
In Italia, dal 2014, sono state chiuse oltre 2.600 scuole solo nel segmento dell’infanzia e della primaria (alunni tra 3 e 11 anni). Altre 1.200 chiuderanno i battenti nei prossimi 5 anni, tra statali e paritarie. Secondo le stime del ministro Valditara, fra dieci anni si passerà dai 7,4 milioni di studenti del 2021 a poco più di 6 milioni.
La frequenza crescente con la quale l’Italia chiude le scuole è dovuta ad un calo delle nascite. Nel 2022 il nostro paese ha raggiunto il minimo storico di nascite, solo 393.000. Facendo perdere, così, negli ultimi 10 anni, 456.408 iscrizioni nella scuola dell’infanzia, pari a quasi il 30% degli alunni. Proseguendo in questo modo, entro il 2034 ci saranno 1,4 milioni di studenti in meno dai 3 ai 18 anni.
Le ragioni di questa crisi demografica sono varie, dalla difficoltà per i genitori di trovare un lavoro stabile alla mancanza di asili nido. Ma accanto alle questioni economiche e sociali c’è anche una minore propensione dei giovani ad avere figli in quanto gli standard di cura sono aumentati e c’è una grande attenzione per l’investimento necessario per crescere un bambino.
Due terzi degli istituti chiusi, circa 1.705, erano situati nel meridione e nelle isole. Seguiti dal 15% nel Nord-Ovest, l’11% al Centro e il 10% nel Nord-Est. In dieci anni sono state chiuse 88 scuole solo in Calabria: quest’ultima è la regione più a rischio insieme alla provincia di Salerno. Giovanni Vinciguerra, direttore di Tuttoscuola (sentinella editoriale dell’ambiente scolastico italiano) spiega come «hanno pagato il prezzo più alto della pandemia e della denatalità i piccoli centri, soprattutto i territori montani».
A farne le spese è soprattutto la scuola paritaria, che ha perso 3 studenti su 10, ma anche la scuola statale, che ha perso complessivamente il 7% degli alunni (-558 mila). I posti di insegnante non sono però diminuiti, anzi sono leggermente aumentati: +0,6%. Di conseguenza è anche diminuito il rapporto alunni/docenti complessivo nella statale: da 12,6 a 11,8 alunni per docente.
Di questo passo si può ipotizzare la chiusura di 1.200 scuole nei prossimi 5 anni. La contrazione avanzerà al ritmo di 120.000 ragazzi in meno ogni anno. Tale fenomeno coinvolgerà presto anche le scuole medie e superiori. Il consigliere scientifico dell’Istituto Svimez (Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno) Gaetano Vecchione, attribuisce la responsabilità di tali drastici eventi «ad una mancanza di politiche ordinarie che altrove. Germania, Francia e Danimarca hanno consentito di invertire la traiettoria delle nascite. Al Sud c’è una scarsa presenza di scuole con mense, palestre e tutti quei servizi che incoraggiano un genitore a lasciare un figlio a scuola».
Il ministero dell’Istruzione e del Merito per ora si limita ad una norma in Legge di bilancio che verrà attivata nel 2024/2025 e che prevede un accorpamento degli istituti con meno di 900 alunni. In alcune aree, come ad esempio la Sardegna, si otterrebbe un’unica scuola per 40 Comuni. Tutto ciò, dunque, non è visto di buon occhio da tutte le Regioni, come Veneto e Abruzzo, che si sono apertamente opposte.
Nelson Mandela affermava che “l’istruzione è l’arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo”. Per questo non va sottovalutato l’impatto che la denatalità, e di conseguenza la chiusura delle scuole, sta avendo sul diritto alla formazione dei giovani. Un passo alla volta, un cambiamento alla volta, vanno riaperti tutti i cancelli degli istituti fino ad ora sbarrati.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...