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Van Gogh Multimedia e la stanza segreta

Mattia Fiore
Mattia FioreRedazione Informare
15 marzo 20227 min di lettura

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Van Gogh Multimedia e la stanza segreta

Questa mostra, ospitata presso il Palazzo Fondi di Napoli (Via Medina 24), dal 19 marzo al 26 Giugno 2022, è curata da Vincenzo Sanfo di Diffusione Italia International Group. La mostra multimediale, utilizzando proiezioni su grandi monitor, descrive i passaggi significativi della vita e del grande artista olandese, Vincent Van Gogh (1853-1890), pittore degli umili e dei fiori, figura chiave nel passaggio dall’Ottocento alla modernità. L’uomo che morì a 37 anni scoraggiato, avendo venduto un solo quadro dei circa ottocento che aveva dipinto ma diventa la leggenda artistica forse più popolare del Novecento. Tutta la vicenda umana di Van Gogh, con i suoi richiami religiosi e umanitari, con la sua irresistibile vocazione alla pittura, è un seguito di dure conquiste, ognuna delle quali scontata con il dolore e, infine, con la morte. L’artista non si limita a rappresentare la realtà apparente ma si sforza di esprimere l’esperienza emozionale che prova davanti al mondo. In solo cinque anni, dal 1885 al 1890, l’artista olandese trasformò le capacità espressive dell’arte moderna.

Negli stessi spazi espositivi di Palazzo Fondi sarà possibile ammirare anche le opere originali provenienti da collezioni private e relative ad artisti impressionisti e post-impressionisti e tra questi : Paul Cézanne, Paul Gauguin, Henri De Toulouse-Lautrec, Fernand Cormon, Émile Bernard.  Avendo preannunciato l’esposizione di opere di artisti impressionisti e post-  impressionisti, analizzeremo adesso quali sono i caratteri che differenziano la pittura impressionista da quella post-impressionista.

Pur essendo il secondo la conseguenza del primo, Impressionismo e Post-impressionismo hanno delle differenze sostanziali.

Impressionismo

L’Impressionismo è una corrente pittorica che si sviluppò in Francia nella seconda metà dell’Ottocento (tra il 1860 e il 1870) e durata fino ai primi del Novecento. Nacque dal rifiuto delle tradizioni pittoriche imposte agli artisti dall’Accademia delle Belle Arti di Parigi. Gli impressionisti ruppero con i soggetti storici, fantastici e romanticheggianti, tipici della pittura accademica e con lo stile meticoloso incentrato sul lavoro all’interno di uno studio. Essi lasciarono l’atelier per dipingere en plain air, all’aria aperta, in poche ore con una tecnica rapida che cerca di catturare le percezioni visive che le scene comunicano, con immagini evanescenti al posto di una rappresentazione realista della realtà, ottenuta con il disegno,  con la prospettiva, con lo studio degli oggetti da rappresentare. I quadri impressionisti sono quadri di piccole dimensioni, in cui gli oggetti e le persone vengono rappresentati con tratti veloci, pennellate simili a macchie, mentre scompare il chiaroscuro sostituito dall’accostamento di colori puri, che attraverso la nostra retina vengono percepiti come omogenei.

Il loro luogo d’incontro fu, negli anni Sessanta dell’ Ottocento, il caffè Guerbois di Parigi.

La prima manifestazione ufficiale e indipendente della nuova pittura si tenne il 15 aprile del 1874 presso lo studio del fotografo Nadar ed ebbe un carattere eversivo perché fu la risposta degli impressionisti al Salone ufficiale che aveva rifiutato le loro opere. Vi parteciparono trenta artisti e furono esposti centosessantacinque dipinti, ma fu la tela di Monet a divenire il manifesto di questa nuova pittura. Fu il critico Louis Leroy a dare il nome al movimento, ispirandosi al titolo del quadro di Monet «Impression. Soleil levant (Impressione. Levar del sole)», ed ebbe subito fortuna.

Questa mostra del 1874 venne recensita con uno sprezzante articolo dal critico Louis Leroy con il titolo “Mostra degli impressionisti”, con l’intento di denigrare il gruppo e definire negativamente la nuova pittura. Obiettivo degli impressionisti era imprimere sulla tela gli effetti di luce che colpiscono l’occhio ancor prima che il cervello.

A differenza dei pittori che seguivano i dettami dell’Accademia, gli impressionisti realizzavano le opere all’aperto, portando la tela sul posto e rappresentando con rapidità ciò che vedevano e fissando sulla tela la fuggevole impressione che veniva suscitata dalla scena che si aveva di fronte. Essi scoprirono che ciò che l’occhio percepisce è l’impressione visiva di un insieme di colori che però muta col variare delle condizioni di luce. I pittori impressionisti dipingevano su tele di ridotte dimensioni, senza disegno preparatorio e applicando il colore con pennellate sciolte e leggere.

L’esperienza delle infinite possibilità di colore portò all’uso dei colori complementari, all’abolizione dei toni grigi, del disegno, del chiaroscuro, e a una sempre maggiore luminosità del quadro.

Rappresentanti di spicco dell’Impressionismo furono i pittori Claude Monet, Edgar Degas, Alfred Sissley e Auguste Renoir. Importante fu anche il contributo di Pissarro e di Cézanne alla nascita di questa corrente pittorica. Dal canto suo Toulouse-Lautrec non fece mai veramente parte del gruppo impressionista. Il quartiere di Montmartre, con i suoi bassi affitti, le prostitute disposte a fare da modelle e i locali a portata di tutte le tasche, fu l’ambiente per questa nuova generazione di artisti. Dopo il 1880, il movimento impressionista entrò in crisi.

Post-impressionismo

La pittura Post-impressionista invece, recupera il concetto del contorno e del disegno (che la pittura impressionista aveva bandito), si ritorna a dipingere al chiuso, negli atelier, e i quadri ritornano ad avere dimensioni molto grandi. Inoltre, tutto è degno di essere rappresentato e alla pittura spetta non solo la rappresentazione dell’attimo, la pittura comincia a essere vista come espressione di stati d’animo e comunicazione interiore (ovviamente in modi e tempi diversi per ogni  pittore).

Van Gogh rispetto agli impressionisti, tende a proiettare nella realtà sé stesso, e quindi a trasformarla, trasfigurandola secondo i suoi sentimenti

Degli impressionisti Van Gogh conserva la capacità di rappresentare la realtà così come viene colta dall’occhio dell’artista, con i colori che si fondono nel movimento dei corpi. Van Gogh rispetto agli impressionisti, tende a proiettare nella realtà se stesso, e quindi a trasformarla, trasfigurandola secondo i suoi sentimenti. Usa la linea non come mezzo descrittivo, ma con funzione espressiva, trasformando il colore reale per renderlo suggestivo: il colore non è dunque quello vero ma quello che suggerisce l’emozione, un colore attraverso cui Van Gogh si esprime con più forza. L’importante, quindi, non è descrivere in modo oggettivo, ma il significato umano di ciò che si rappresenta, così come lo si sente.

Un altro protagonista della fase artistica definita Post-impressionismo fu Paul Gauguin

Immagine articolo

Autoritratto con Cristo giallo

L’artista manifestò la propria visione interiore e dipinse la natura non com’era, ma come la sentiva. Poiché i suoi quadri non miravano a essere mera copia della realtà visibile, Gauguin non era interessato né a una colorazione fedele al vero, né alle leggi prospettiche finalizzate a una resa illusionistica della profondità dello spazio. Cruciali per lui erano il mondo dei sentimenti, la realtà spirituale e interiore. “Prima viene il sentimento, la commozione dell’anima, e solo in seguito la comprensione”.

Contrariamente agli impressionisti, che stendevano il colore a piccole chiazze corpose e sovrapposte, Gauguin faceva uso di una stesura di larghe e piatte aree di colore sulla tela, (bidimensionale, priva di prospettiva), molto vicina agli esempi delle stampe giapponesi, con i tratti fisici delle persone delineati in modo estremamente sintetico, quasi astratto, senza un reale interesse alla resa dei particolari. Mentre dipingeva in Bretagna, spesso usava separare queste zone di colore con contorni scuri (tecnica “cloissoniste”); nei dipinti tahitiani invece accostava un colore all’atro, sovrapponendoli leggermente. Paul Gauguin attribuì al colore un valore simbolico; ritenne il colore stesso, evocativo dei sentimenti, capace di suggestive emozioni.

 Infine, se gli impressionisti aprirono la strada alla pittura en plein air, a Henri Toulouse-Lautrec si deve riconoscere una rinnovata ottica sulle rarefatte atmosfere delle luci artificiali nei caffe’-concerto, nei bistrot, nei teatri.

L’artista elaborò uno stile personale, basato su ampie zone di colore e su contorni espressivi utilizzando un colore brillante associato al segno che assunse la connotazione caratteristica di un gesto nervoso e vibrante. Con Lautrec l’arte e la vita divennero la stessa cosa: l’artista viveva ciò che dipingeva.

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  • #Henri Toulouse-Lautrec
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Mattia Fiore
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