
“In una bella mattina del mese di giugno, un piccolo drappello di cavalleggeri di Saluzzo andava di lento passo, per un sentiero solitario, verso il nemico, esplorando attentamente la campagna (…) Arrivarono così a una casetta rustica”. E qui Fattori incontra De Amicis. E si, perché la Vedetta, come tanti altri dipinti dedicati da Fattori alle guerre risorgimentali, rimanda immediatamente alle parole di De Amicis, al libro Cuore. Quella casetta bianca, con i tre cavalleggeri che scrutano l’orizzonte in cerca delle bianche divise austriache non potrà che essere, nella nostra mente, che quella de “La piccola vedetta lombarda”.
Lo sappiamo bene che oggi solo pochi possono accendere immediatamente la connessione neurale tra il dipinto del grande macchiaiolo e il racconto deamicisiano; solo pochi condividono con le generazioni precedenti la meravigliosa commozione per quel ragazzo dal viso ardito, con gli occhi celesti, in manica di camicia. Guardando il dipinto di Fattori sembra di ascoltare, provenienti da dietro l’angolo di quella casetta bianca da cui non poteva vedere la finestra da cui “spenzolava una larga bandiera tricolore”, la voce di un ufficiale che chiede al ragazzo se può salire sull’albero vicino per scrutare l’orizzonte in cerca del nemico:
“Che cosa vuoi per farmi questo servizio?” disse l’ufficiale. “Che cosa voglio? – disse il ragazzo sorridendo. – Niente. Bella cosa! E poi… se fosse per i tedeschi, a nessun patto; ma per i nostri! Io sono lombardo”.
Chiudete gli occhi e sentirete le voci di De Amicis; apriteli e il dipinto di Fattori vi apparirà come un meraviglioso fermo immagine del racconto. Questo olio su tela di 37 X 56 cm del 1872 vi attende alla collezione Marzotto a Valdagno. Vi attende per consegnare i cuori che ancora palpitano per la nostra storia e che hanno allevato generazioni di italiani. È proprio un fotogramma: la luce accecante del sole si riflette sul muro bianco di calce.
L’unica ombra è data dal soldato a destra contro il muro e fa da contrasto con il candore del cavallo. Senza quell’ombra il cavalleggero non si staccherebbe dal muro. Gli altri due soldati sembrano guardare oltre il bordo del dipinto stesso. La casa è quella tipica dei contadini, nessuno ce lo dice, ma non ce n’è bisogno: anarchico e repubblicano, sostenitore delle guerre di indipendenza, Giovanni Fattori nel suo realismo quasi impressionistico associa sempre soldati e contadini, saldando in una visione ideale un’unità che non sempre ci fu. Ma forse il momento che Fattori coglie non è quello dell’inizio del racconto deamicisiano, forse quei soldati non guardano l’orizzonte che ondeggia nella calura estiva in cerca del nemico. Non volgono lo sguardo altrove per nascondere le lacrime che non possiamo vedere sul volto impietrito dal dolore del cavaliere a destra.
Tutto è già successo: al di là del muro dietro l’angolo l’ufficiale sta dicendo: “Lo manderemo a pigliare dall’ambulanza; è morto da soldato: lo seppelliranno i soldati” e chiunque guardi il quadro può sentire le voci dei soldati: “Bravo, piccolo lombardo!”. “Addio, ragazzo”.
“A te, biondino (…) mentre un ufficiale gli gettò la sua medaglia al valore, un altro andò a baciargli la fronte”. Ecco, contemplate Fattori, tornate a De Amicis… di questi tempi è un bel modo di sentirsi italiani.
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°226 – FEBBRAIO 2022
La legge organica in materia di intelligenza artificiale (da qui in poi “AI”), approvata in via definitiva dal Senato il ...
Il Carnevale di Palma Campania è una manifestazione di antichissima tradizione, che assume una rilevanza centrale per la com...