Teresa, Francesco, Nino e Adriano. Ovvero i Why, The Moon. Quattro ragazzi, musicisti, originari del territorio casertano, hanno tentato l’unica strada che ad oggi sembra quella più gratificante per cercare di proporre musica, la loro musica. Il successo no, quella è altra cosa. Al primo posto viene sempre la roba che scrivi, quello che sei veramente. I Why, The Moon lo sanno benissimo.
Sono giovanissimi, ma hanno una maturità tale da considerare l’esperienza di X-Factor come una preziosa tappa del loro percorso. Adesso, le scelte dei giudici di questa edizione vengono messe in secondo piano. Soprattutto quella di Mika, punto di riferimento internazionale della musica pop di oggi, che ha deciso di non portare i Why, The Moon ai live. Sarebbe stato un colpaccio, un blitz quasi inatteso. Ma il nostro interesse è puramente legato alla “roba” che fanno questi ragazzi.
Da questa premessa abbiamo intervistato Teresa, Francesco, Nino e Adriano. La loro base è in una via nascosta a Santa Maria Capua Vetere, in un portone che custodisce e protegge quella fragilità di chi cerca di fare musica in questo territorio. Sui loro canali YouTube e Spotify spiccano “ECHO//EGO” e la loro cover dei Twenty One Pilots, “Ride”.
Cosa vi ha insegnato l’esperienza di X-Factor?
«È stata la prima volta che abbiamo suonato su di un palco vero e proprio e di quella importanza. All’inizio eravamo in sei, poi ci siamo ritrovati in quattro. È stata una decisione molto procrastinata, perché inizialmente non volevamo farlo. Alla fine, ci siamo buttati.
Forse è stata questa la cosa che ci ha insegnato X-Factor: avevamo molto paura a proporre la nostra roba. Abbiamo imparato a come adattarci alle situazioni, ad esempio ai tempi televisivi molti ristretti. Facendo un bilancio, non è andata male, anzi! È stata una sfida».
Nel video di presentazione della vostra band alle audizioni, Teresa ha detto una cosa che da una parte è condivisibile, dall’altra è una triste realtà: “Fare musica a Caserta è sognare costantemente di andarsene…”
«È una cosa triste, ma allo stesso tempo è la realtà dei fatti. Noi lo viviamo sulla nostra pelle. Non sappiamo dove attingere per proporre ciò che siamo, ciò che facciamo. Eventi in zona ci sono, ma le offerte e le opportunità sono scarsissime.
Ecco perché magari un giovane come noi, sceglie Milano come punto di riferimento. Soprattutto per quanto riguarda la sfera musicale. Emergere dal nostro territorio è difficilissimo, faticosissimo. Di situazioni serie e importanti ce ne sono poche, molto poche».
Parliamo di voi: a quali punti di riferimento musicale vi interfacciate?
«Abbiamo diversi punti di riferimento: nel 2021, con i servizi in streaming, tutto è alla portata di tutti. È un continuo accumulare e questo può risultare stimolante. Noi di base prendiamo spunto dai classici, ai Pink Floyd e ai The Beatles.
In cuffia, poi, ognuno di noi ha una playlist con riferimenti attuali come i Twenty One Pilots, Billie Eilish, Tyler, The Creator. Gli stimoli sono talmente tanti che è difficile anche dare un nome ai generi che sentiamo, rubiamo da qualsiasi cosa che può piacerci. Siamo aperti su questo e cerchiamo di non limitarci».
Sulla scia del successo avuto alle selezioni di X-Factor, avete intenzione di uscire nel mercato discografico con qualche progetto?
«Progetti in cantiere ne abbiamo. Sicuramente usciranno una volta terminati. Però non a livello discografico, onestamente. Siamo indipendenti, quindi facciamo quello che vogliamo fare attraverso le piattaforme in streaming. L’obiettivo del disco fisico è un traguardo, ma non è una cosa da cui partire ad oggi.
C’è tanta gente che fa musica, gli album durano minuti e minuti. Una cosa differente dall’ascolto della musica attuale che viaggia a velocità impressionante. Le persone che non ti conoscono prestano poca attenzione.
Questo è un peccato. Lavorare ad un album sarebbe una bella sfida, ma al momento vogliamo sfruttare altre vie per farci prima conoscere».