
Castel Volturno è un territorio che “ce l’ha fatta” sotto molti punti di vista. Ma è stato soprattutto un luogo che ha gridato aiuto troppo spesso, che ha dovuto faticare per lavarsi dalla macchia lasciata dalla malavita organizzata, un territorio che soffre ancora oggi dell’indifferenza generale. Il 18 settembre è un giorno comune per tanti, ma per la comunità africana residente in questa zona non lo è e mai lo sarà. In questo giorno circa 15 anni fa avveniva la strage camorrista e razzista, causa della morte di sei fratelli africani innocenti. Oggi dopo tanti anni, parenti, amici, associazioni si sono ritrovati nel luogo della strage per un momento di preghiera e ricordo, ma soprattutto di protesta verso vicende di questo genere.
Prende per prima la parola Domenica D’amico del Centro Sociale ex Canapificio Caserta: «Per tanto tempo qui non ci sono state le istituzioni, non ci sono stati sindaci che su quest’eccidio di camorra e razzista si sono divisi. Con il passare del tempo ci si è potuti avvicinare alla storia dei ragazzi coinvolti, e dell’unico superstite dell’attentato. Una storia che sembra quella di tanti immigrati! Oggi come allora sono costretti a fare viaggi pericolosi per raggiungere l’Europa, come ancora ad oggi si chiede alle istituzioni di Castel Volturno di avere dei permessi di soggiorno più stabili, perché questa è una delle armi più efficaci, la regolarizzazione di persone che qui lavorano e che hanno costruito famiglie. Oggi siamo qui tutti insieme per provare a spingere verso un percorso diverso».
Alla manifestazione organizzata hanno partecipato anche due Istituti scolastici casertani. La nuova generazione che chiedeva perdono per sbagli commessi da quella vecchia. Così ha preso la parola il Sindaco di Casal Di Principe Renato Franco Natale: «Quella notte degli uomini della nostra terra sono venuti qui a fare una strage, oggi dalla nostra terra i miei concittadini vengono qui per mandare un messaggio di pace. L’unica difesa reale sono i nostri ragazzi, tornate a scuola e ragionate sulle cose ascoltate qui. La camorra è un cancro brutto, che ha martorizzato, strappato e distrutto il nostro nome, quello di Casal Di Principe».
A seguire un momento di preghiera, Padre Antonio, Padre Daniele, Padre Taipei hanno voluto mandare un messaggio alle vittime della strage, poggiando una rosa davanti alla lastra con i loro nomi incisi. Poi il momento delle Istituzioni, come il Dottor Del Prete, rappresentante della Prefettura: «Mi ricordo nel 2008 quando è successa la strage io ero già in amministrazione a Varese. E Pensai che potesse essere sfidante venire a fare il viceprefetto a Caserta. Oggi bisogna dire delle cose importanti a questi ragazzi: noi abbiamo vinto, la camorra come tutti i fenomeni ha un inizio ed una fine, per far sì che quest’ultima avvenga è necessario l’impegno di tutti noi. Siamo solo al 18 settembre e abbiamo fatto 37 interdittive, di queste nessuna ci è stata bocciata dall’organo di giustizia amministrativo e questo ci fa riflettere particolarmente».
Un momento molto significativo è avvenuto quando ha preso la parola, via telefonica, Oreste Spagnuolo, ex camorrista, ad oggi collaboratore di giustizia, che afferma: «Quindici anni fa abbiamo fatto solo cose sbagliate, non ci sono giustificazioni. Era tutto dettato dall’odio e dagli obblighi che scaturivano facendo parte di quella realtà. Voglio dire a tutti voi che Casal Di Principe non è solo camorra, c’è tanta brava gente e mi auguro che andando avanti questo fenomeno chiamato camorra possa finire. Chi lavora onestamente non deve avere paura di nessuno, anzi i vigliacchi veri erano quelli come me che all’epoca andavano da persone perbene mentre lavoravano a pretendere di soldi in cambio di protezione, ma tutto ciò non deve più esistere».
Sono un componente della squadra giornalistica di Informare e il 18 settembre 2023, a più di 10 anni dalla strage avvenuta ad Ischitella, ero lì e mi sono sentito libero e felice. Felice di essere stato presente alla commemorazione realizzata e organizzata per una strage accaduta ad africani, stranieri, il “rigetto della società italiana”. Ero veramente senza parole per quello che ho visto quel giorno. È fondamentale ricordare ciò che è accaduto, così da insegnare e ricordare ciò che non deve riaccadere tra neri, bianchi e chiunque altro in questo territorio e altrove. Le parti più belle per me della giornata sono state le testimonianze, che ho considerato il fulcro di tutto ciò che è stato fatto; tra pentiti e amici, tra passato e presente. Sicuramente quel che accaduto quel giorno, non sarà mai dimenticato. Conoscere, per poter sapere…Ricordare, per non dimenticare. Non dimenticare, per poter cambiare. Perciò sono libero, e spero anche tu.
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