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Una Dad così non l’avete mai vista: Paolo Caiazzo spiega la web serie

Redazione Informare
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5 maggio 20214 min di lettura

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Una Dad così non l’avete mai vista: Paolo Caiazzo spiega la web serie

Paolo Caiazzo spiega la nuova web-serie tutta da ridere

La didattica a distanza è da più di un anno entrata prepotentemente nelle vite e negli schermi degli studenti di tutta Italia. Problemi di connessione, docenti colti alla sprovvista e studenti un po’ furbetti hanno talvolta trasformato le lezioni in veri e propri spettacoli comici. Da questi presupposti, Paolo Caiazzo e Daniele Ciniglio, in collaborazione con tanti volti noti della comicità, hanno trovato le basi per sviluppare una vera e propria web serie sulla DAD.

Un progetto che ha riscosso grande successo, nonché grasse risate, svelando tutti i retroscena di ciò che quotidianamente accade dietro alle quinte, o agli schermi se preferite, delle nostre lezioni. Ne abbiamo parlato proprio con Paolo Caiazzo per farci raccontare dettagli e aneddoti di questo format vincente.

Come è nata l’idea di questo progetto?

«Durante lo scorso lockdown mi è stato segnalato un monologo di un ragazzo talentuoso: Daniele Ciniglio. Guardai il monologo e gli scrissi per complimentarmi. Da quel momento ci siamo confrontati spesso sulle nuove frontiere della comicità, che la pandemia mi costringeva ad esplorare. Mi propose di fare qualche video insieme a lui ed una parodia dei collegamenti in DAD. L’idea mi stuzzicava, ma avevo bisogno di una classe o almeno di un numero di alunni che desse quella sensazione.

Scrivemmo di getto il primo copione e contattammo gli amici più vicini e disponibili. Il successo immediato del video ha sorpreso anche noi e come sempre le cose nate per gioco sono quelle che riescono meglio per la loro genuinità».

Qual è la sua opinione su questa DAD?
«È un bell’esercizio di recitazione a distanza. Ognuno di noi, infatti, registra non ascoltando gli altri, ma in piena solitudine ed in smart working a casa. La freschezza del progetto e l’analisi satirica del momento ha contribuito alla sua diffusione, ma chi ha occhio clinico intuisce che nasconde un lungo lavoro di scrittura, prova e post-produzione».
Come si registra una web serie ai tempi del distanziamento sociale?
«Essere obbligati a restare a casa ha sviluppato l’innato istinto di arrangiarsi, che noi del Sud abbiamo. Così abbiamo riproposto una serie di situazione tipiche da emergenza sanitaria, che impedisce il contatto umano: dalla DAD agli esami universitari a distanza, dalle videochiamate alle dirette social. La tecnologia fortunatamente ci aiuta e ultimamente, grazie ad essa, stiamo simulando dialoghi tra due personaggi nella stessa stanza, ma anche questi rigorosamente fatti da remoto. Con un po’ di fantasia si possono aggirare gli ostacoli, ma siamo in attesa di poter dare vita ad altri progetti che richiedano la presenza, ed appena questo sarà possibile, ci vedremo tutti insieme sullo stesso set».
Il Web può rappresentare un Teatro 2.0?
«Assolutamente no. Un filtro inevitabile ci distanzia dallo spettatore, che fruisce del prodotto attraverso uno schermo, e questo purtroppo non potrà mai sostituire le vibrazioni che il live regala».
Daniele Ciniglio, Rosalia Porcaro, Federico Salvatore e tanti altri artisti hanno preso parte a questo progetto, in base a cosa avete formato questa “squadra”?
«Il rapporto con i colleghi era precedente a questa situazione di emergenza ed il desiderio di divertirsi insieme, anche se a distanza, ha fatto il resto. Sono molti gli artisti che in questo periodo sono presenti attivamente sui social, con la consapevolezza che questo nuovo strumento ed il suo linguaggio moderno è assolutamente sfidante. Nel frattempo ti tiene anche in allenamento, in attesa di tornare quanto prima al nostro amato spettacolo dal vivo».
Se dovesse scegliere un solo percorso tra Web, Teatro e Tv, cosa sceglierebbe e perché?
«Non sono il primo e non sarò l’ultimo a dichiarare il mio amore per le tavole del palcoscenico. È la forma di spettacolo più antica e sempre attuale, perché quello a cui assisti succede lì, in quel momento ed a pochi metri da te. Per te che sei invece sul palco è una piacevole ed inebriante responsabilità perché sai che devi dare il massimo!».
Cosa si augura per questo 2021?
«Che si tragga insegnamento da quello che stiamo vivendo! E mi auguro un ritorno alla normalità capendo quanto sia “speciale”».

di Simone Cerciello

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°217

MAGGIO 2021

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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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