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Magazine Informare

Un incontro ravvicinato con l’artista del momento: Fabrizia Cesarano, ‘’inartebizia’’

Ludovica Palumbo
Ludovica PalumboRedazione Informare
31 maggio 20227 min di lettura

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Un incontro ravvicinato con l’artista del momento: Fabrizia Cesarano, ‘’inartebizia’’

Protagonista indiscussa del panorama artistico partenopeo del momento (ultimo progetto nato per celebrare l’isola di Procida, capitale della cultura 2022), abbiamo incontrato la giovane ‘’inartebizia’’ che ci ha raccontato della sua passione e soprattutto, del suo legame viscerale con la città di Napoli.

Immagine articolo

Giovane ragazza napoletana laureata in giurisprudenza con una grande passione per la pittura. Come nasce ‘’inartebizia’’?

«Racconto sempre che io ho iniziato a dipingere per caso. E che sempre per caso il mio primo quadro è stato un Vesuvio. Lo racconto, ma non è vero. Io ho iniziato a dipingere perché non potevo farne a meno. E ho dipinto un Vesuvio perché sento di appartenere a questa città tanto da confondermi con essa. Sei anni fa, tornata da un periodo all’estero, non sopportavo la parete bianca di fronte alla mia scrivania. Dopo lunghe ricerche su cosa appendere, decisi di ripescare un vecchio set di tele e colori. Quel giorno feci il mio primo quadro, l’unico che non ho mai spostato. Qualcuno diceva che l’invenzione è figlia della necessità. Ecco, col tempo ho capito che quello che chiamavo “caso” era in realtà la necessità di esprimere qualcosa che non riuscivo a tirar fuori in altro modo. Mi sentivo inadeguata, come se non fossi in connessione con una parte di me. Dipingere mi ha spinta verso quell’io profondo e nascosto che è in ognuno di noi, quello che ci rappresenta per come siamo davvero ma che finiamo col non ascoltare perché mal si concilia con le convenzioni sociali, con le aspirazioni degli altri o con quello che siamo abituati a pensare sia “giusto”. Questa consapevolezza inconscia prendeva forma sulla tela, la inondava di colore dandole vita e sovrastando il resto. Il nome “Inartebizia” lo ha creato la mia più cara amica, Isabella, che è sempre stata bravissima a racchiudere i concetti nelle parole, riempendole di significato. “Inartebizia” sono io. Oggi come allora, ogni volta che dipingo è come se attraversassi me stessa. Il mio percorso artistico è strettamente legato al mio lavoro introspettivo e alla mia evoluzione personale: vanno di pari passo e l’uno non può prescindere dall’altro.

In tutte le tue opere è sempre forte il richiamo a Napoli. Cosa c’è di così viscerale tra te e questa città e soprattutto, come vuoi rappresentarla agli occhi degli altri?

«Sento un fortissimo senso di appartenenza alla mia città. Napoli è la città dove sono nata e cresciuta. Ma il luogo in cui nasci può rappresentare una realtà che a volte può farti sentire limitata, perché rischi di rimanere legata a quello che eri, perdendo di vista quello che stai diventando. Sono scappata da Napoli perché mi ci sentivo stretta e quando sono tornata l’ho in qualche modo idealizzata, usandola per somatizzare i miei demoni. Ma adesso so che usare la mia città come strumento ha fatto si che la guardassi sempre attraverso un filtro, amandola e odiandola a seconda dei miei stati d’animo. Non posso più ridurla a questo. Insieme a tutte le sue contraddizioni, Napoli ha un’energia e un’autenticità che non ho percepito in nessun altro posto e che mi fanno sentire viva ogni volta che mi perdo per le sue strade. Qui esiste ancora una genuinità che non si adegua al ritmo frettoloso del resto dell’Europa. La frenesia c’è, ma è voglia di vivere. Ed è una sensazione per cui sento valga la pena di guardare oltre, smettendo di giudicare questa città e provando invece ad accettarne pregi e difetti come faccio con chi amo davvero. Ne vedo la bellezza, ne riconosco l’impatto sulla mia vita e voglio ripartire da questo, tentando, nel mio piccolo, di essere il cambiamento che ho sempre preteso da Napoli».

Uno degli ultimi progetti importanti ha visto protagonista la tua collaborazione con l’Isola di Procida in occasione di ‘’Procida Capitale della Cultura 2022.

«Sono iscritta a “CREAV” l’albo dei creativi per “Eav – Ente Autonomo Volturno” e mi è stata offerta la possibilità di disegnare l’immagine grafica per le livree adesive da applicare sui nuovi bus elettrici realizzati in occasione di Procida Capitale della Cultura 2022. Ho accettato senza esitare. Avere l’occasione di colorare le strade di Procida con delle opere “itineranti” nell’ambito di un evento così importante per la nostra regione è un grandissimo onore, ben oltre le mie aspettative».

Cosa ha ispirato le immagini che hai raffigurato sui bus elettrici dell’isola?

«Il quadro che ho dipinto per realizzare le immagini grafiche è un’evoluzione del mio lavoro sulle “trame”. Il tempo che passa ci spinge ad adattarci. Non per annullarci o per perderci, ma per prendere atto di quello che siamo diventati e metterci in connessione con ciò che ci circonda. In questo processo inizialmente tutto appare caotico e senza forma. Eppure, arriva un tempo in cui l’imperfezione e il disordine si delineano e trovano un loro spazio. Ed è questa sensazione, che lego al momento in cui l’arte è entrata nella mia vita, mi ha portata a disegnare e dipingere le mie “trame”. Non esistono errori nel caos, l’ordine lo si può cogliere solo alla fine, guardando le cose nel loro insieme. Le trame, i segni scombinati, non sono altro che l’insieme dei segmenti di vita che mi hanno portata qui, dove sono adesso. Sono la somma delle mie metamorfosi, la chiave che uso per connettere i punti della mia vita, adattando la realtà alla fantasia (e viceversa). Per quest’occasione – trattandosi di un’opera itinerante – volevo realizzare qualcosa che si integrasse nello spazio urbano. Un’opera che fosse “per Procida” nel vero senso del termine. E così ho lasciato che l’isola, i suoi colori e le sue casette disordinate mi ispirassero. La conosco da quando sono piccola e l’ho vista cambiare negli anni, ma ho sempre amato quel lato semplice e selvaggio che la caratterizzava e distingueva da Capri e Ischia. Così ho unito le mie metamorfosi a quelle dell’isola e ho provato a realizzare qualcosa che rappresentasse Procida: colorata, semplice nel suo insieme, ma piena di dettagli ed energia in ogni angolo».

Qual è dunque la tua idea di arte?

«Dico sempre che la vita è continua evoluzione. Ed è vero, tutto cambia perennemente. Ma ci sono alcune cose che più che cambiarti ti fanno scoprire per come sei davvero. L’arte è stato questo per me. È qualcosa in cui posso perdermi completamente, sapendo di ritrovarmi ogni volta. A volte è difficile far conciliare tutto. Chi sei, cosa provi, cosa vuoi davvero. E l’arte è la sintesi di tutto questo perché è quello che sono, senza fronzoli e senza riserve. Il che la rende tanto quello che mi fa vacillare quanto il mio punto fermo. Ed è proprio il questo connubio che credo ci sia la chiave: lasciare scorrere. Accettare e accogliere ogni cosa, perché è questo che rende liberi. Smettere di provare a controllare ogni cosa. È difficile, è un lavoro quotidiano ma è imprescindibile. Perché essere liberi è l’unico modo che vedo per poter vivere davvero».

Immagine articolo

Cosa si aspetta ‘’inartebizia’’ per il futuro?

«Spero di non smettere mai di evolvere. Credo che il modo migliore per crescere sia saper accettare il cambiamento e affrontarlo sempre come stimolo verso il futuro e non come rottura con il passato. E spero anche di avere sempre il coraggio di fare quello che mi appassiona davvero, scendendo a compromessi se necessario, ma rimanendo fedele a me stessa. Io mi confondo con quello che creo, è il mezzo attraverso cui mi esprimo ed entro in connessione con me stessa. Ma tutto assume un altro significato se l’espressione diventa trasmissione. È come chiudere un cerchio. Per questo credo che l’arte assuma il suo senso più profondo se concepita direttamente nello spazio urbano (e per lo spazio urbano). Per questo, in futuro, quando mi sentirò pronta, mi piacerebbe occuparmi di arte pubblica: realizzare opere che nascano direttamente nei luoghi in cui andranno ad abitare, costruite insieme alle persone che vivono e conoscono il posto».

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  • #fabrizia cesarano
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  • #Napoli
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