giovane è un momento importante perché una delle cose più deboli in Italia è proprio l’internazionalizzazione.
Quando riesci a creare un soggetto o un’idea che può funzionare e a noi piace, ne vediamo il potenziale e diventa una grossa opportunità. Essendo una piccola società, riusciamo a mantenere una quantità umana di titoli, in modo da non da perdere il contatto con il produttore, che è la cosa più importante. Abbiamo quindi anche un ruolo nella crescita dei filmmaker, li accompagniamo a crescere internazionalmente quindi entriamo in quota sui loro film».
«In Italia ci sono una ventina di società come questa che si occupano di distribuzione internazionale, ma non sono in molti ad offrire lo stesso sostegno alla fascia di mercato di giovani e giovanissimi alla quale noi ci stiamo rivolgendo. Il talento fa gola a tutti, quindi quando lo individui cerchi di farlo crescere, ma è chiaro che prima di trovare quello esplosivo devi anche cercarlo. Noi questo stiamo facendo; cerchiamo di andare al di là del talento evidente e di farlo venire fuori. Nonostante questo non siamo dei formatori, restiamo aziende che fanno profitto».
«Il film più recente è «La santa piccola» di Silvia Brunelli, un’emergente e giovane regista italiana. Il film è stato girato alla Sanità e prodotto con la Biennale College di Venezia. È quello che in gergo si chiama “film d’autore”; un film indipendente con un budget molto basso, ma sponsorizzato e prodotto dalla Biennale e da noi insieme ad un’altra società.
Noi cerchiamo film che possano vendere e che siano interessanti per un ampio pubblico, quindi sicuramente i film drama, o che parlino di aspetti sociali e che abbiano un senso universale a prescindere dall’ambiente da cui vengono. Nel nostro catalogo, infatti, abbiamo film provenienti da tutto il mondo».
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