
Cari lettori, oggi parliamo di paura nell’arte: iniziamo chiedendoci che cos’è la paura?
Il filosofo Umberto Galimberti, in una delle sue riflessioni filosofiche, dice: “La paura è un bel meccanismo di difesa di fronte ad un oggetto determinato. La paura non è soltanto negativa nel senso che noi stiamo al mondo e possiamo vivere grazie alle paure che abbiamo. Quando attraversate la strada se non aveste paura di essere messi sotto da una macchina guardate a destra e a sinistra e se non aveste questa paura correreste dei rischi”.
E poi aggiunge: La paura è razionale, l’angoscia no. Freud definisce l’angoscia “il nulla a cui agganciarsi”, mentre la paura ha un oggetto determinato (vedo un pericolo: o scappo o l’affronto).”
Egli è stato il maggior pittore e incisore norvegese, significativo esponente del simbolismo e precursore dell’espressionismo. Munch è uno degli artisti che maggiormente hanno contribuito a demolire l’idea che la pittura consista principalmente nell’imitazione delle apparenze naturali. Egli ha dato forma ai sentimenti più oscuri e profondi dell’animo umano, con un’intensità che a volte sfiora il delirio.
I suoi capolavori analizzano emozioni travolgenti come la paura con una penetrazione psicologica e una sottigliezza senza precedenti. Munch fu uno spirito tormentato: la tragica scomparsa della madre e della sorella durante l’infanzia ebbe forti ripercussioni sulla sua personalità e conferì un tono angoscioso e malato a buona parte delle sue opere.
Nel 1885 Munch fu per la prima volta a Parigi, vi soggiornò tre settimane e studiò la pittura degli impressionisti francesi. Nel 1892 il suo nome balzò alla ribalta quando alcune sue opere esposte a Berlino provocarono la chiusura della mostra.
La vita vagabonda e disagiata, l’abuso di alcolici e la tensione emotiva furono all’origine del tracollo nervoso che Munch subì nel 1908. La sua pittura venne dichiarata “degenere” dal Nazismo, in Germania gran parte delle sue opere fu sequestrata. La convinzione di Munch che l’arte dovesse rappresentare “la gente viva, che respira, che sente e soffre come me” si tradusse in immagini ispirate ai sentimenti più reconditi e ai fantasmi che assillano la mente dell’uomo moderno. I colori e le forme erano per lui, in primo luogo, un mezzo per creare un’atmosfera emotiva e, soprattutto, per esprimere i sentimenti più riposti. Munch muore il 23 gennaio 1944 a Ekeley, in completa solitudine.
Ecco alcuni esempi delle sue opere più rappresentative della paura nell’arte.


“C’era un effetto sinfonico”, scrisse Munch, ”che provocò grande sensazione, scatenando entusiasmo e critiche feroci“. L’artista dimostra infatti come la pittura sia capace di rendere visibili le potenze dell’animo e dello spirito .

“Personificazione delle paure adolescenziali, l’adolescente dallo sguardo teso fuori della tela, riflette il turbamento causato da un’esperienza nuova e sconvolgente“.
Adolf Paul, membro della cerchia degli amici berlinesi di Munch, ricorda l’opera durante l’esecuzione: “Sull’orlo di un letto sedeva una ragazza nuda. Non assomigliava a una santa, tuttavia vi era qualcosa di innocente, riservato e schivo nel suo atteggiamento. Furono queste caratteristiche che spinsero Munch a ritrarla”.
Quest’opera, così come “Angoscia”, mostrano la spiccata attitudine di Munch alla rappresentazione dei travagli psichici che affliggono l’uomo.
di Mattia Fiore
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