
“Abbiamo ragione da vent’anni”. Lo ripetono ancora una volta, nel ventennale di Genova 2001, gli attivisti provenienti da tutto il mondo che negli anni di fuoco tra il 1999 e il 2002 parteciparono alla stagione dei contro-vertici. Non possono fare a meno di ribadire che le idee e le verità che ancora oggi si vogliono tacere sono le stesse che vent’anni fa si urlavano a perdifiato nelle piazze di Napoli, di Praga, di Genova.
Idee pericolose, che sono costate il sangue di molti e la morte di Carlo Giuliani.
Uno di questi attivisti è Luciano Ferrara, fotogiornalista che ha documentato le giornate del G8, e non solo, attraverso immagini che sono passate alla storia.
I movimenti No Global di quegli anni avevano previsto le conseguenze delle politiche economiche in atto e avevano cercato di costruire un’alternativa, raggiungendo numeri tali da spaventare le istituzioni a tal punto da determinare reazioni di una violenza inaudita. La storia di questo movimento, come racconta Luciano Ferrara introducendo la mostra, inizia in Brasile.
«A Genova c’è stata la più grande sospensione della democrazia della storia del Paese, la più grande violazione dei diritti umani per la quantità di corpi e di persone che ha coinvolto, per la morte di Carlo, per il ferimento e le torture all’interno della Diaz e all’interno di Bolzaneto» ricorda in un intervento Eleonora De Majo, ex assessora del Comune di Napoli.
A 20 anni di distanza i giovani nelle piazze hanno voluto ricordare alla generazione di Genova 2001 che quella lotta non è finita: oggi come non mai è doveroso ricordare quelle idee e la violenza impunita con la quale tentarono di sopprimerle.
di Marianna Donadio
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N° 220 – AGOSTO 2021
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