
Queste 8 opere selezionate sono accompagnate, come di consueto, da brevi descrizioni e analisi con l’intento di fornire ragguagli sulla storia, lo stile e il significato dei dipinti realizzati da Raffaello, genio dell’arte rinascimentale.
Quanto sopra in attesa della data di celebrazione del cinquecentenario di Raffaello Sanzio (Urbino, 1483- Roma, 1520) fissata per il 5 marzo 2020.
Raffaello Sanzio ci ha lasciato in eredità una produzione così vasta di opere dalle quali emerge solennità, compostezza, bellezza, immagini nobili e sublimi.

Quella a Perugino, sostenuta in passato ma anche nella mostra del 2004 “Perugino il divin pittore”, si fondava soprattutto sulla possibilità di identificare il quadro negli inventari della collezione Aldobrandini, a partire dal 1603.
A Raffaello invece è riferito nell’inventario Borghese del 1700, come un ritratto raffigurante proprio lo stesso Perugino.
Infine, nel fidecommesso del 1883 risultava attribuito al pittore e incisore tedesco Hans Holbein il Giovane, nome accantonato dalla critica.
Molte difficoltà ha comportato anche l’identificazione del personaggio: sono stati fatti i nomi dello stesso Perugino, di Pinturicchio e di Francesco Maria Della Rovere; si ipotizza anche che si potrebbe trattare di un famoso musico attivo a Roma alla fine del Quattrocento, Serafino Aquilani, per affinità con altri suoi ritratti noti. Egli, dopo essere stato chiamato a Napoli, Urbino, Mantova, morì giovane a Roma nel 1500.
Infine, è evidente l’influenza esercitata sull’autore dalla ritrattistica nordica, soprattutto nell’impostazione frontale del dipinto, in cui l’uomo. viene raffigurato in mezzobusto ed occupa gran parte della tavola, lasciando solo intravedere sullo sfondo il paesaggio con colline di stile umbro.
Il “Ritratto di cardinale” di Raffaello, rappresenta un cardinale della corte di papa Giulio II la 
Primo: l’acutezza dell’esplorazione psicologica del personaggio dallo sguardo altero, le labbra serrate il portamento quasi spavaldo. Il tipo umano raffigurato: il diplomatico calcolatore ed enigmatico.
Secondo: l’interesse geometrico per i volumi che caratterizza tutta la produzione ritrattistica dell’Urbinate.
Terzo: la maestria nel rendere la tessitura dell’abito e della mozzetta del religioso, (mantellina con cappuccio ridotto), il cui rosso si staglia con nettezza sul nero indifferenziato dello sfondo.
L’estrema naturalezza ed eleganza della posa, la sicurezza e semplicità d’impostazione, i raffinati contrasti cromatici manifestano nella loro essenzialità la forza morale del personaggio, la sua dignità sociale ed esistenziale.
La maestria con cui Raffaello realizza il ritratto è stupefacente, come ben si avverte nella resa della tessitura della seta marezzata della mozzetta cardinalizia, chiuse da coppie di bottoni che proiettano l’ombra sull’asola.

L’opera subì vari trasferimenti dalla sede di Foligno fino ad essere requisita nel 1797 dai francesi durante l’occupazione e portata nel museo del Louvre. Ritornerà’ in Italia nel 1816 e sarà allocata presso la Pinacoteca Vaticana. La Madonna siede su un trono di nubi nel registro superiore. Sotto, le figure sono disposte a semicerchio, richiamando la centinatura della pala.
Rappresentano, a sinistra, San Giovanni Battista e San Francesco, a destra, il committente in preghiera per il quale intercede San Girolamo. Il putto alato, al centro, tiene in mano una tavola che, probabilmente recava un’iscrizione votiva. Nel paesaggio sullo sfondo sono state riconosciute influenze venete.
L’opera rivela appieno il classicismo di Raffaello, il suo modo di comporre ampio e monumentale, il cui rigore non toglie nulla al realismo delle figure.
Oggi, dopo varie proposte alternative a favore dei cardinali Pamphilj, Passerini o Del Monte
Nel 1587 il quadro si trovava, con l’attribuzione a Raffaello, nella collezione di Ranuccio I Farnese a Parma, prima di passare nel palazzo di famiglia a Roma, dove è ricordato a metà Seicento. Il dipinto tornò forse a Parma e venne inviato a Napoli sicuramente nel 1734 con la collezione Farnese.
La critica tende oggi a riconoscere nell’opera un sostanziale intervento del maestro urbinate, che dovette essere contattato dall’ambizioso cardinale, appena eletto vescovo di Parma, poco dopo la discesa di Raffaello da Firenze a Roma nel 1508. Il prestigio e il potere assunti in quel periodo dal Farnese erano tali da richiedere l’abilità di un grande artista.
D’altronde, il limpido classicismo di quest’immagine si collega assai bene con il percorso di Raffaello a cavallo dell’esperienza fiorentina e romana. Il giovane cardinale Alessandro Farnese è ritratto in piedi e indossa la porpora e il berretto cardinalizio. Alle sue spalle si intravede un paesaggio fluviale.
Alcuni brani, come lo scorcio efficace, giocato con l’incidenza della luce, della mano destra che sorregge una lettera, lo squarcio di paesaggio e l’intensità d’espressione del viso hanno mantenuto una qualità apprezzabile, degna dei lavori autografi di Raffello, negli anni del suo iniziale radicamento nella città di Roma.

È uno dei più famosi ritratti del grande maestro urbinate Raffaello Sanzio. Somiglianze nei lineamenti del volto hanno accreditato l’ipotesi che Raffaello abbia usato la stessa modella in varie opere, come il Trionfo di Galatea, La Velata o la Madonna Sistina.
Esistono diverse ipotesi sull’identificazione della modella ritratta. Prevale tuttora 
Che si tratti di Margherita lo si capisce dal turbante di seta dorata a righe verdi e azzurre annodato tra i capelli, adornato da una spilla composta da due pietre e una perla pendente. Questo “stratagemma”, che ritorna sovente nelle opere di Raffaello, serve a sottolineare l’identità della donna: Margherita deriva infatti dal termine greco margaritès che significa “perla, gemma”.
La giovane fanciulla, mora e dagli occhi bruni, è ritratta nuda di tre quarti verso sinistra, che cerca invano di coprirsi i seni, con uno sguardo malizioso. È coperta appena da un velo che regge al petto con la mano destra e da un manto rosso che le copre le gambe. Sul bracciale della donna è firmato RAPHAEL VRBINAS e in questo modo Raffaello sembra voler comunicare al mondo intero il suo legame con la sua musa.
L’artista fu trovato morto nel letto di Margherita Luti. Le cause del decesso non risultano chiare dalle cronache del tempo. È probabile che Raffaello sia morto di polmonite fulminante e che Margherita, distrutta dal dolore per la perdita del suo grande amore, si sia ritirata nel convento delle Suore di Santa Apollonia fino alla fine dei suoi giorni. La loro travolgente storia d’amore fu intensa, ma breve.

Il soggetto è stato anche interpretato come la visione di San Giovanni nell’isola di Patmos.
A metà Cinquecento la tavoletta fu vista da Vasari e da altri in casa del gentiluomo bolognese, il conte Vincenzo Ercolani, che ne era il committente.
Fu probabilmente il fratello minore Agostino Ercolani, ambasciatore a Firenze dal 1574 al 1579, a cederla al granduca Francesco I de’ Medici ( figlio di Cosimo I de’ Medici e di Eleonora di Toledo), che la espose nella Tribuna degli Uffizi. Nel 1697 il Gran Principe Ferdinando Maria de’ Medici volle il dipinto a Palazzo Pitti e nel 1799 l’opera fu spoliata dai francesi che la trasferirono a Parigi, fino al 1816.
La visione classica e serena sposata dall’artista nel primo decennio del secolo, di impronta peruginesca, inizia a incrinarsi nel corso dei lavori delle Stanze Vaticane, dove Raffaello risente del compimento della Cappella Sistina di Michelangelo. Il rapporto con quest’ultimo e con l’ambiente romano, si legge nella figura di Dio Padre trasposta dall’iconografia classica di Giove e adattata a un contenuto cristiano. Le luci contrastate che piovono intorno al gruppo e sul paesaggio, i colori prodotti dalle fluttuazioni atmosferiche preludono alla Maniera e rivelano un’apertura antinaturalistica, visibile nella tarda Trasfigurazione della Pinacoteca Vaticana. Per queste ragioni il dipinto, oggi concordemente ritenuto di mano raffaellesca, è stato anche attribuito a Giulio Romano, uno dei primi campioni del linguaggio manierista(*) che in questi anni si affiancava al maestro nei cantieri decorativi romani. Di Raffaello, nel dipinto, si riconosce la morbidezza degli incarnati.
(*) Il Manierismo è una corrente artistica italiana, soprattutto pittorica, del XVI secolo che si ispira alla Maniera, cioè lo stile dei grandi artisti che operarono a Roma negli anni precedenti, in particolare Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti.
Il dipinto qui illustrato era attribuito in passato agli allievi di Raffaello, Giulio Romano e 
I due bambini Gesù e San Giovannino, sotto lo sguardo malinconico della Madonna e di quello di San Giuseppe, si contendono il cartiglio con l’iscrizione latina Ecce Agnus Dei ( Ecco l’ Agnello di Dio), che si riferisce alla profezia del destino di Cristo. La parte inferiore con la rosa che da’ il titolo all’opera e che manca nelle numerose repliche antiche, fu aggiunta successivamente, probabilmente in occasione del trasporto della pittura dalla tavola di legno alla tela.
Riconosciuta oggi l’autografia del maestro urbinate, il dipinto è un attento studio di composizione e movimento, di grande levità nel delicato andamento a spirale, riconducibile a un’opera di Leonardo, La Madonna dei Fusi. La testa della Madonna inclinata di lato rappresenta il punto di arrivo di un moto spiraliforme che anima appena le figure e i loro movimenti. Il dipinto appare quasi temperato dal sapiente impiego della luce che crea zone di contrasto chiaroscurale sui visi dei bimbi e di Maria.
San Giuseppe, quasi confuso nell’ombra, sembra alludere alla nostra condizione di spettatori della scena sacra. La tipologia del volto, soffuso di dolcezza e incorniciato dall’intreccio dei capelli e del velo, sigla definitivamente una raffigurazione Mariana divenuta molto popolare. Michelangelo, Sebastiano del Piombo e Parmigianino lodarono il lungo collo che sostiene la testa della Vergine.
di Mattia Fiore
La legge organica in materia di intelligenza artificiale (da qui in poi “AI”), approvata in via definitiva dal Senato il ...
Il Carnevale di Palma Campania è una manifestazione di antichissima tradizione, che assume una rilevanza centrale per la com...