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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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Magazine Informare

Una Genova bellissima ed emarginata: la mostra di Lisetta Carmi

Gianrenzo Orbassano
Gianrenzo OrbassanoRedazione Informare
5 gennaio 20228 min di lettura

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Una Genova bellissima ed emarginata: la mostra di Lisetta Carmi

Ai Magazzini Fotografici una mostra per raccontare Genova, i Travestiti e la conoscenza con la fotografia

“Ho fotografato per capire”. Da questo incipit bisogna approcciare alla fotografia neorealista di Lisetta Carmi, tra i massimi interpreti della fotografia sociale nella seconda metà del Novecento. Genova, la sua casa, è protagonista dei suoi scatti: una città raccontata con gioia e curiosità tra gli anni Sessanta e Settanta. Genova, una realtà che in quegli anni si vedeva ricostruire dagli orrori della Guerra, ma anche una Genova da boom economico. Attraverso la fotografia, Lisetta Carmi ci mostra gli esseri umani di quella città in pieno fermento culturale e artistico. Così come Pier Paolo Pasolini in Comizi d’Amore del 1965 ci racconta, microfono alla mano, delle opinioni degli italiani riguardanti temi tabù come la sessualità, anche Lisetta Carmi riesce a narrare con la fotografia uno spaccato di società di un Paese in contraddizione nel quale troviamo, nei caruggi genovesi, volti e storie di emarginazione come quella dei Travestiti. Realtà diffusa in questo spaccato, i Travestiti sono la comunità da dove iniziare a godere della ricerca di Lisetta Carmi.

Un incontro realizzato per immergere lo scetticismo nella curiosità, trasformare la paura in conoscenza per capire, capirsi e accettare. O meglio, aprire gli occhi verso orizzonti più ampi, rendersi conto della moltitudine delle cose che ci circondano. La mostra della bellissima ed emarginata città di Genova, che include anche le foto della comunità dei Travestiti dei caruggi, è possibile visitarla ai Magazzini Fotografici di Napoli dal 2 dicembre al 6 marzo 2021. «Riuscire a portare a Magazzini Fotografici una mostra così importante è per me un grande traguardo (…) La mostra di Lisetta Carmi è un viaggio intimo, un incontro con la ‘sua’ Genova: il porto, i travestiti, ogni passo ed ogni luogo vissuto e raccontato dalla Carmi porta con sé la grande umanità di questa esploratrice del mondo e delle sue sfaccettature trascendentali. Osservando questo spaccato di vita genovese, il visitatore potrà scoprire le non poche analogie che legano la città natale della fotografa alla nostra Napoli. Infatti, Genova, non solo morfologicamente ma anche storicamente, ha un evidente forte legame con la nostra città». Così presenta il progetto la curatrice della mostra, Yvonne De Rosa.

Quello che rappresenta la mostra ai Magazzini Fotografici è solo un piccolo estratto dei lavori approfonditi da Lisetta Carmi. È uno sguardo sulla città di Genova, uno sguardo intimo che ritroviamo ad esempio, nei luoghi del porto, ambiente prettamente maschile all’epoca. Fotografie senza veli, che immortalano atteggiamenti naturali dove spicca la gioiosità della comunità dei Travestiti. «Per Lisetta Carmi è stato necessario fare questo lavoro di fotografia nella comunità dei Travestiti per accettarsi come donna. Lei, terza figlia dopo due fratelli dalla personalità forte, si è sentita in difficoltà. Attraverso questo mestiere, ha finalmente capito le sue potenzialità sia come fotografa che come donna». Nella storia della fotografia, Lisetta Carmi è uno dei nomi più importanti soprattutto per il modo e il tempo della sua ricerca. Provando a fare dei paralleli con la comunità dei travestiti, ricorda il lavoro di Nan Goldin che, nelle sue fotografie, esplora a 360 gradi il mondo LGBT nei momenti di intimità in un periodo, la fine degli anni Ottanta, segnato dall’’HIV e dell’uso smisurato degli oppioidi. Arrivando ai nostri tempi, invece, troviamo similitudini con i lavori di Luciano Ferrara sui Femminielli di Napoli. Una grande relazione stringe queste due città, Napoli e Genova, celebrata con la mostra della Carmi nel capoluogo partenopeo.

La redazione del Magazine Informare è stata presente all’inaugurazione della mostra e ha incontrato Giovanni Battista Martini, amico di Lisetta Carmi, anch’egli impegnato come curatore della mostra. Spinti da una grande curiosità, la redazione di Informare ha voluto interloquire con Martini per scoprire di più del personaggio di Lisetta Carmi, scavando a fondo fino a trovare la persona, l’anima dell’artista.  

Immagine articolo
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Carmi Genova
Carmi Genova
Immagine articolo
Quando sono state scattate le fotografie raffiguranti la comunità dei travestiti? 

«Il lavoro comincia il 31 dicembre del 1965, quando lei fu invitata da un’amica ad una festa di Capodanno in una casa dove vivevano alcune persone appartenenti a quel mondo. Si era formata a Genova, nel ghetto ebraico del centro storico, la comunità dei travestiti. In vicoli, detti “caruggi”, molto più stretti di quelli napoletani, si rifugiavano e si sentivano protetti: immaginate che in quegli anni subivano pesantissime discriminazioni. Stando in questo quartiere, formarono una loro comunità in cui non sentirsi costantemente emarginati dalla Genova commerciale e più in vista».  

L’emarginazione porta inevitabilmente ad una crisi occupazionale. Queste persone come si mantenevano economicamente? 

«Questa è un’altra ragione importante di quella zona. Di fatti, sopravvivevano grazie alla prostituzione. Purtroppo, non c’erano altri sbocchi. Nessuno di loro poteva diventare, ad esempio, un commesso o lavorare presso un ufficio. La società glielo impediva. C’era un tabù davvero predominante, nessuno accettava questo desiderio di cambiamento che una persona giustamente può sentire».  

Qual era la posizione di Lisetta Carmi a proposito? 

«Lei è una persona estremamente libera. Racconta infatti che non si sarebbe mai sposata, perché riteneva il matrimonio come una imposizione. Dal momento che arriva a conoscere la realtà dei travestiti, cerca di capire le motivazioni di queste persone per capire la realtà. Con la sua fotografia racconta la realtà che lei ha visto. Lisetta, soffriva della presenza nella sua famiglia di due fratelli più grandi e con una personalità molto forte. Si è sempre sentita l’anello debole, in quanto donna. Ha provato a far conoscere, quindi, questa comunità. Questa esperienza le è servita per accettarsi come donna. È stato poi pubblicato un libro, nel 1972, dove si raccontano le storie e le origini di queste persone, attraverso delle interviste. Ad ognuno è stato chiesto il consenso di pubblicare le foto nel libro stesso». 

Quali sono state le reazioni dopo la pubblicazione del libro? 

«Il libro è stato osteggiato fin dall’inizio. Non è stato facile trovare un editore per pubblicarlo, in primis. Grandi case editrici non hanno accolto la proposta e Lisetta ha trovato le porte chiuse. Solo tramite un amico fotografo, Luciano D’Alessandro, si trova un finanziatore: il Signor Sergio Donnabella che investe dieci milioni di lire e realizzano finalmente il libro, sotto l’edizione SD di Roma. Il libro trova il totale muro da parte degli stessi librai che lo avevano in negozio: si vergognavano ad esporlo. Lisetta stessa andava nelle librerie per vedere se il libro venisse esposto e puntualmente i librai lo nascondevano in un cassetto prima di venderlo…» 

Questo è il racconto che Giovanni Battista Martini fa di quei tempi andati. Tempi che furono, ma tempi che si legano ai giorni nostri in modo indissolubile. Uno spaccato di un passato che molto ha a che fare con le problematiche di oggi riguardanti il tema dell’orgoglio trans. Se è vero che sicuramente c’è una presa di coscienza e apertura dettata dal passare degli anni, allo stesso modo ci ritroviamo in un presente ancora complicato per le comunità raccontate in questo articolo. Come recitava la copertina del mese di dicembre del nostro Magazine cartaceo, i diritti non devono essere concessioni. I diritti, specie se civili, sono riconosciuti in ambito internazionale e comprendono garanzie a tutela dell’incolumità fisica e della sicurezza dell’individuo umano. Essi vietano la discriminazione e salvaguardano le libertà dell’essere umano. Anche in questo caso i diritti devono essere applicati, trasformati in legge. A proposito di questo, forse a tanti servirebbe capire fino in fondo la frase con cui abbiamo iniziato il nostro racconto della mostra di Lisetta Carmi: “Ho fotografato per capire”. Un monito per la vita di tutti i giorni.

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°225 –  GENNAIO 2022

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  • #Genova
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Gianrenzo Orbassano
Redazione Informare

Gianrenzo Orbassano

Laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno, scrittore e aspirante giornalista. Appassionato di musica, poesia e cultura pop. Ama viaggiare e scoprire nuove visioni del mondo, per questo fa e disfa valigie di creatività.

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