
Ogni 27 marzo, dal 2004, si ricorda Annalisa Durante, 14enne piena di gioia e sorridente, come si nota in molte sue foto, uccisa da un colpo d’arma da fuoco e vittima innocente di camorra.
Era sera e Annalisa si era incontrata con un’amica e sua cugina a parlare sotto il porticato del proprio palazzo, in Via Vicaria Vecchia, nei vicoli di Forcella. La sua vita scorreva normalmente tra scuola, ballo, sogni ed emozioni. Aveva una vita davanti a sé, spezzata in un attimo da un colpo d’arma da fuoco. Il suo quartiere e quelli limitrofi sono il cuore pulsante di Napoli, quelli caratteristici di cui si ammira la struttura tradizionale architettonica, i “vasci“, in cui tutti conoscevano tutti.
Dietro alla narrazione positiva è importante citare oggettivamente e in maniera ambivalente i fattori positivi e negativi del quartiere. In quegli anni si viveva la quotidianità sempre con inquietudine. Il quartiere di Forcella era uno dei protagonisti della ”faida” aperta tra clan camorristici, tra cui il clan Giuliano e il clan Mazzarella.
Nei vicoli di Forcella quella sera si udì il rumore di ruote e due scooter che sfrecciavano. I ragazzi al di sopra erano irremovibili: durante l’agguato Sasà, detto “O Russ”, coinvolto nel clan rivale doveva morire. Si aprì il fuoco, ma sbagliarono bersaglio. Salvatore Giuliano, per difendersi dall’agguato, sparò anch’egli. La pallottola colpì Annalisa alla testa. Fu trasportata urgentemente in ospedale, ma le sue condizioni erano troppo devastanti e morì dopo 3 giorni di coma.
“Vorrei fuggire, a Napoli ho paura” scrive Annalisa sul suo diario, successivamente trascritto e rielaborato da Matilde Andolfo col titolo di: “il diario di Annalisa” nel 2005.
Annalisa era consapevole della situazione che versava il tessuto sociale del suo quartiere, percepiva il pericolo, quello che ti costringe a maturare prima del tempo e a non vivere in tranquillità. Pochi giorni prima guardava insieme alla mamma Carmela i funerali di Claudio Taglialatela, altra vittima innocente ucciso pochi giorni prima durante una rapina. Sul suo diario, testimone delle sue emozioni, scriveva della sua rabbia per le condizioni sociali del suo quartiere. “Come si fa a morire così” scriveva.
Si cita sempre l’accaduto come uno “sbaglio di persona”, “un errore”. Annalisa è una vittima innocente di camorra e la sua uccisione è l’esito di un sistema marcio di cui tutti siamo responsabili.
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