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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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1.200 scuole verranno chiuse nei prossimi 5 anni

Elisabetta Rota
Elisabetta RotaRedazione Informare
14 giugno 20233 min di lettura

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1.200 scuole verranno chiuse nei prossimi 5 anni

Indice (3)

  • 1Un’Italia senza figli
  • 2A rischio soprattutto il Sud
  • 3Una proiezione del futuro

In Italia, dal 2014, sono state chiuse oltre 2.600 scuole solo nel segmento dell’infanzia e della primaria (alunni tra 3 e 11 anni). Altre 1.200 chiuderanno i battenti nei prossimi 5 anni, tra statali e paritarie. Secondo le stime del ministro Valditara, fra dieci anni si passerà dai 7,4 milioni di studenti del 2021 a poco più di 6 milioni.

Un’Italia senza figli

La frequenza crescente con la quale l’Italia chiude le scuole è dovuta ad un calo delle nascite. Nel 2022 il nostro paese ha raggiunto il minimo storico di nascite, solo 393.000. Facendo perdere, così, negli ultimi 10 anni, 456.408 iscrizioni nella scuola dell’infanzia, pari a quasi il 30% degli alunni. Proseguendo in questo modo, entro il 2034 ci saranno 1,4 milioni di studenti in meno dai 3 ai 18 anni.

Le ragioni di questa crisi demografica sono varie, dalla difficoltà per i genitori di trovare un lavoro stabile alla mancanza di asili nido. Ma accanto alle questioni economiche e sociali c’è anche una minore propensione dei giovani ad avere figli in quanto gli standard di cura sono aumentati e c’è una grande attenzione per l’investimento necessario per crescere un bambino.

A rischio soprattutto il Sud

Due terzi degli istituti chiusi, circa 1.705, erano situati nel meridione e nelle isole. Seguiti dal 15% nel Nord-Ovest, l’11% al Centro e il 10% nel Nord-Est. In dieci anni sono state chiuse 88 scuole solo in Calabria: quest’ultima è la regione più a rischio insieme alla provincia di Salerno. Giovanni Vinciguerra, direttore di Tuttoscuola (sentinella editoriale dell’ambiente scolastico italiano) spiega come «hanno pagato il prezzo più alto della pandemia e della denatalità i piccoli centri, soprattutto i territori montani».

A farne le spese è soprattutto la scuola paritaria, che ha perso 3 studenti su 10, ma anche la scuola statale, che ha perso complessivamente il 7% degli alunni (-558 mila). I posti di insegnante non sono però diminuiti, anzi sono leggermente aumentati: +0,6%. Di conseguenza è anche diminuito il rapporto alunni/docenti complessivo nella statale: da 12,6 a 11,8 alunni per docente.

Una proiezione del futuro

Di questo passo si può ipotizzare la chiusura di 1.200 scuole nei prossimi 5 anni. La contrazione avanzerà al ritmo di 120.000 ragazzi in meno ogni anno. Tale fenomeno coinvolgerà presto anche le scuole medie e superiori. Il consigliere scientifico dell’Istituto Svimez (Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno) Gaetano Vecchione, attribuisce la responsabilità di tali drastici eventi «ad una mancanza di politiche ordinarie che altrove. Germania, Francia e Danimarca hanno consentito di invertire la traiettoria delle nascite. Al Sud c’è una scarsa presenza di scuole con mense, palestre e tutti quei servizi che incoraggiano un genitore a lasciare un figlio a scuola».

Il ministero dell’Istruzione e del Merito per ora si limita ad una norma in Legge di bilancio che verrà attivata nel 2024/2025 e che prevede un accorpamento degli istituti con meno di 900 alunni. In alcune aree, come ad esempio la Sardegna, si otterrebbe un’unica scuola per 40 Comuni. Tutto ciò, dunque, non è visto di buon occhio da tutte le Regioni, come Veneto e Abruzzo, che si sono apertamente opposte.

Nelson Mandela affermava che “l’istruzione è l’arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo”. Per questo non va sottovalutato l’impatto che la denatalità, e di conseguenza la chiusura delle scuole, sta avendo sul diritto alla formazione dei giovani. Un passo alla volta, un cambiamento alla volta, vanno riaperti tutti i cancelli degli istituti fino ad ora sbarrati.

Tags
  • #Denatalità
  • #istruzione
  • #Italia
  • #scuole
Elisabetta Rota
Redazione Informare

Elisabetta Rota

Elisabetta Rota vive a Ponticelli in provincia di Napoli e studia Comunicazione pubblica, sociale e politica alla Federico II. La sua passione per la scrittura l'ha portata a prestare anche una grande attenzione per l'ambiente. È infatti volontaria presso l'associazione Fondalicampania con la quale si attiva per prevenire il fenomeno delle microplastiche. Attualità, territorio e ambiente sono i temi che tratta per Informare Online.

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