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Viaggio nella storia siriana con Mr. Sherif Al-Rahim

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28 maggio 20218 min di lettura

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Viaggio nella storia siriana con Mr. Sherif Al-Rahim

Mr. Sherif Al-Rahim, laureato all’Università di Damasco, ha studiato storia e geografia nei gradi d’istruzione elementari e avanzati sia nella città di Maarat Al-Nu’man che altrove. Egli ha trascorso 40 anni insegnando storia in Siria.

Qual è l’origine del nome Siria?

«Le interpretazioni che riguardano la denominazione della Siria con questo appellativo sono numerose: la prima la si fa risalire all’Impero Assiro che si stabilì nel territorio della Mezzaluna fertile, dove prosperò e diede vita a una civiltà le cui tracce sono presenti ancora oggi.

Lo storico Theodor Nöldeke è stato il primo a suggerire l’esistenza di una relazione tra i due nomi, specialmente dopo la scoperta di iscrizioni in entrambe le lingue (Luvio e Fenicio). Un’altra spiegazione, invece, fa riferimento alle mura della città situata sulle coste del Mar Mediterraneo, conosciuta già dai greci con questo appellativo grazie alle relazioni commerciali.

In arabo l’etimologia di questo nome rimanda al termine “sinistra” ma, secondo alcuni, la spiegazione più verosimile è che i greci abbiano dato il nome “Siria” a tutta la regione abitata indistintamente tanto dagli Assiri quanto dagli Aramei».

Qual è la storia della Siria e quali sono state le antiche civiltà che l’hanno abitata?

«La Siria è da sempre un importante crocevia per il commercio e l’incrocio tra numerose civiltà della Valle del Nilo, dell’Asia Minore e della Penisola Araba. Sin dagli albori della storia, i Fenici, i Cananaici, gli Aramei e i Siriaci, così come alcuni antichi invasori stranieri come gli Assiri e i Caldei, abitavano questi luoghi e sono stati testimoni di numerose invasioni e guerre.

La Siria, infatti, è stata esposta all’invasione dei Macedoni guidati da Alessandro Magno, i quali si sono stabiliti in quelle zone, dove hanno anche fondato alcune importanti città come Alessandretta (al confine tra Siria e Turchia) e Alessandria d’Egitto, prima che questo vasto regno fosse diviso dopo la morte del loro sovrano.

Successivamente, l’era delle invasioni romane e la conseguente propagazione del Cristianesimo, portò alla diffusione di una nuova civiltà, le cui tracce sono visibili ancora oggi; infatti, i romani costruirono canali di irrigazione, dighe e attuarono una riforma agraria. Inoltre, alcuni degli abitanti della regione levantina sono persino riusciti ad arrivare al trono imperiale, come nel caso di Filippo l’Arabo nel 244 d.C.

D’altro canto, però, non mancarono gli scontri tra il potere imperiale e la popolazione indigena, che trovò la sua guida nel re Settimio Odenato e sua moglie Zenobia, regina di Palmira, i quali si ribellarono ai romani»

Quali sono state le principali fasi storiche che ha attraversato la Siria?
«Il Paese non ha mai avuto una stabilità se non in seguito alla conquista islamica proveniente dalla Penisola Araba, che ne favorì lo sviluppo. Infatti, la popolazione nativa risultava suddivisa in svariate tribù a causa delle pratiche di differenziazione settaria messe in campo prima dai cristiani e poi dai persiani. Con la conquista islamica, però, il Paese fu finalmente uniformato e la capitale fu spostata da Medina a Damasco.
I califfi Omayyadi (tra cui Muawiya bin Abi Sufyan, Abdul-Malik bin Marwan e Hisham bin Abdul Malik) completarono la conquista e contribuirono allo sviluppo della civiltà in questo territorio, come testimoniano l’abbondanza di moschee e di istituti scientifici. Nonostante ciò, i conflitti tra gli arabi musulmani e il potere bizantino continuarono su più fronti, infatti Niceforo (imperatore bizantino) riuscì a impadronirsi della città di Maarat al-Nu’man, ma gli arabi la riconquistarono poco dopo prendendo il controllo del Levante, che mantennero fino all’inizio dell’era delle Crociate, nate sulla spinta di Papa Urbano II.
Il periodo delle Crociate durò circa 196 anni, fino a che Imad al-Din al-Zanki portò a compimento la liberazione del Paese, a cui succedettero Nur al-Din al-Zanki e Salah al-Din al-Ayyubi. In seguito a diversi scontri, i Mamelucchi assunsero e mantennero il controllo della Siria per molto tempo, liberandola definitivamente dai Crociati. Tuttavia, la presenza mamelucca segnò un periodo di oppressione e ingiustizia, tanto che gli Shaykh del Levante invocarono l’aiuto dell’Impero Ottomano che, all’epoca, era una delle principali potenze mondiali.
Così, nel 1516, Selim I riuscì ad annettere la Siria al suo già vasto impero e ne fece parte fino allo scoppio della cosiddetta rivoluzione araba “Al-Kubra” (1916). Da questo momento, in seguito al crollo dell’impero Ottomano, la Francia e l’Inghilterra divennero i principali attori in Medioriente e, in particolare, in Siria fu instaurato il protettorato francese.
Contro la potenza coloniale, però, nel corso degli anni vi furono diverse rivolte, tra cui prima quella capeggiata da Ibrahim Hanano e poi quelle guidate da Saleh al-Ali e Sultan Pasha al-Atrash, ma nonostante ciò i francesi continuarono a mantenere il controllo del Paese fino al 17 Aprile del 1946, quando gradualmente le truppe straniere lasciarono la Siria che si preparava all’indipendenza e alla costruzione di un governo autonomo».
Chi ha regnato in Siria prima della salita al potere della dinastia Assad?
«Dopo l’indipendenza, la Siria ha assistito al susseguirsi di diversi capi di Stato, alcuni dei quali sono anche passati alla storia (come Muhammad Ali al-Abed, Hashem al-Atassi e Shukri al-Quwatli), e svariati tentativi di golpe (come quelli orditi da Hosni al-Zaim, Sami al-Hinnawi e Adib al-Shishakli).
Tuttavia, nessuno di loro riuscì mai a tenere saldo il controllo del Paese, tanto che di lì a poco il malcontento della popolazione sfociò in una serie di manifestazioni, le quali fecero da preludio alla successiva nascita della Repubblica Araba Unita (1958).
La creazione di questo governo unitario, insieme all’Egitto guidato dal suo leader Abdel Nasser, nei fatti si rivelò un vero e proprio assoggettamento della Siria, infatti già nel 1961 nel Paese levantino si costituì un nuovo governo nazionale, guidato da Nazem al-Qudsi. Quest’ultimo tentò di riportare la democrazia nel Paese, attraverso l’elezione di deputati appartenenti alle diverse fazioni politiche presenti sul territorio; il fatto che anche il partito Ba’ath vide eletti 17 dei suoi deputati, fu indice dell’effettiva svolta democratica portata dal al-Qudsi in Siria».
In che modo è salito al potere Hafez al-Assad e che tipo di politica ha intrapreso?
«Nel Marzo del 1963 vi fu un nuovo colpo di stato da parte dei membri del partito Ba’ath, che fece ripiombare il Paese in un clima di instabilità politica, in quanto essi rovesciarono gli ufficiali nasseriani e li imprigionarono, giustiziando i ribelli.
Da quel momento in poi, il partito Ba’ath assunse il potere, ma sin dall’inizio vi furono una serie di dissidi interni che sfociarono in un ulteriore colpo di stato nell’ottobre del 1970 ai danni del presidente Nur al-Din al-Atassi che fu imprigionato.
A questo punto, il controllo del Paese fu assunto dal segretario del partito Hafez al-Assad, il quale rimase in carica fino alla sua morte, avvenuta nel 2000. Nonostante egli fosse responsabile della disfatta siriana nella Guerra dei “Sei Giorni” (Giugno 1967) e della decisione di ritirasi dal Golan, data la sua carica di Ministro della Difesa, al-Assad assunse il potere nel 1970 inaugurando una politica del “terrore”, dovuta alla presenza di numerose truppe armate.
Durante gli anni in cui egli restò al potere, vi furono diversi tentativi di golpe, tutti sventati grazie alla fitta rete di intelligence di cui il regime disponeva. Tra il 1981 e il 1982 furono arrestati e giustiziati tutti i rivoltosi, in modo tale che egli fu in grado di rimanere al potere fino alla sua morte, lasciando il trono al secondogenito Bashar, vista la prematura e misteriosa scomparsa del primogenito Basil a Damasco.
In generale, l’opinione pubblica ritiene che l’atteggiamento di Hafez al-Assad sia stato il peggiore che un capo di Stato potesse assumere: non solo egli ha oppresso la popolazione siriana, ma anche quella libanese e palestinese, in quanto si è scagliato ferocemente contro le minoranze cristiane presenti nella regione levantina, demolendo le loro case e macchiandosi di numerosi crimini.
Inoltre, egli infranse il sogno della rivoluzione palestinese, costringendo il leader dell’OLP, Yasser Arafat, a rifugiarsi prima a Beirut e successivamente a Tripoli e in Tunisia».
Come ha gestito il potere Bashar al-Assad dopo la morte di suo padre?
«In seguito alla morte del padre, Bashar al-Assad ne ha ereditato il potere. Sebbene inizialmente egli promuovesse una politica all’insegna della democrazia e della trasparenza, Bashar ben presto fallì la sua prima “sfida”: egli, infatti, fece imprigionare molti pensatori e professori universitari di Damasco solo per il fatto che questi chiedevano un’effettiva democrazia e libertà di pensiero. Quindi, nei fatti la sua politica ricalcava molto quella adottata dal padre e dai suoi predecessori, segnata dalla corruzione che accomunava la politica di tutti i Paesi arabi fino allo scoppio della Primavera Araba nel Marzo del 2011. Non si fa che parlare tanto di Hitler, Mussolini e Stalin come dei criminali di guerra, ma nessuno di questi eguaglia il regime oppressivo di Bashar al-Assad».

di Khaled Abo Ahmad Shallah e Arab_Ita

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